Spade celebri e leggende

Poche spade giapponesi hanno un nome proprio, una serie di proprietari che si può seguire e una leggenda che spesso pesa più della storia. Questo tema tiene separate le due cose: che cos'è un meibutsu e chi li ha catalogati, quali sono le cinque spade sotto il cielo e dove si trovano oggi, che cosa si sa di Masamune e di Muramasa al di là del mito, e quali spade celebri sono andate perdute. Dove ciò che si racconta è una leggenda o l'opinione di un solo autore, lo si dice.

Che cos'è un meibutsu

Un meibutsu (名物), «cosa celebre», è in senso stretto una spada che compare nel Kyōhō meibutsuchō (享保名物帳), il catalogo delle spade famose che lo shōgun Tokugawa Yoshimune (徳川吉宗) commissionò alla famiglia di periti Hon'ami (本阿弥). L'ordine è del 1718 e il catalogo si chiude nel 1719, sotto Hon'ami Kōchū (本阿弥光忠). L'originale non si è conservato: restano copie di più rami che non coincidono del tutto, per cui ogni conteggio va letto «secondo la copia».

Il conteggio più citato dà 248 spade, di cui una ottantina erano già perdute al momento della redazione, quasi sempre negli incendi; con i supplementi successivi il totale arriva a 274. Mancano pezzi famosi per una ragione molto pratica: alcuni daimyō non dichiararono le loro lame migliori per paura che lo shogunato se le tenesse. Ogni voce riporta il nome della spada, il fabbro, la lunghezza e la serie dei proprietari, e il soprannome che accompagna il nome del fabbro —Heshikiri Hasebe, Daihannya Nagamitsu— nasconde quasi sempre un aneddoto.

La spada come moneta politica

Molto prima del catalogo, la spada era il dono obbligato tra guerrieri. In epoca Muromachi c'erano occasioni fisse per regalarla —il Capodanno, la visita dello shōgun, una successione, una promozione— e i trattati di etichetta spiegavano quali lame fossero degne di essere offerte a un superiore: né accorciate né senza firma, e scelte da una breve lista di fabbri classici. Dalla fine di Muromachi si fissano anche stime scritte, daizuke (代付), e in epoca Edo gli Hon'ami le annotano nei loro certificati, origami (折紙; vedi «Certificati del NBTHK»). Alcuni pezzi furono dichiarati «senza prezzo», mudai (無代), la massima distinzione possibile.

Il Daihannya Nagamitsu (大般若長光) è il caso da manuale: la sua stima di epoca Muromachi eguagliava nel numero i seicento rotoli del sutra Daihannya-kyō (大般若経), da cui il nome. Passò dagli shōgun Ashikaga a Oda Nobunaga, che lo donò a Tokugawa Ieyasu dopo la battaglia dell'Anegawa (1570); Ieyasu lo consegnò a Okudaira Nobumasa per la sua difesa del castello di Nagashino (1575). Oggi è tesoro nazionale ed è conservato al Museo Nazionale di Tokyo.

Vecchia fotografia in bianco e nero di un tachi nudo, con il codolo e la firma ingranditi in alto e la lama intera in basso.
Il Daihannya Nagamitsu, tachi di Osafune Nagamitsu, tesoro nazionale del Museo Nazionale di Tokyo: in alto, il codolo con la firma; in basso, la lama intera. Tavola del 1952. Credito: Asociación de Bienes Culturales, «Portfolio of National Treasures», vol. 1, Tokio, 1952 · Dominio pubblico · via Wikimedia Commons

Le cinque spade sotto il cielo (tenka goken)

Le tenka goken (天下五剣), «le cinque spade sotto il cielo», sono il gruppo di spade celebri più citato. Prima della lista conviene sapere due cose. La prima: il gruppo è di epoca Edo, non Muromachi. Il primo testo noto che riunisce le cinque è un manoscritto Edo imparentato con il catalogo di Kyōhō, lo Shoke meikenshū (諸家名剣集), e nessun documento sostiene la tradizione di un'origine più antica. La seconda: non sono «le cinque migliori». L'esperto Satō Kanzan le descrisse come capolavori con una storia illustre alle spalle, e lo storico Hiroi Yūichi fa notare che nessuna viene da Bizen, la tradizione che produsse più spade.

SpadaFabbroDove si trova oggiStatus
Dōjigiri (童子切)Yasutsuna (安綱), provincia di HōkiMuseo Nazionale di TokyoTesoro nazionale, kokuhō (国宝)
Mikazuki (三日月)Sanjō Munechika (三条宗近), KyōtoMuseo Nazionale di TokyoTesoro nazionale
Ōdenta (大典太), letto anche ŌtentaMiike Mitsuyo (三池光世), provincia di ChikugoFondazione Maeda IkutokukaiTesoro nazionale
Onimaru (鬼丸)Awataguchi Kunitsuna (粟田口国綱), KyōtoCollezione imperialeProprietà della Casa Imperiale, gyobutsu (御物), fuori dal sistema dei beni culturali
Juzumaru (数珠丸)Tsunetsugu (恒次); si discute se Ko-Aoe o Ko-BizenTempio Honkō-ji (本興寺), AmagasakiBene culturale importante, jūyō bunkazai (重要文化財)

Leggenda e dato di ciascuna

  • Dōjigiri. Leggenda: con essa Minamoto no Yorimitsu (源頼光) decapitò l'orco Shuten Dōji (酒呑童子) sul monte Ōe. Dato: la leggenda viene messa per iscritto in epoca Muromachi, secoli dopo la lama, e la serie dei proprietari anteriore a Edo non ha documenti coevi. È passata allo Stato nel 1963.
  • Mikazuki. Leggenda: lo shōgun Ashikaga Yoshiteru avrebbe combattuto con essa nella sua ultima battaglia, nel 1565. Dato: nessuna fonte su quella morte nomina la spada; la storia sicura comincia con Kōdai-in, la vedova di Toyotomi Hideyoshi, che la lasciò in eredità a Tokugawa Hidetada nel 1624. Il nome, «luna crescente», viene dai segni a mezzaluna della sua tempra, uchinoke (打除け).
  • Ōdenta. Leggenda: posta accanto al letto di una figlia malata dei Maeda, la guariva; restituita, la malattia tornava, finché alla terza volta la famiglia la tenne in dono. Era custodita in un magazzino dove, si diceva, i corvi non si posavano. Dato: i Maeda di Kaga la conservarono per tutta l'epoca Edo, e oggi la custodisce la loro fondazione.
  • Onimaru. Leggenda: secondo il Taiheiki (太平記), la spada uscì da sola dal fodero e abbatté il piccolo demone che tormentava in sogno un reggente Hōjō; le versioni non concordano su quale. Dato: passò per gli shōgun Ashikaga e oggi è proprietà della Casa Imperiale.
  • Juzumaru. Leggenda: era la spada del monaco Nichiren (日蓮), che legò all'impugnatura un rosario buddhista, un juzu, da cui il nome. Dato: scomparve dal tempio Kuon-ji (久遠寺) nel XVIII secolo, ricomparve verso il 1920 e finì allo Honkō-ji; la sua scuola resta discussa.
Schema con cinque sagome di tachi, una per spada, con il nome, il fabbro, lo status legale in giapponese e un numero per il luogo in cui è conservata.
Le cinque spade sotto il cielo, il loro fabbro e il loro status: kokuhō (国宝) è tesoro nazionale; jūyō bunkazai (重要文化財), bene culturale importante; gyobutsu (御物), proprietà della Casa Imperiale. Dove si trovano: 1, Museo Nazionale di Tokyo; 2, Fondazione Maeda Ikutokukai; 3, collezione imperiale; 4, tempio Honkō-ji, Amagasaki. Sagome schematiche, non in scala. Diagramma: Kantei
Tachi nudo dalla curvatura profonda su fondo nero, con il codolo a sinistra.
Il Dōjigiri Yasutsuna (童子切安綱), faccia esterna, al Museo Nazionale di Tokyo: la prima delle cinque in quasi tutte le liste. Credito: ColBase (Museos Nacionales de Japón) · Museo Nacional de Tokio · CC BY · via Wikimedia Commons
Tachi lungo e slanciato su fondo nero, molto curvo vicino al codolo e stretto verso la punta.
Il Mikazuki Munechika (三日月宗近), faccia esterna, tesoro nazionale del Museo Nazionale di Tokyo: curvatura alta vicino al codolo e lama che si restringe molto verso la punta, la forma dei tachi Heian. Credito: ColBase (Museos Nacionales de Japón) · Museo Nacional de Tokio · CC BY · via Wikimedia Commons

I tre grandi (tenka sansaku)

Tre nomi dominano il catalogo di Kyōhō, ed è per questo che vengono chiamati tenka sansaku (天下三作), «le tre opere sotto il cielo»: Masamune (正宗), di Sagami; Awataguchi Yoshimitsu (粟田口吉光), il «Tōshirō» (藤四郎) di Kyōto, maestro del tantō; e Gō Yoshihiro (郷義弘), di Etchū. Secondo il conteggio riportato da Wikipedia, il catalogo raccoglie 59 opere di Masamune (18 già perdute), 34 di Yoshimitsu (18 perdute) e 22 di Gō (11 perdute). Altre copie danno cifre diverse —Markus Sesko, su un altro ramo del testo, ne conta parecchie di meno—, per cui i numeri dicono soprattutto quanto pesasse ciascun nome nel gusto di Edo.

Il titolo non è un verdetto sulla qualità, ma il riflesso di ciò che collezionavano i grandi signori e di ciò che attribuivano gli Hon'ami. Sadamune (貞宗), il successore di Masamune, ha nel catalogo tante opere quante Gō, e la tradizione non lo ha incluso nel trio. E c'è un paradosso: Gō Yoshihiro non ha lasciato nessuna lama firmata, e tutto ciò che è suo è attribuzione. A Edo si diceva che ci sono due cose che nessuno ha mai visto: un fantasma e un Gō.

Grafico a barre con le opere di Masamune, Yoshimitsu e Gō Yoshihiro nel catalogo di Kyōhō, divise tra conservate e perdute.
Opere dei tre grandi nel catalogo di Kyōhō, secondo il conteggio riportato da Wikipedia: 1, quelle che esistevano ancora al momento della redazione; 2, quelle già perdute. Altre copie del catalogo danno altre cifre. Diagramma: Kantei

Masamune: il nome, l'uomo e il dubbio

Di Masamune (正宗), detto Gorō Nyūdō Masamune (五郎入道正宗), si sa meno di quanto la sua fama lasci pensare. Lavorò a Kamakura alla fine di quel periodo, e la sua opera si colloca tra il 1288 e il 1328; le date di nascita e di morte che circolano (1264–1343) vengono da un libro tardo. Il suo nome compare già in una genealogia dei fabbri di Sagami inclusa nel Meizukushi (銘尽), un testo datato 1316 che si conserva in una copia del 1423.

Firmò pochissimo. Si accettano come firmati alcuni tantō —il Fudō, il Kyōgoku e il Daikoku Masamune— e quasi nient'altro; il resto di ciò che gli si attribuisce è mumei o porta l'attribuzione intarsiata in oro dagli Hon'ami. La tradizione spiega la mancanza di firma con la modestia: ciò che si forgiava per il governo di Kamakura o come dono a un superiore non si firmava. È una spiegazione, non un documento. La stessa usanza spiega altre lame eccellenti senza firma: ciò che si offriva a un santuario o a un tempio, o si forgiava su commissione di un grande signore, restava senza nome per rispetto, e nelle botteghe si dice che per questo sono mumei tante lame antiche di Yamato, terra di grandi templi. Oggi conta nove tesori nazionali, quattro katana e cinque tantō.

Quando gli Hon'ami attribuivano una lama non firmata, avevano due modi di metterlo per iscritto: intarsiare il nome in oro, kinzōgan-mei (金象嵌銘), o scriverlo con lacca rossa, shu-mei (朱銘), che non tocca il metallo. Secondo la pratica delle botteghe, l'oro si riserva ai codoli già accorciati, dove non resta nulla di originale da proteggere; intarsiare un'attribuzione in un codolo intatto e non firmato gli toglie per sempre ciò che aveva di originale, e i collezionisti seri lo considerano una mancanza di rispetto verso la lama.

I «dieci discepoli» di Masamune, il Masamune jittetsu (正宗十哲; trascritto anche juttetsu), sono una lista tarda: le date di diversi di loro non tornano con quelle del maestro. Sadamune, Gō Yoshihiro e gli altri si trovano in «Fabbri celebri, periodo per periodo».

Il dubbio del 1896

Nel 1896 Imamura Chōga (今村長賀), perito di spade della Casa Imperiale, sostenne in una serie di articoli sul quotidiano Yomiuri che Masamune non era esistito come lo si raccontava, o che era stato un fabbro qualunque la cui fama era stata gonfiata da Toyotomi Hideyoshi e dagli Hon'ami. I suoi argomenti: non c'erano firme sicure, e le liste di fabbri di Muromachi non lo mettevano in risalto. La tesi, nota come Masamune massatsuron (正宗抹殺論), «la teoria che cancella Masamune», aprì una polemica durata anni. La si riporta qui per ciò che fu: l'opinione di un esperto del suo tempo. La ricerca successiva ha accettato che Masamune sia esistito; resta aperto quanta dell'opera che gli si attribuisce sia davvero di sua mano.

Katana nuda con un habaki dorato, appoggiata su un supporto bianco in una vetrina in penombra.
L'Ishida Masamune (石田正宗) al Museo Nazionale di Tokyo. Lo chiamano anche Kirikomi Masamune per i colpi di combattimento che conserva sul dorso e sulla costola; è una lama non firmata, attribuita a Masamune. Credito: Underbar dk · CC BY-SA · via Wikimedia Commons

Muramasa: la maledizione e il teatro

Muramasa (村正) fu una scuola di Kuwana, nella provincia di Ise, con almeno tre generazioni; la lama datata più antica è del 1501. Le sue lame tagliavano benissimo e avevano uno stile aggressivo. Nessuna è tesoro nazionale né bene culturale importante: la più nota, il Myōhō Muramasa (妙法村正) del 1513, è oggetto d'arte importante, jūyō bijutsuhin (重要美術品). Il soprannome Sengo (千子) ha diverse spiegazioni leggendarie e nessuna sicura.

Come nasce la maledizione

I vassalli di Mikawa al servizio dei Matsudaira, la famiglia di Tokugawa Ieyasu, usavano molte lame di Muramasa perché tagliavano bene. Per pura statistica, diverse disgrazie della famiglia portano quella firma: il nonno di Ieyasu, Matsudaira Kiyoyasu, fu ucciso nel 1535 da un vassallo armato di un Muramasa; suo padre, Hirotada, fu ferito da un altro, anche lui con un Muramasa secondo la tradizione; e nel 1579 suo figlio Nobuyasu, costretto al seppuku, fu decapitato con un Muramasa.

Ciò che manca in questa storia è il divieto. I Tokugawa possedevano dei Muramasa, e il ramo di Owari ne ha conservato uno come cimelio di famiglia. L'idea che Ieyasu li ritenesse maledetti e li avesse banditi dalla sua casa viene da un libro del 1787, il Kashiwazaki monogatari (柏崎物語), ed entrò nella cronaca ufficiale della casata, il Tokugawa jikki (徳川実紀), nel 1849. La spada assetata di sangue viene dal teatro ed è anteriore a quel libro: la rende popolare il kabuki dal 1781, e opere come Kago-tsurube sato no eizame (籠釣瓶花街酔醒, 1888) la fissano nell'immaginario. Nel Bakumatsu (1853–1868) i nemici dello shogunato cercavano i Muramasa come simbolo, e molti furono falsificati; al contrario, abbondano i Muramasa con la firma limata o modificata per poterli portare senza problemi.

Il racconto del ruscello

La leggenda che si racconta più spesso mette a confronto i due nomi, quasi sempre come maestro e allievo: ciascuno immerge la sua lama in un ruscello; quella di Muramasa taglia tutto ciò che la corrente trascina, foglie secche e pesci, mentre quella di Masamune non taglia nulla di innocente: le foglie che galleggiano la scansano. La morale —la spada migliore non è quella che taglia di più— è bella, ma la scena è impossibile: tra Masamune, verso il 1300, e Muramasa, verso il 1500, passano circa duecento anni.

Nelle botteghe la si legge invece come ritratto di due epoche, e così letta la storia funziona. Masamune lavora alla fine di Kamakura, quando il Giappone ha appena respinto due invasioni mongole e si prepara a una terza: la sua lama ha una forma misurata e una qualità eccezionale. Muramasa lavora in pieno Sengoku, un secolo di guerre in cui i signori combattono persino contro padri e fratelli e nessuno si fida di nessuno: la sua lama ha un po' più di curvatura, un profilo sottile che entra bene e una tempra irregolare e brusca; è fatta per essere usata. La differenza tra le due lame è la differenza tra i loro tempi.

Linea del tempo dal 1480 al 1880 con tre segni in alto, i fatti, e quattro in basso, la leggenda scritta, ciascuno con il suo anno e un numero.
La maledizione di Muramasa, data per data. In alto, i fatti: 1, la lama datata più antica della scuola (1501); 2, morte di Matsudaira Kiyoyasu (1535); 3, morte di Matsudaira Nobuyasu (1579). In basso, la leggenda scritta: 4, il kabuki comincia a raccontarla (1781); 5, un libro inventa il divieto di Ieyasu (1787); 6, la riprende la cronaca ufficiale dei Tokugawa (1849); 7, il Bakumatsu, quando i Muramasa vengono cercati e falsificati (1853–1868). Diagramma: Kantei

Spade con un nome: la leggenda e il dato

Molte spade celebri portano un soprannome che racconta una storia. Eccone alcune, con la leggenda separata da ciò che si può verificare; quasi tutte le leggende vengono da racconti epici come lo Heike monogatari (平家物語) o da opere teatrali, e così vanno lette.

  • Heshikiri Hasebe (へし切長谷部). Fabbro: Hasebe Kunishige (長谷部国重), ritenuto discepolo di Masamune. Dove si trova oggi: Museo della Città di Fukuoka. La leggenda: Oda Nobunaga raggiunse un servitore nascosto sotto un mobile da cucina e lo tagliò attraverso il mobile, premendo la lama invece di vibrare un fendente: è il senso di heshikiri, «tagliare premendo». Che cosa si sa: Tesoro nazionale dal 1953. Secondo il catalogo di Kyōhō passò da Nobunaga a Toyotomi Hideyoshi e da questi a Kuroda Nagamasa; le cronache dei Kuroda danno un altro percorso. Il nome si scrive anche Heshikiri (圧切).
  • Nikkari Aoe (にっかり青江). Fabbro: Scuola Aoe (青江), provincia di Bitchū. Dove si trova oggi: Museo civico di Marugame, dal 1997. La leggenda: Un guerriero abbatte di notte il fantasma di una donna che gli sorride —nikkari è quel sorriso— e la mattina dopo trova una lanterna di pietra spaccata in due. Che cosa si sa: Ō-wakizashi, oggetto d'arte importante dal 1940. Le versioni non concordano su chi fosse il guerriero.
  • Shishiō (獅子王). Fabbro: Non firmata; stile Yamato. Dove si trova oggi: Museo Nazionale di Tokyo. La leggenda: L'imperatore la dona a Minamoto no Yorimasa (源頼政) per aver abbattuto il nue (鵺), una chimera che ogni notte arrivava sul palazzo avvolta in una nube nera e gli toglieva il sonno. Yorimasa la fa cadere con una freccia e il suo servitore, Ino no Hayata (猪早太), la finisce con il pugnale; alla luce delle torce appare un mostro con muso di scimmia, zampe di tigre e coda di serpente, che viene affidato al fiume su una barca. Che cosa si sa: Tachi di epoca Heian con la sua montatura, bene culturale importante. Si è discusso se la lama conservata sia quella della leggenda. Dietro il mostro c'è probabilmente un uccello vero: il canto notturno e lamentoso del tordo dorato, tora-tsugumi (虎鶫), che in giapponese si chiama ancora nue. La scena di Yorimasa, Hayata e il nue è un motivo frequente nelle guarnizioni, a volte divisa tra i due pezzi di metallo alle estremità dell'impugnatura (vedi «Stili di montatura (koshirae)»).
  • Higekiri (髭切). Fabbro: Attribuita a Yasutsuna (安綱). Dove si trova oggi: Santuario Kitano Tenmangū (北野天満宮), Kyōto. La leggenda: La coppia di spade dei Minamoto, Higekiri e Hizamaru (膝丸), cambia nome da un episodio all'altro; con Higekiri, Watanabe no Tsuna taglia il braccio a un demone. Che cosa si sa: La lama che il santuario conserva con quel nome, detta anche Onikirimaru, è bene culturale importante; la sua firma di Yasutsuna è stata ritoccata per leggersi Kunitsuna.
  • Kogarasumaru (小烏丸). Fabbro: Attribuita al leggendario Amakuni (天国). Dove si trova oggi: Collezione imperiale. La leggenda: Tesoro dei Taira; una delle spiegazioni del suo nome, «piccolo corvo», vuole che l'abbia portata un corvo inviato dagli dèi. Che cosa si sa: Lama in kissaki-moroha-zukuri (鋒両刃造), a doppio filo nella metà anteriore, una forma di passaggio tra la spada diritta e quella curva. La si data tra la fine di Nara e la metà di Heian; la conservarono gli Ise in epoca Edo; la comprarono poi i Sō di Tsushima, che nel 1882 la donarono all'imperatore Meiji. Secondo la pratica delle botteghe, il lungo doppio filo è raro nella spada giapponese per una ragione di mestiere: alla tempra la lama si curva da sola, e con due fili induriti quella tensione, e poi quella del colpo, non ha dove scaricarsi; alcuni fabbri la considerano una forma alla portata solo di un maestro. Quando l'era dei samurai volgeva al termine, la forma tornò per nostalgia: nel Bakumatsu e in epoca Meiji diversi fabbri ne fecero copie, tra cui una di Gassan Sadakazu (月山貞一) datata 1903.
  • Ichigo hitofuri (一期一振). Fabbro: Awataguchi Yoshimitsu (粟田口吉光). Dove si trova oggi: Collezione imperiale. La leggenda: «L'unica di una vita»: il solo tachi che avrebbe forgiato Yoshimitsu, specialista del tantō. Che cosa si sa: Toyotomi Hideyoshi lo fece accorciare conservando la firma su una placca, gakumei (額銘); bruciò nel castello di Osaka nel 1615 e fu ritemprato da Yasutsugu (康継).
  • Kiku gosaku (菊御作). Fabbro: L'imperatore ritirato Go-Toba (後鳥羽), con i fabbri che chiamava a palazzo. Dove si trova oggi: Se ne conservano diverse; quella del Museo Nazionale di Kyoto è bene culturale importante. La leggenda: Go-Toba forgiava di persona e marcava le sue lame con un crisantemo, e da lì il crisantemo sarebbe diventato l'emblema della casa imperiale. Che cosa si sa: All'inizio del XIII secolo Go-Toba fece venire a palazzo, a turni mensili, fabbri soprattutto di Yamashiro, Bizen e Bitchū, i goban kaji (御番鍛冶); le lame di quella bottega con il crisantemo inciso sul codolo sono le «opere imperiali del crisantemo». Secondo la pratica delle botteghe, la cosa più probabile è che l'imperatore intervenisse solo nella tempra, yaki-ire (焼き入れ), la fase che un dilettante può fare bene guidato da un maestro; il resto era lavoro dei fabbri di turno.
Vecchia fotografia di una katana sul suo supporto laccato: la lama nuda in alto e la montatura sotto.
Lo Heshikiri Hasebe (へし切長谷部) della famiglia Kuroda, lama e montatura, in una fotografia pubblicata nel 1916. Oggi si trova al Museo della Città di Fukuoka. Credito: Autor desconocido · Kaneko Kentarō, «Kuroda Josui den», 1916 (Biblioteca Nacional de la Dieta) · Dominio pubblico · via Wikimedia Commons
Rotolo dipinto con il disegno di una lama dalla punta a doppio filo e, sotto, i pezzi della sua montatura da tachi con i cordoni.
Disegno del Kogarasumaru (小烏丸), 1812: in alto, la lama con la metà anteriore a doppio filo; in basso, la montatura da tachi e le sue guarnizioni, con note manoscritte. Credito: «Kogarasumaru tachi no zu», 1812, prólogo de Ise Sadatake (Biblioteca de la Universidad de Waseda) · Dominio pubblico · via Wikimedia Commons
Stampa di un guerriero seduto con arco e frecce che guarda verso una nuvola nera con una falce di luna.
Minamoto no Yorimasa attende il nue sotto la luna, stampa di Tsukioka Yoshitoshi. Per quell'impresa ricevette la spada Shishiō (獅子王). Credito: Tsukioka Yoshitoshi (1839–1892) · Los Angeles County Museum of Art · Dominio pubblico · via Wikimedia Commons
Stampa di una vecchia dai capelli bianchi china su un grande forziere legato con corde e strisce di carta.
Il demone Ibaraki, travestito da vecchia, viene a riprendersi il braccio che Watanabe no Tsuna gli aveva tagliato; stampa di Tsukioka Yoshitoshi. La leggenda mette nelle mani di Tsuna la spada Higekiri (髭切). Credito: Tsukioka Yoshitoshi (1839–1892) · Library of Congress · Dominio pubblico · via Wikimedia Commons

Spade perdute

L'elenco delle spade celebri che non esistono più, o di cui non si sa nulla, comincia nel catalogo di Kyōhō stesso: una ottantina delle sue voci erano già spade distrutte al momento della redazione. Tre perdite pesano in modo particolare.

  • Honjō Masamune (本庄正宗). La spada di Masamune più famosa. Prende il nome da Honjō Shigenaga (本庄繁長), generale degli Uesugi, che la conquistò nel 1588 nella battaglia di Jūgorigahara (十五里ヶ原), strappandola in combattimento a Tōzenji Katsumasa (東禅寺勝正). Passò per Toyotomi Hideyoshi e altri signori fino ai Tokugawa; il ramo di Kishū la tenne fino al 1667, quando la offrì allo shōgun, e da allora fu la prima delle spade che ogni shōgun lasciava al suo successore. Fu designata tesoro nazionale nel 1939, con il sistema di allora. Nel dicembre 1945 Tokugawa Iemasa, capo della casa principale dei Tokugawa, la consegnò, con altre spade di famiglia, al commissariato di Mejiro, a Tokyo, e nel gennaio 1946 la polizia la diede a un sergente dell'esercito statunitense. Da allora non si sa dove sia. Ne restano i rilievi, oshigata (押形).
  • Hotarumaru (蛍丸). Ōdachi di Rai Kunitoshi (来国俊) custodito dal santuario di Aso, a Kumamoto. La leggenda racconta che, dopo una battaglia del XIV secolo, il suo proprietario sognò lucciole che riparavano le tacche della lama, e al risveglio la trovò intatta. Protetto dal 1931 con il sistema d'anteguerra, scomparve con le consegne di spade del dopoguerra e non è più ricomparso.
  • Kogitsunemaru (小狐丸). La spada del dramma nō Kokaji (小鍛冶): Sanjō Munechika la forgia per l'imperatore Ichijō con l'aiuto del dio Inari, che gli appare in forma di volpe. Il dramma è attestato dal 1578; la spada della leggenda è data per perduta.
Disegno al tratto di una lama di katana in quattro strisce parallele, con la tempra ombreggiata e il nome scritto sul codolo.
Oshigata dello Honjō Masamune: il rilievo del profilo della lama e della sua tempra eseguito dal fabbro Tsuguhira, secondo di quel nome, all'inizio del XVIII secolo per lo shōgun Tokugawa Yoshimune, pubblicato nel 1928. È ciò che resta per studiarla. Credito: Autor desconocido · «Tsuguhira oshigata», Hazawa bunko, 1928 (Biblioteca Nacional de la Dieta) · Dominio pubblico · via Wikimedia Commons
Trittico di stampe: al centro, una figura con una lunga chioma rossa e una maschera di volpe sul capo; ai lati, due forgiatori con martelli.
La scena di Kokaji (小鍛冶) portata a teatro, stampa di Utagawa Kunisada: lo spirito volpe di Inari aiuta Munechika a forgiare la spada. Credito: Utagawa Kunisada · Library of Congress · Dominio pubblico · via Wikimedia Commons