Chiavi del kantei

Opera e stile

Uchigatana corte, gunome-midare a base larga e la «chela di granchio»: che cosa cercare in una lama di Sukesada.

In questa pagina
  1. Sugata
  2. Jihada
  3. Hamon
  4. Bōshi
  5. Nakago e mei
  6. Horimono
  7. Dettagli

Sugata

Per Sesko, i Sukesada rappresentano il sugata della fine del Muromachi: katana corte da una mano (片手打, katate-uchi), di circa 60 cm, con la curva marcata verso la punta (先反り, sakizori). Il suo esempio è la katana di Yosōzaemon-no-jō del 1521, bene culturale importante: 64,8 cm di nagasa e 1,9 cm di sori. Il Sue-Bizen e il Sue-Seki sono noti per lame dal kasane sottile e dallo shinogi alto, ma in Sukesada lo shinogi è a volte molto basso: bisogna guardare con attenzione entrambe le cose. Il Museo Nazionale di Tokyo descrive la sua katana del 1523 come di punta grande e molto larga, dall’aspetto robusto, curva verso la punta e con il codolo corto, per sguainare con una mano.

Jihada

Con la produzione in serie, l’acciaio del Sue-Bizen perde l’aspetto «oleoso» del Bizen antico, e l’utsuri (映り, utsuri) è raro o tenue. La katana del 1523 di Tokyo ha un itame ben forgiato; quella del 1577 del Kyūshū, un itame con masame.

Hamon

I fabbri dell’inizio del XVI secolo conservano elementi dell’Ōei-Bizen e raggruppano a due a due o a tre a tre i gunome-midare a base larga (腰の開いた, koshi no hiraita). Nella linea Sukesada questo sfocia, alla fine del Muromachi, nella famosa «chela di granchio» (蟹の爪, kani no tsume): elementi che si aprono verso l’alto e terminano in teste di chōji. La tempra porta sempre più nie, e diversi Sue-Bizen temprano in hitatsura. Ci sono anche suguha di nioi-deki, e in Katsumitsu e Sukesada Sesko vede antecedenti del kobushigata-chōji (拳形丁子) di Kawachi no Kami Kunisuke. La katana del 1523 porta un suguha con midare; quella del 1577, un ko-gunome con nie.

Bōshi

Nella katana del 1577 del Kyūshū la tempra della punta arriva al bordo (焼き詰め, yakizume) su una faccia e torna in ko-maru sull’altra. Le fonti consultate non danno una regola generale del bōshi dei Sukesada.

Nakago e mei

Le firme lunghe portano provincia, scuola e nome proprio: 備前国住長船彦兵衛尉祐定 (Bizen no kuni-jū Osafune Hikobei-no-jō Sukesada), 備前国住長船与三左衛門尉祐定作 (Bizen no kuni-jū Osafune Yosōzaemon-no-jō Sukesada saku) o 備前国住中川与三左衛門祐定作 (Bizen no kuni-jū Nakagawa Yosōzaemon Sukesada saku). Quella corta recita 備州長船祐定 (Bishū Osafune Sukesada). Nella katana del 1577 la firma è sulla faccia omote del codolo e la data sulla ura, con tre fori di mekugi, due dei quali riempiti di piombo.

Horimono

Le lame su commissione speciale portano incisioni di divinità. Sesko cita una katana di Yosōzaemon-no-jō del 1521 con un drago avvolto attorno a una spada (真の倶利伽羅, shin no kurikara) su una faccia e 春日大明神 (Kasuga Daimyōjin) sull’altra, e raccoglie le invocazioni dei Sukesada: Amaterasu Ōmikami, Hachiman Daibosatsu, Kasuga, Sumiyoshi, Kizuki, Yaegaki Daimyōjin, Marishiten e Fudō Myōō. La katana del 1577 porta 八幡大菩薩 (Hachiman Daibosatsu) su una faccia e sull’altra i segni sanscriti di Amida, Fudō e Dainichi.