Chiavi del kantei

Opera e stile

Chōji di Bizen dal ritmo regolare, un filo senza nie grossi e codoli pieni di iscrizioni.

In questa pagina
  1. Sugata
  2. Jihada
  3. Hamon
  4. Bōshi
  5. Nakago e mei
  6. Horimono
  7. Un nome, più generazioni
  8. Dettagli

Sugata

Markus Sesko lo annovera tra i fabbri della fine di Edo che facevano forme ispirate al Nanbokuchō, ma moderate: lame massicce che a prima vista ricordano lo shintō di Keichō. Il suo esempio è una katana firmata 固山宗兵衛宗次 (Koyama Sōbei Munetsugu) nel 1837, di 70,8 cm di nagasa e 2,1 cm di sori.

Jihada

Sesko lo include tra i fabbri dello shinshintō che, lavorando nel Bizen-den, facevano comparire il midare-utsuri nell’acciaio. Le fonti consultate non descrivono oltre il suo jihada.

Hamon

Padroneggiò il Bizen-den e il Mino-den. Le sue prime opere portano un chōji-midare molto vistoso, e quelle tarde un gunome-midare più sereno. La Wikipedia in giapponese indica come sua maggiore virtù qualcosa che altri fabbri non hanno: il bordo della tempra non porta alcun nie grosso (荒沸, ara-nie).

La NBTHK lo descrive così nella sua rivista: in una sua lama l’hamon è soprattutto di chōji, con un disegno molto regolare che si ripete ogni tre o quattro sun (circa 9-12 cm). Con questo lo separa da Hosokawa Masayoshi, Taikei Naotane e Unju Korekazu, che pure tempravano chōji in Bizen-den. Sesko lo cita tra i fabbri dello shinshintō con elementi che si aprono alla base (腰の開いた, koshi no hiraita) e con chōji inclinato (逆丁子, saka-chōji).

Bōshi

Le fonti consultate non danno una regola generale per il suo bōshi.

Nakago e mei

Firmava 固山宗兵衛宗次 (Koyama Sōbei Munetsugu), e dal 1845 con il titolo: 備前介藤原宗次 (Bizen no Suke Fujiwara Munetsugu). Molti codoli portano inoltre un’iscrizione di prova di taglio (截断銘, saidan-mei): la Wikipedia in giapponese lo mette in risalto nel suo elenco di fabbri per il rapporto con Yamada Asaemon e per le molte che ne lasciò. Sesko racconta che in una copia del 1862 copiò anche la firma dell’originale e firmò lui stesso sul retro del codolo.

Horimono

Alcune lame portano incisioni di altra mano: il wakizashi del 1845 delle foto porta la firma dell’incisore, Shōji Zenbei Nobutatsu.

Un nome, più generazioni

Le fonti consultate non danno criteri per separare l’opera di Sōichirō da quella del padre.