La tempra a vista
L'hamon è la parte della lama che si guarda di più e che si fraintende più spesso. Il suo disegno aiuta a collocare una scuola e un'epoca, ma a parlare della qualità è la tessitura del bordo temprato: la grana, la luminosità, la regolarità. Questo tema percorre i tracciati con la loro scuola, l'attività visibile dentro la tempra, il punto in cui comincia, l'ombra dell'utsuri, la punta, e ciò che la lucidatura cambia e ciò che non cambia.
Che cos'è l'hamon e perché il suo disegno non misura la qualità
L'hamon (刃文) è il confine visibile della zona temprata che porta il filo, lo yakiba (焼刃). Nasce dalla tempra: il fabbro ricopre la lama con un'argilla (yakiba-tsuchi, 焼刃土) sottile verso il filo e spessa verso il dorso, la scalda e la immerge nell'acqua; il filo si raffredda in fretta e si indurisce, il resto si raffredda lentamente e resta più tenace. Come si stende l'argilla è spiegato in «Anatomia della katana» e in «Forgiatura e costruzione»; qui si tratta di leggere il risultato.
Il disegno non dipende soltanto dall'argilla. L'acciaio, il fuoco e l'acqua lo modulano. Per questo conviene tenere distinte due domande. Che disegno ha aiuta a collocare una scuola e un'epoca. Come è fatto — un bordo luminoso, nitido e costante, con particelle fini e ben distribuite — è ciò che parla del mestiere. Un tracciato spettacolare con un bordo torbido è una lama peggiore di un suguha semplice e pulito.
Nei laboratori si ripete che i grandi midare e chōji antichi li ha disegnati l'acciaio più che la mano del fabbro: con un acciaio molto sensibile, l'argilla si limita a incanalare ciò che la tempra fa da sé. Per questo quei disegni non si lasciano copiare del tutto, e le loro imitazioni più tarde hanno qualcosa di disegnato.
La storia si riassume in tre tempi. Fino al XIII secolo dominano le tempre dritte o di irregolarità minuta (suguha, ko-midare, ko-chōji). Dalla fine del XIII secolo il disegno diventa intenzionale: gunome a Osafune, notare nel Sōshū e in Kanemitsu. Nello shintō culminano i tracciati pittorici, come il tōran-ba di Ōsaka. Date e scuole precise sono in «Il gokaden e le scuole».
Nie e nioi: la grana della tempra
Nie (沸) e nioi (匂) sono la stessa struttura temprata vista a scale diverse. Il nie si distingue grano per grano, come brina; il nioi è così fine che l'occhio lo fonde in una foschia luminosa. Il ko-nie (小沸) è un nie minuto; l'ara-nie (荒沸), uno grossolano; il kazunoko-nie (数の子沸), macchie di nie grossolano associate allo shintō di Satsuma. Una lama è nie-deki (沸出来) o nioi-deki (匂出来) a seconda di quale dei due prevalga.
Il confine tra lo yakiba e lo ji è lo habuchi (刃縁); visto attraverso il suo nioi, sempre presente anche quando prevale il nie, si chiama nioiguchi (匂口). Lo si descrive per la larghezza — largo e profondo (nioi-fukashi, 匂深し) o stretto (nioi-shimaru, 匂締まる) — e per la luce: brillante, nitido o spento.
Alcune regole di scuola, con la prudenza che merita ogni regola: nioiguchi molto luminoso nell'Osafune classico (Nagamitsu, Kagemitsu) e in Kotetsu; spento in molte scuole provinciali dell'antico Kyūshū e dell'Hokkoku; largo nello shintō, soprattutto a Ōsaka e a Hizen. E un avvertimento di metodo: il nioiguchi non è lo hadori, il bianco che il lucidatore dà alla zona temprata. Per vedere il bordo reale serve una luce puntiforme, inclinando la lama finché il riflesso non ci passa sopra.
Suguha: la tempra dritta
Il suguha (直刃) è la tempra dritta, parallela al filo. Si classifica per larghezza:
- ito-suguha (糸直刃), «a filo», strettissimo;
- hoso-suguha (細直刃), stretto;
- chū-suguha (中直刃), medio;
- hiro-suguha (広直刃), largo, un terzo della larghezza della lama o più.
È uno dei tracciati più antichi. Poiché il disegno varia appena, la scuola si legge nella tessitura. In nie: Yamashiro (Awataguchi, Rai) e Yamato (Tegai, Hoshō, Senjuin, Taima); nello shintō, Horikawa Kunihiro, Inoue Shinkai, il secondo Sukehiro e Tadayoshi di Hizen; nello shinshintō, Masahide e Naotane. In nioi: Osafune (Nagamitsu, Kagemitsu, Sanenaga), Ōei-Bizen, Sue-Bizen, l'Aoe medio e il Sue-Seki. Con nioiguchi spento: Bungo Yukihira, Gassan, Hōju, Naminohira e altre scuole provinciali.
Lo Yamato si riconosce inoltre dall'attività «verticale» sul suguha — hakikake, nijūba, kuichigaiba —, che segue la grana dritta del suo acciaio. Un suguha sfilacciato dal nie si chiama suguha-hotsure (直刃ほつれ).
Ko-midare e la famiglia del gunome
Il midareba (乱刃) è qualunque tempra che non sia dritta. La più antica è il ko-midare (小乱れ), un'irregolarità minuta e di scarso rilievo che si vede nel Ko-Bizen e nei tachi del tardo Heian: il Dōjigiri Yasutsuna, una delle cinque spade sotto il cielo (tenka goken, 天下五剣), porta un ko-midare con ashi e kinsuji.
Il gunome (互の目) è una successione di teste arrotondate di grandezza simile. Nasce a Osafune alla fine di Kamakura: Kagemitsu lo usa già in ko-gunome e in kataochi, e l'Osafune di Muromachi ne fa un gunome-midare complesso. Da lì passa a Mino e a tutto il paese.
| Tracciato | Com'è | Dove si vede |
|---|---|---|
| ko-midare (小乱れ) | irregolarità minuta, di scarso rilievo | Ko-Bizen, tachi del tardo Heian |
| gunome (互の目) | teste arrotondate di grandezza simile | Osafune dalla fine di Kamakura; poi tutto il paese |
| ko-gunome (小互の目) / ō-gunome (大互の目) | lo stesso tracciato, piccolo o grande | Kagemitsu (ko-gunome); Sue-Bizen |
| kataochi-gunome (片落ち互の目) | teste piatte, con un lato inclinato verso la valle, come denti di sega; anche nokogiri-ba (鋸刃) | associato a Kagemitsu, con precursori in Nagamitsu; lo eredita Kanemitsu |
| togari-gunome (尖り互の目) | teste appuntite | Sue-Seki |
| sanbonsugi (三本杉) | picchi aguzzi a gruppi di tre, «tre cedri», a intervalli regolari | la linea Kanemoto di Seki |
| uma-no-ha midare (馬の歯乱れ) | gunome grande e regolare, «denti di cavallo» | Sōshū: Masamune, Gō Yoshihiro, Norishige |
| koshi-no-hiraita midare (腰の開いた乱れ) | elementi che si aprono alla base | Sue-Bizen e il Bizen di Muromachi |
Il sanbonsugi offre una lettura utile per il kantei. Nei primi due Kanemoto — il secondo è il celebre Magoroku — è irregolare e basso, con un nioiguchi morbido; nelle generazioni successive diventa regolare, quasi disegnato, con un nioiguchi stretto. Un sanbonsugi molto regolare indica quindi un Kanemoto tardo, non Magoroku.
La scuola Gassan, di Dewa, tempra soprattutto in suguha, ma a tratti la sua tempra diventa ko-gunome o notare. Nei laboratori lo si spiega con le onde regolari del suo acciaio, l'ayasugi-hada (綾杉肌), che la tempra segue senza intenzione di disegno.
Chōji, notare e hitatsura
Chōji
Il chōji (丁子) imita il bocciolo del chiodo di garofano: una testa rotonda su un collo stretto. È tra i tracciati più antichi e la sua scuola emblematica è l'Ichimonji di Bizen; la tempra fatta interamente di chōji si chiama chōjiba.
| Variante | Com'è | Dove si vede |
|---|---|---|
| ko-chōji (小丁子) | chōji piccolo e fitto | Ko-Bizen, tachi dello Heian |
| ō-chōji (大丁子) | chōji grande, a volte con la testa molto larga (ōbusa-chōji, 大房丁子) | Ichimonji |
| jūka-chōji (重花丁子) | teste sovrapposte, come fiori a grappolo | il Fukuoka Ichimonji al suo apice; Mitsutada e Nagamitsu; lo imitano gli Ishidō nello shintō |
| saka-chōji (逆丁子) | chōji inclinato verso la punta | Katayama Ichimonji, l'Aoe medio; nello shintō, gli Ishidō; nello shinshintō, Naotane |
| kawazu-no-ko chōji (蛙子丁子) | testa rotonda e collo lungo, «girino» | Mitsutada, l'Ichimonji di Kamakura |
| fukuro-chōji (袋丁子) | una «sacca» di tempra staccata nello ji con dei chōji dentro | Fukuoka e Katayama Ichimonji, Mitsutada |
I chōji dello shintō che imitano l'Ichimonji si distinguono spesso dalla punta (vedi la sezione sul bōshi).
Notare
Il notare (湾れ) è fatto di onde ampie e morbide: grandi (ō-notare), piccole (ko-notare) o poco profonde (asai-notare). Compare dopo Kamakura, soprattutto nel Sōshū (Sadamune, Nobukuni), e lo usano Kanemitsu e il Bizen di influenza Sōshū nel Nanbokuchō; nello shintō, Yasutsugu, Kotetsu, Tadayoshi e Inoue Shinkai, tra gli altri.
Hitatsura
L'hitatsura (皆焼, «temprato dappertutto») è una tempra di nie abbondante che dilaga su tutta la lama: al tracciato principale si aggiungono isole staccate nello ji, il tobiyaki (飛焼), e tempra sul dorso, il muneyaki (棟焼). Nasce nel Sōshū del Nanbokuchō (Hiromitsu, Akihiro) e poi si diffonde nel paese; Muramasa ne ha lasciato uno celebre, il «Murachidori» (群千鳥). È una tempra molto difficile da controllare.
Due sfumature che si sentono nei laboratori. Il chōji dello shinshintō è un disegno voluto, da non confondere con quello dell'antico Ichimonji. E il notare è nato insieme all'ō-kissaki del Nanbokuchō: le due cose arrivano insieme.
Nelle botteghe si fa notare che nemmeno l'hitatsura è rimasto nel Sōshū: secondo questa osservazione di bottega, lo si vedrebbe a Seki nel XV secolo e a Owari nel XVI, con Yoshiharu. C'è chi sostiene che l'hitatsura antico non si progettava, ma nasceva da sé quando un acciaio molto sensibile riceveva una tempra forte.
I tracciati dipinti dello shintō
Nel periodo Edo alcune botteghe trasformano l'hamon in un quadro. Lo ji diventa una tela incorniciata tra il machi e lo yokote, e la tempra disegna onde, grani o monti. Sono tracciati che richiedono grande controllo, ma va ripetuto: il disegno non misura la qualità. Un tōran-ba vistoso con un bordo torbido resta una lama mediocre.
| Tracciato | Com'è | Chi |
|---|---|---|
| tōran-ba (濤瀾刃) | grandi onde concatenate, a volte con sfere di tempra nello ji (tama, 玉) come schiuma | lo crea Tsuda Echizen no Kami Sukehiro a Ōsaka; imitato in tutto il paese e ripreso nello shinshintō |
| juzuba (数珠刃) | gunome rotondo e uniforme, «a rosario» | Kotetsu e la sua cerchia |
| hyōtanba (瓢箪刃) | elementi «a zucca», stretti al centro | Kotetsu |
| sudareba (簾刃) | linee dentro la tempra che ricordano una tenda di bambù | Tanba no Kami Yoshimichi, della scuola Mishina |
| kikusui-ba (菊水刃) | variante del sudareba: un crisantemo sull'acqua | la cerchia di Yoshimichi |
| Fujimi-Saigyō (富士見西行) | un picco isolato come il Fuji e un altro, doppio e più piccolo: il poeta Saigyō che contempla il monte | Mishina, Yoshimichi, Kunisuke di Kawachi |
Alcuni lucidatori e fabbri vedono in questi disegni l'inizio di una decadenza: quando l'hamon è pensato come un quadro, la tempra smette di servire la lama e serve l'effetto. È un'opinione, non una regola, ma spiega perché il kantei guarda il bordo prima del disegno.
Hataraki: l'attività della tempra
Gli hataraki (働き, «attività») sono gli effetti della tempra dentro l'hamon e sul suo bordo, ciò che in giapponese si chiama hachū no hataraki (刃中の働き). Non sono ornamenti: dicono come si è comportato l'acciaio e sono spesso ciò che più si apprezza in una lama. La maggior parte vive dentro l'hamon, non nello ji:
| Termine | Che cos'è | Nota |
|---|---|---|
| ashi (足) | linea di nioi che attraversa la tempra verso il filo | ko-ashi, naga-ashi, chōji-ashi; saka-ashi (逆足) se si inclina verso la punta |
| yō (葉) | «foglia»: un ashi staccato che non tocca il bordo, dentro l'hamon | non è un'isola nello ji: quella è un tobiyaki |
| kinsuji (金筋) | tratto corto, dritto e brillante di nie vicino al bordo | Sōshū, Yamashiro |
| ginsuji (銀筋) | come il kinsuji, ma spento | il confine tra i due è soggettivo |
| inazuma (稲妻) | «lampo»: un kinsuji spezzato | Sōshū |
| imozuru (芋蔓) | un inazuma spesso e torbido | Satsuma, nello shintō e nello shinshintō |
| sunagashi (砂流し) | «sabbia spazzata»: tratti di nie paralleli al bordo | Yamato, Sōshū, Yamashiro |
| hakikake (掃掛け) | come il sunagashi, ma corto e fine, verso lo ji | sul bordo e nella punta |
| hotsure (解れ) | bordo sfilacciato dal nie | Yamato |
| nijūba (二重刃) | un secondo bordo parallelo; con tre, sanjūba (三重刃) | Yamato |
| uchinoke (打ちのけ) | un nijūba corto a mezzaluna sopra il bordo | Yamato; dà il nome al Mikazuki Munechika, «luna crescente» |
| kuichigaiba (喰違刃) | il bordo si spezza e prosegue in parallelo, sfalsato | Yamato |
| nie-kuzure (沸崩れ) | tempra «crollata» in nie, senza un contorno chiaro | il Sōshū e la sua orbita |
Fuori dall'hamon, nello ji, ci sono il tobiyaki (飛焼, isole di tempra staccate), il muneyaki (棟焼, tempra sul dorso), lo yubashiri (湯走り, macchie di nie come gocce, più trasparenti e dal contorno più sfumato del tobiyaki) e il chikei (地景, linee scure e lucenti di nie che seguono la grana dell'acciaio).
Alcuni nomi portano dentro un giudizio: nei laboratori si ricorda che quello di imozuru, «tralcio di patata dolce», aveva qualcosa di canzonatorio.
Dove comincia la tempra: yakidashi, yaki-otoshi, koshiba e mizukage
L'inizio della tempra accanto allo ha-machi, il gradino che separa la lama dal codolo, si chiama yakidashi (焼出し). In una lama non accorciata la tempra di solito entra un poco nel codolo. Alcuni modi di cominciare sono quasi una firma:
- sugu-yakidashi (直焼出し): comincia dritto e passa presto al tracciato principale;
- Kyō-yakidashi (京焼出し): comincia in suguha e cambia di colpo;
- Ōsaka-yakidashi (大坂焼出し): dritto o in notare morbido, si allarga a poco a poco fino al tracciato principale;
- Mino-yakidashi (美濃焼出し): comincia con un koshiba;
- Satsuma-yakidashi (薩摩焼出し): irregolare fin dal primo momento.
Il koshiba (腰刃) è uno o pochi elementi di tempra molto alti alla base, all'inizio dell'hamon. Nell'uso corrente equivale all'inizio di Mino, ma compare anche su lame di Kamakura: il Fukuoka Ichimonji lo porta spesso, e l'Onimaru Kunitsuna su entrambe le facce.
Nei laboratori si racconta anche un'altra storia del koshiba. Nelle lame migliori del XII e XIII secolo (Ko-Bizen, Ichimonji, Awataguchi Kunitsuna) sarebbe un effetto dell'acciaio stesso: la tempra parte larga, seguendo l'utsuri, con particelle fini, e poi scende con un nie più denso. I fabbri di Seki del XV secolo, come Muramasa e Kanesada, lo imitarono con l'argilla, e da allora koshiba indica anche un disegno.
Lo yaki-otoshi (焼き落とし) è il contrario: la tempra non comincia dal machi ma un po' più in alto, perché la base non è stata temprata. È frequente sulle lame molto antiche e sopravvive come tratto di scuola nel Kyūshū (Bungo Yukihira). Compare anche su lame ritemprate, quindi da solo non prova nulla. Il suo rapporto con la forma della base è trattato in «La forma (sugata)».
La spiegazione di bottega è semplice: la base non raggiunse la temperatura di tempra perché il codolo non veniva scaldato. Non è un difetto: quel tratto non temprato non taglia, ma non è nemmeno quello che si usa. Oltre a Bungo Yukihira, lo si segnala nella scuola Naminohira di Satsuma.
Il mizukage (水影, «ombra nell'acqua») è un'ombra chiara, del tipo dell'utsuri, che sale in diagonale dall'inizio della tempra accanto al machi. La lettura tradizionale lo considera un segno di ritempra, ma è documentato anche su opere originali, quindi da solo non la prova; la diagnosi è in «Lo stato della lama: difetti e inganni». La spiegazione popolare — il segno del livello dell'acqua nella vasca — non regge.
È stato visto in opere originali di Horikawa Kunihiro, del primo Tadayoshi e del primo Kunikage, e nei laboratori lo si considera naturale nelle lame anteriori al XVII secolo, quando il codolo non si temprava. Alcuni fabbri precisano: in una lama di lunghezza originale è normale; in una accorciata, fa pensare che la lama sia stata surriscaldata. L'Onimaru Kunitsuna mostra perché koshiba e mizukage si leggono insieme: in un oshigata (押形, calco della lama) del 1588 il mizukage accanto al koshiba non fu disegnato e si sospettò una ritempra; gli oshigata successivi lo disegnano, e oggi lo si considera un tratto dello stile di Kunitsuna.
Utsuri: l'ombra della tempra
L'utsuri (映り) è un riflesso biancastro e nebbioso nello ji, tra l'hamon e lo shinogi, separato dalla tempra da una fascia più scura, l'antai (暗帯). Non è un effetto di superficie: resiste a molte lucidature. Per vederlo servono una buona lucidatura e una buona luce; si guarda dall'inizio della tempra verso l'alto, cambiando lentamente l'angolo. Si dice che l'utsuri «si alza» (utsuri ga tatsu, 映りが立つ), e lo si definisce nitido o tenue.
Che cosa sia, metallurgicamente, non è risolto. È un effetto della tempra nella zona che non arriva a indurirsi del tutto, e la sua struttura esatta è ancora oggetto di studio. Le ipotesi sono diverse: una zona scaldata proprio intorno alla temperatura alla quale l'acciaio cambia struttura, senza la martensite del filo; tre fasce di durezza diversa (filo durissimo, antai duro, utsuri più tenero); perlite grossolana o globulare secondo alcuni fabbri; oppure piccole differenze nello spessore dell'argilla e nella composizione dell'acciaio. Di certo dipende dall'acciaio e dal modo di temprare, non dalla lucidatura, e la sua forma non segue per forza quella dell'hamon: esistono midare-utsuri su un suguha.
| Tipo | Che cos'è | Scuola ed epoca |
|---|---|---|
| midare-utsuri (乱れ映り) | utsuri ondulato e irregolare | Bizen di Kamakura (Ichimonji, Osafune); raro dopo la metà del Muromachi |
| chōji-utsuri (丁子映り) | un midare-utsuri che ricalca il chōji | Ichimonji |
| bō-utsuri (棒映り) | fascia dritta parallela al filo; anche sugu-utsuri (直映り) | Osafune della fine di Kamakura (Kagemitsu, Kanemitsu), Ōei-Bizen |
| jifu-utsuri (地斑映り) | utsuri a macchie | Ko-Bizen, Aoe; Heian e primo Kamakura |
| dan-utsuri (段映り) | più utsuri sovrapposti | Aoe |
| nie-utsuri (沸映り) | utsuri fatto di nie dello ji, a nuvole, solo su lame nie-deki | Rai; nello shintō, Horikawa Kunihiro; il Dōjigiri lo porta |
| shirake-utsuri (白け映り) | biancastro e diffuso, dalla forma poco definita | Mino (Sue-Seki), Kaga e scuole provinciali del Muromachi |
| botan-utsuri (牡丹映り) | macchie rotonde sciolte, «come peonie» | Kanemitsu e la sua bottega |
| tsukare-utsuri (疲れ映り) | non è utsuri: acciaio stanco o anima affiorata che sembra un riflesso | usura; vedi «Lo stato della lama: difetti e inganni» |
L'utsuri è proprio del kotō, e soprattutto del Bizen di Kamakura; un detto del mestiere, riportato da Markus Sesko, dà a una lama con utsuri chiaro molte probabilità di essere un kotō di Bizen. È un indizio, non una legge. Dopo il 1600 diventa raro; lo si spiega di solito con il cambio di acciaio e con una tempra pensata per un hamon vistoso più che per la lama; gli Ishidō dello shintō e alcuni fabbri dello shinshintō lo imitarono solo a metà. Nel 2014 il Premio Masamune della sezione tachi e katana, non assegnato da diciotto anni, andò a una lama di Kawachi Kunihira che riproduceva il midare-utsuri del kotō; lui lo attribuì a una tempra pensata per la resistenza più che per la bellezza dell'hamon. Riprodurne l'aspetto non dimostra, da solo, di aver recuperato la tecnica antica.
Nei laboratori si spiega l'utsuri come il frutto di un acciaio sensibile con una tempra adeguata, e si insiste sul fatto che la sua forma va per conto suo: un chōji può avere un bō-utsuri, e un suguha un utsuri ondulato. Il chōji-utsuri si chiama anche kage-chōji (影丁子), «chōji d'ombra». Non tutte le spiegazioni hanno retto: un testo del 1843, il Kentō kikigaki, attribuiva l'utsuri a una doppia immersione oggi giudicata impraticabile.
Il bōshi: la tempra nella punta
Il bōshi (帽子; anche 鋩子) è la tempra dentro il kissaki. La sua parte finale torna verso il dorso, il kaeri (返り), e termina nel tome (止め). Temprare bene la punta richiede molto mestiere, perciò il bōshi è un buon indicatore della qualità dell'intera lama; se la lucidatura se l'è mangiato, il danno è grave. Un ritorno molto tardivo (agari-kaeri) o inclinato può tradire una punta rifatta.
| Forma | Che cos'è | Scuola |
|---|---|---|
| ko-maru (小丸) | ritorno piccolo e rotondo | la più comune; molto tipica di Ōsaka e di Inoue Shinkai |
| ō-maru (大丸) | ritorno ampio | Mino |
| yakizume (焼詰め) | senza ritorno: la tempra muore sul dorso | Hoshō dello Yamato |
| ichimai (一枚) | la punta temprata per intero | frequente nel Sengoku (Sukesada, Kiyomitsu); vicino all'hitatsura |
| midare-komi (乱れ込み) | la tempra irregolare entra nella punta | Bizen, Sōshū |
| jizō (地蔵) | midare-komi con il ritorno strozzato, come il profilo di un Jizō | Mino (Sue-Seki), Kanemoto |
| kaen (火焔) | nie abbondante con hakikake «a fiamma» | Sōshū |
| sansaku-bōshi (三作帽子) | dritto dopo lo yokote, ondulato nella curva, ko-maru corto | i «tre maestri» di Osafune: Nagamitsu, Kagemitsu, Sanenaga |
| rōsoku (蝋燭) | ritorno aguzzo, «come lo stoppino di una candela» | Kanemitsu, Ōei-Bizen |
| tora no o (虎の尾) | ritorno lungo parallelo al dorso, che finisce di colpo | Ko-Mihara |
| taki no otoshi (滝の落し) | ritorno lungo e obliquo, «a cascata» | Mihara |
| taore (倒れ) | ritorno inclinato | Sue-Seki; anche su punte rifatte |
Nel kantei il bōshi è l'ultima messa a punto: conferma ciò che hanno detto la forma (l'epoca), l'acciaio (la regione) e l'hamon (la scuola), oppure è così particolare da costringere a rivedere tutto. Nel kotō l'hamon entra nella punta in modo naturale; nello shintō il bōshi cambia carattere allo yokote. Da qui una regola pratica: un chōji esuberante «da Ichimonji», utsuri compreso, ma con un bōshi dritto o in notare, indica un Ishidō dello shintō più che un Ichimonji. L'ordine completo dello sguardo è in «Kantei: come si guarda una lama».
Due avvertenze di bottega sulla punta. La lucidatura del kissaki, il narume, cerca il contrasto e spesso nasconde il vero bōshi. E il kamasu-kissaki (魳切先), dalla linea quasi dritta, si arrotonda con le lucidature: se oggi appare tondo, può essere opera dei lucidatori e non del fabbro.
Una lama, due facce
L'hamon non è per forza uguale sull'omote e sull'ura, ed è per questo che bisogna sempre guardare entrambe le facce. Secondo le botteghe, le cause sono quattro:
- Una tempra non uniforme: argilla di spessore diverso o calore disuguale su ciascuna faccia.
- Una lucidatura non uniforme: una faccia è stata abbassata di più per ruggine o ferite, e con l'acciaio se n'è andata parte del disegno.
- Una costruzione asimmetrica: se la pelle della lama è più spessa su una faccia, quella faccia dà una tempra più nitida.
- L'intenzione: lame con un hamon volutamente diverso su ciascuna faccia.
L'effetto della lucidatura è stato verificato in un laboratorio: assottigliando di 1,5 mm una faccia di un tantō con un chōji molto attivo, l'hamon di quella faccia si è calmato. È ciò che accade, più lentamente, alle lame molto lucidate.
Il caso celebre è il Konotegashiwa Kanenaga (児手柏包永), un tachi di Tegai Kanenaga (Yamato, fine di Kamakura). Su una faccia ha un midare dal grande disegno; sull'altra, un suguha-hotsure; su entrambe, nie e nioi profondi. Hosokawa Yūsai lo battezzò con una poesia del Man'yōshū sulla pianta konotegashiwa, dalle foglie «a due facce», e lo accorciò in Tenshō 2 (1574). Passò ai Tokugawa e divenne la grande spada della casa di Mito; bruciato nel terremoto del 1923, è conservato al Museo Tokugawa. Si discute ancora se il nome alluda a una differenza voluta o a un equivoco botanico.
Dell'originale bruciato resta la lama senza la sua tempra; nel 2017 il fabbro Gassan Sadatoshi ne ha forgiato una copia.
Una differenza tra le facce non è, da sola, un difetto né un segno di falsificazione.
Norishige: uno stile a sé
Norishige (則重) lavorò a Gofuku, nella provincia di Etchū, alla fine di Kamakura; si conoscono opere datate tra il 1310 e il 1314. La tradizione di Edo lo annovera tra i dieci discepoli di Masamune, ma le fonti antiche e le date suggeriscono che fosse piuttosto suo condiscepolo presso Shintōgo Kunimitsu.
Il suo stile è tra i più riconoscibili del Sōshū:
- l'acciaio: un ō-itame molto marcato, con chikei spessi e abbondanti che disegnano vortici, come strati di corteccia sovrapposti. È il matsukawa-hada (松皮肌, «corteccia di pino»), letto anche shōhi-hada;
- lo ji: nie grossolano e yubashiri tondeggianti;
- l'hamon: base di suguha con ko-notare, ara-nie sul bordo e ko-nie fitto all'interno; kinsuji, sunagashi e inazuma che nascono nell'acciaio e proseguono dentro la tempra, tanto che il confine tra ji e hamon si distingue appena;
- il bōshi: midare-komi con yakizume, o con un ritorno profondo.
In Norishige acciaio e tempra si leggono insieme: lo stesso nie che forma i chikei dello ji prosegue nell'hamon come kinsuji e inazuma. Il suo tantō «Nihon'ichi» (日本一) è Tesoro nazionale ed è conservato all'Eisei Bunko.
Un esperimento di bottega aiuta a capire quell'aspetto. Da uno stesso blocco di acciaio misto, montato in kōbuse (una camicia dura intorno a un'anima dolce; vedi «Forgiatura e costruzione»), si forgiarono un tachi e un wakizashi. Il tachi uscì con un grande disegno di strati e con il nie dello ji visibile fin dentro l'hamon: l'«aspetto Norishige». Il wakizashi, con lo stesso acciaio, diede uno ji-nie serrato e senza disegno di strati. La conclusione della bottega è che la differenza sta nella grana, nella dimensione delle particelle che lascia la tempra, e non solo nel modo in cui l'acciaio fu ripiegato. Non è uno studio scientifico, ma la lezione vale per tutto il Sōshū: ciò che chiamiamo hada è anche opera della tempra.
Che cosa cambia la lucidatura e che cosa no
I lucidatori lo spiegano così: l'hamon reale, la struttura temprata, non cambia con una nuova lucidatura: una lucidatura toglie pochissimo acciaio. Cambia invece il suo aspetto: il colore della zona temprata, la luminosità delle particelle e la larghezza apparente del bordo dipendono dal lucidatore e dalla sua finitura. Lo hadori (刃取り) è proprio questo, un'interpretazione: il bianco che il lucidatore dà alla zona temprata, con un contorno più morbido del bordo reale.
Nei laboratori si aggiunge una sfumatura: rilucidando cambia la grana che si vede, perché ogni lucidatore la fa emergere a modo suo, ma non il disegno degli strati dell'acciaio. E la scienza comincia a guardare dentro: l'imaging neutronico di un wakizashi firmato da Norimitsu di Osafune, ritemprato, ha mostrato una tempra profonda più di 5 mm, a onde, con cristalli fino a 0,5 µm sul filo contro 1–2 µm nel resto della lama (Oikawa e altri, Scientific Reports, 2024).
Con gli anni e le lucidature, però, l'acciaio si consuma. La tempra può perdere altezza, la lama «si calma» e l'attività si spegne; se si perde il bōshi, il danno è grave. La lucidatura in dettaglio, il falso hamon, le bruciature (yakemi) e la ritempra (saiha) sono trattati in «Lo stato della lama: difetti e inganni» e in «La lucidatura e la cura».
Per approfondire
- Markus Sesko · Kantei 3: hamon e bōshi (1) Nie, nioi, il nioiguchi e gli hataraki, con la terminologia usata nei certificati. In inglese.
- Markus Sesko · Kantei 3: hamon e bōshi (2) I tracciati uno per uno, dal suguha al tōran-ba, con le loro scuole. In inglese.
- Markus Sesko · Kantei 3: hamon e bōshi (3) Le forme del bōshi e come affinano o smentiscono un giudizio. In inglese.
- Markus Sesko · Some thoughts on utsuri Le ipotesi su che cosa sia l'utsuri, con il parere di metallurgisti, lucidatori e fabbri. In inglese.
- Markus Sesko · Kantei 2: jigane e jihada (3) I tipi di utsuri e chi lo recuperò nello shintō e nello shinshintō. In inglese.
- Wikipedia · Konotegashiwa Kanenaga La storia del tachi con un hamon diverso su ciascuna faccia. In giapponese.