Chiavi del kantei

Opera e stile

Il suguha pulito su un acciaio finissimo è il suo registro più noto, ma in sessant’anni di forgia toccò quasi tutte le maniere di Hizen.

In questa pagina
  1. Sugata
  2. Jihada
  3. Hamon
  4. Bōshi
  5. Nakago e mei
  6. Horimono
  7. Con chi si confonde
  8. Dettagli

Sugata

Hinohara Dai, nel Sword Journal della NBTHK (n. 726, 2017), dà la forma tipica di Hizen: poca differenza di larghezza tra la base e la punta, e un sori profondo. La katana del Museo Nazionale del Kyūshū è shinogi-zukuri, con iori-mune e chū-kissaki, larga, robusta e dal sori profondo; la sua scheda annota, invece, che si restringe dalla base alla punta.

Jihada

Per la NBTHK, un ko-itame serrato con ji-nie denso e chikei fine: il konuka-hada (小糠肌, konuka-hada) di Hizen, una grana così fine che ricorda la crusca di riso. La scheda della katana del Kyūshū parla di un ko-itame molto serrato con un ko-nie fitto che le dà quell’aspetto, e quella del Museo Nazionale di Tokyo di un ko-itame lavorato con cura. In un tantō che copia Rai Kunimitsu, il Sword Journal (n. 755, 2019) vede il suo acciaio un po’ più secco di quello dell’originale.

Hamon

Il suo registro più caratteristico è il suguha dal nioiguchi largo e uniforme, «a nastro», che spesso porta kuichigai-ba e nijūba (Sword Journal, n. 726 e 745). Temprò anche gunome-midare, la maniera di Shizu, hitatsura e il chōji di Hizen dagli ashi lunghi, a volte con una tempra diversa su ciascuna faccia (n. 751).

La katana del Kyūshū porta un chū-suguha con qualche ko-gunome e il nioiguchi chiaro; quella del Museo Nazionale di Tokyo, opera della maturità, un ko-chōji dagli ashi lunghi. Il Museo Nazionale di Tokyo riassume il suo stile come vario, dal suguha al chōji.

Bōshi

Il bōshi corre parallelo alla fukura e termina in ko-maru con ritorno (n. 726); nei tantō, ko-maru con hakikake (n. 755). Nella katana del Kyūshū, ko-maru che entra piuttosto in profondità.

Nakago e mei

La NBTHK dà la punta del codolo in iriyama-gata e limature dritte, kiri, a volte katte-sagari (n. 726). La katana del Kyūshū ha il codolo non accorciato, la punta in sakiiri-yamagata, limature katte-agari molto lievi, un solo buco e la firma sulla faccia sashi-ura.

Nei tantō in hira-zukuri, che sono molto rari nella sua opera, firma sulla faccia omote, vicino al mune, con una firma lunga (n. 745).

Horimono

La katana del Museo Nazionale di Tokyo porta incisioni alla base della lama: su una faccia, un bonji e due scanalature parallele; sull’altra, un drago avvolto attorno a una spada. Il wakizashi del Kyūshū porta anch’esso un drago inciso in un pannello ribassato.

Con chi si confonde

Con suo figlio, Mutsu no Kami Tadayoshi: il midare a chōji era la specialità del terzo, e il Sword Journal (n. 751) avverte che una katana firmata dal secondo con quella tempra potrebbe averla fatta il terzo a suo nome. Con il primo Tadayoshi, nei tantō: quando firmava Tadayoshi, terminava il codolo in kurijiri, con limature katte-sagari (n. 745).