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La sua epoca
- Lavorò nella provincia di Bungo, oggi Ōita, nel Kyūshū, tra la fine del periodo Heian e l’inizio del Kamakura.
- Un suo tachi, oggetto d’arte importante (重要美術品, jūyō bijutsuhin), porta la data Genkyū 2, cioè il 1205: questo fissa la sua attività. Non è il Kokin Denju no Tachi, che non è datato.
- Markus Sesko lo classifica tra i fabbri Ko-Kyūshū e Ko-Naminohira del primo Kamakura, dal 1185 al 1232.
Ciò che racconta la tradizione
- Lo si chiamava «Kishin Taiu», un soprannome, secondo la traduzione inglese del Sword Journal della NBTHK.
- Si dice che fu monaco, e che fu allievo o maestro di 定秀 (Sadahide), che in lettura on si legge Jōshū. Sadahide avrebbe guidato un grande dōjō di shugendō (修験道, shugendō) sul monte Hiko (英彦山, Hikosan), nel vicino Buzen, e sarebbe stato insieme monaco e fabbro. Gli stili dei due si somigliano molto, ma di Jōshū restano pochissime opere.
- Una teoria lo vuole asceta, e vedrebbe la sua fede nelle sue incisioni.
- Le storie di un essere demoniaco che lo aiutava e di vari esili non compaiono nelle fonti consultate.
La sua impronta
La NBTHK osserva che alcune incisioni di Nobukuni, già nell’era Ōei, come un kurikara dentro un canale o un bōhi dalle estremità particolari, poterono subire la sua influenza.