Il gokaden e le scuole

Il gokaden (五箇伝), «le cinque tradizioni», raggruppa le scuole del kotō per provincia: Yamashiro, Yamato, Bizen, Sōshū e Mino. Non è una cronologia ma uno strumento di perizia: si legge l'acciaio, la linea di tempra e la sagoma, si decide la tradizione e solo dopo si scende alla scuola e al fabbro. Funziona bene per le lame dal medio Kamakura al Nanbokuchō e si sfuma appena inizia lo shintō.

Che cos'è e fino a dove serve

Quando sia stato formulato il gokaden è discusso. Kōkan Nagayama lo fa risalire al kotō stesso; la NBTHK lo colloca nel periodo Edo; Nobuo Nakahara sostiene che la forma attuale sia stata fissata dai periti della famiglia Hon'ami in epoca Taishō e rifinita dopo la guerra. Un manuale di perizia del 1793 separa già Yamato, Yamashiro, Bizen, Sōshū e Mino, con Awataguchi e le scuole di Yamato come gruppi a sé: l'impianto è dunque anteriore al Novecento. La forma che si insegna oggi gliela diede il lucidatore e perito Hon'ami Kōson (本阿弥光遜, 1879–1955), che lo sistematizzò negli anni Taishō e nel primo Shōwa. Come si usa davanti a una lama è spiegato in «Kantei: come si guarda una lama», e i tracciati di tempra di ogni tradizione in «La tempra a vista».

La sua utilità ha limiti netti. A fine Muromachi le scuole si copiano e compaiono gli ibridi — Sōden-Bizen, Sue-Tegai, Sue-Aoe — così i tratti si mescolano; e dal 1596 l'acciaio smette di essere locale. Da qui la regola pratica: il gokaden descrive davvero circa 220 anni, dal medio Kamakura all'era Ōei, e per lo shintō si ragiona per centri di produzione, non per tradizioni.

Un'ultima avvertenza: i manuali esagerano i tratti perché si imparino. «Bizen mostra sempre utsuri» descrive la norma, non una legge. E il vocabolario varia: dove i più vedono itame, mokume e masame mescolati, Nagayama riserva l'itame al Sōshū.

Un'ultima precisione, questa sulla sagoma. Il sugata — profilo, curvatura, larghezza, dimensione della punta — dipende soprattutto dall'epoca in cui la lama fu forgiata, non dalla scuola: due lame dello stesso anno, una di Bizen e una del Sōshū, si somigliano nella sagoma più di quanto ciascuna somigli a una lama della propria tradizione fatta un secolo dopo. In generale, il Kamakura antico dà lame snelle con la curva marcata vicino all'impugnatura (koshizori) e una punta piccola (ko-kissaki); il Kamakura tardo e il Nanbokuchō, lame larghe e lunghe, dalla curva più dolce, con punta grande (ō-kissaki) o corta e tozza (ikubi-kissaki); e il Muromachi restringe di nuovo la lama e sposta la curva verso la punta (sakizori). Così nella tabella qui sotto il «sugata» descrive ciò che era tipico dell'epoca in cui ciascuna tradizione diede il meglio di sé, non uno stampo esclusivo della scuola.

Schema con le cinque province del gokaden ordinate da ovest a est: Bizen, Yamashiro, Yamato, Mino e Sōshū.
Le cinque tradizioni prendono il nome dalla provincia in cui furono forgiate; Yamashiro e Yamato condividono la regione del Kinai. Diagramma: Kantei

Le cinque a colpo d'occhio

TradizioneProvincia (oggi)ApogeoSugataJihadaHamonBōshi
Yamashiro (山城)KyotoHeian – KamakuraKoshizori marcato, mihaba stretto, ko-kissakiKo-itame molto serrato, ji-nie brillante, nashijiSuguha in ko-nie, con attività fineKo-maru, kaeri corto
Yamato (大和)NaraKamakura – NanbokuchōShinogi alto, corpo spesso, sagoma arcaicaItame con masame e nagare; in Hoshō quasi solo masameSuguha in ko-nie, con hotsure e sunagashiSugu con ko-maru, a volte yakizume
Bizen (備前)OkayamaHeian – MuromachiDal koshizori snello del Ko-Bizen al mihaba largo e all'ō-kissaki dell'IchimonjiItame e mokume, poco ji-nie, con utsuriChōji-midare e gunome, fatti di nioiMidare-komi con ko-maru
Sōshū (相州)KanagawaTardo Kamakura – NanbokuchōMihaba largo, kissaki grande, curva dolceItame con chikei e nie abbondanteNotare e midare con ō-nie, kinsuji e inazumaMidare-komi a kaeri lungo, a volte ō-maru
Mino (美濃)GifuNanbokuchō – MuromachiCorpo robusto in Kaneuji, più leggero quando Seki standardizzaItame con masame sinuoso; poi biancastro, con shirake-utsuriGunome, togari-ba e il sanbonsugi di KanemotoJizō-bōshi o sanbonsugi proseguito
Diagramma schematico che confronta, per le cinque tradizioni del gokaden, l'andamento dell'hamon lungo il filo e un indizio della grana dell'acciaio (jihada) sullo sfondo: linea retta in Yamashiro e Yamato, lobi di chōji-midare in Bizen, onda di notare-midare con nie in Sōshū, e denti di gunome con sanbonsugi in Mino.
Uno schema di kantei, non la foto di una lama reale: molto semplificato perché risalti la differenza fra l'hamon dritto di Yamashiro e Yamato, i lobi di Bizen, l'onda irregolare del Sōshū e i denti di Mino. Diagramma: Kantei

Yamashiro: l'acciaio della corte

Kyoto forgia per l'aristocrazia e si vede: lame snelle, eleganti, di attività contenuta. Molti ritengono che il miglior acciaio mai prodotto sia quello di Awataguchi, un ko-itame finissimo coperto di ji-nie e chikei, chiamato nashiji-hada (梨子地肌), «pelle di pera». L'hamon è suguha in ko-nie, luminoso, con kinsuji, inazuma e sunagashi su scala minuta. Le ultime generazioni della Rai (Kunitsugu, Kunimitsu) subiscono l'influsso Sōshū e perdono parte di quel carattere. Per il suo apogeo precoce, il sugata tipico di Yamashiro è quello del vecchio Kamakura: lama snella, mihaba stretto, koshizori marcato e un piccolo ko-kissaki.

  • Scuole: Sanjō, Gojō, Ayanokōji, Awataguchi, Rai; Ryōkai, Nobukuni e Hasebe nella sua orbita.
  • Nomi di riferimento: Sanjō Munechika, Awataguchi Kuniyoshi e Yoshimitsu, Rai Kuniyuki, Rai Kunitoshi, Hasebe Kunishige.
  • Scuole affini fuori provincia: Enju (Higo), Ukai, Aoe (Bitchū), le Rai di Echizen e di Chikuzen. In Rai ed Enju compaiono zone opache di acciaio liscio, il rai-hada e l'enju-hada.
Tachi firmata «Sanjō», nota come Mikazuki Munechika, nella sua montatura (koshirae) laccata con motivi di crisantemo; Tesoro Nazionale, Museo Nazionale di Tokyo.
Il Mikazuki Munechika, attribuito a Sanjō Munechika, è una delle lame di Yamashiro più citate. Qui si vede nella sua koshirae e non nuda, ma dà un'idea della cura riservata a un pezzo di questo rango. Credito: National Institutes for Cultural Heritage, Japan (ColBase) · CC BY · via Wikimedia Commons

Yamato: le lame dei templi

La tradizione più antica e la più sobria. I fabbri di Nara lavoravano per i grandi templi e armavano i loro monaci guerrieri: la maggior parte delle loro lame è austera, non firmata e di intenzione utilitaria, con shinogi alto e buon corpo. Il tratto che le tradisce è il masame: vene rette e parallele, mescolate a itame e nagare, o quasi esclusive nella scuola Hoshō. La tempra è suguha in ko-nie, sfilacciata al bordo (hotsure) e percorsa da sunagashi. Tradizione altrettanto precoce, il suo sugata segue la stessa sagoma arcaica: shinogi alto, corpo spesso e punta contenuta, coerenti con la sua intenzione utilitaria.

  • Le cinque scuole: Senjuin, Taima, Tegai, Shikkake e Hoshō.
  • Nomi di riferimento: Kanenaga (Tegai), Norinaga (Shikkake), Sadayoshi e Sadamune (Hoshō; questo Sadamune non è quello del Sōshū).
  • Diffusione: i fabbri di Yamato viaggiarono verso templi di altre province e seminarono scuole di aria Yamato: Kanabō, Mihara, Nio, Kongōbyōe e Naminohira.
  • Le lame di Yamato sono scarse e quasi tutto ciò che sopravvive viene dalla Tegai. Quando la politica di Nobunaga disarma i templi, la produzione si spegne.
Katana accorciata (suriage) da una tachi, senza firma propria, attribuita a Shikkake Norinaga da un'iscrizione in oro incastonato dei periti Hon'ami; tardo Kamakura.
Questa lama ricevette il primissimo certificato Tokubetsu Jūyō Tōken concesso dalla NBTHK, la categoria più alta dell'associazione: un esempio di quanto lontano può arrivare la perizia su una lama senza firma propria. Credito: SLIMHANNYA · CC BY-SA · via Wikimedia Commons

Bizen: la maggiore produzione del paese

La regione di Kibi aveva sabbia ferrifera in abbondanza, portata dai suoi fiumi, e forgiò più spade di ogni altra. La maggior parte delle lame kotō che si vedono oggi è di Bizen: lo studioso Han Bing Siong calcolò che su circa 10.000 lame con certificato jūyō più del 40 % lo era. Secondo la pratica delle botteghe, i grandi chōji antichi nascevano tanto dall’acciaio, molto sensibile alla tempra, quanto dalla mano del fabbro; il chōji dello shinshintō, invece, è un disegno tracciato con l’argilla, e conviene non confondere l’uno con l’altro.

Il suo marchio è l'utsuri (映り), un riflesso pallido fra hamon e shinogi, e un hamon fatto quasi solo di nioi, senza la brillantezza di nie di Yamashiro o Sōshū. Le Ichimonji mostrano un chōji-midare esuberante che «ribolle» verso lo shinogi; Osafune ordina il disegno in gunome e, con Kagemitsu, in kataochi-gunome. Avendo prodotto senza sosta per quattro secoli, Bizen è la tradizione che meglio mostra l'evoluzione del sugata: dal koshizori snello del Ko-Bizen al mihaba largo e all'ō-kissaki dell'Ichimonji, e da lì a un gunome più contenuto nell'Osafune tarda. Il kataochi-gunome si associa a Kagemitsu, che lo perfeziona, anche se ha precursori nel padre Nagamitsu.

  • Scuole, in ordine: Ko-Bizen, Ko-Ichimonji, le Ichimonji (Fukuoka, Yoshioka, Katayama), Osafune, Ōei-Bizen, Sōden-Bizen e Sue-Bizen.
  • Nomi di riferimento: Tomonari e Masatsune (Ko-Bizen), Norimune e Sukezane (Ichimonji), Mitsutada, Nagamitsu, Kagemitsu e Kanemitsu (Osafune), Sukesada (Sue-Bizen).
  • Fine: la produzione crolla con la grande alluvione del fiume Yoshii nell'era Tenshō. Nello shintō i fabbri Ishidō tentarono di riprodurre il chōji delle Ichimonji, e l'utsuri solo a metà.
Katana adattata da una tachi forgiata da Osafune Mitsutada, con firma in oro incastonato attribuita dai periti Hon'ami; Kamakura, XIII secolo, Bene Culturale Importante.
Mitsutada è uno dei nomi fondatori della linea Osafune. In questa lama, accorciata a katana, si apprezzano la curva e il filo ben conservati nonostante i secoli. Credito: SLIMHANNYA · CC BY-SA · via Wikimedia Commons

Sōshū: Kamakura e il nie

Lo shogunato di Kamakura non aveva una propria forgia e chiamò fabbri da fuori: Kunitsuna, della Awataguchi, e Sukezane e Kunimune, di Bizen. Da quell'innesto nasce la tradizione di Sagami. Shintōgo Kunimitsu è il primo esponente riconoscibile, benché la sua opera sappia ancora di Yamashiro; la generazione successiva cambia la storia della spada.

La chiave tecnica attribuita a Masamune è lavorare e temprare l'acciaio a temperature molto più alte, cosa che produce nie grosso e brillante nel ji e nell'hamon — e richiede un'abilità eccezionale per non rovinare la lama. Il risultato è un itame con chikei, un hamon midare sciolto e attività in ogni punto: kinsuji, inazuma, yubashiri, tobiyaki. In Hiromitsu e Akihiro quell'attività straripa in hitatsura, la tempra che copre tutta la lama. Attiva soprattutto nel Nanbokuchō, la sua sagoma è quella di quel momento: lame lunghe, mihaba generoso e kissaki grande, con una curva più dolce di quella del Kamakura antico. Nelle botteghe si dice che il notare sia nato insieme all’ō-kissaki del Nanbokuchō, e che l’hitatsura antico non si progettasse: usciva da una tempra ricca di nie, molto difficile da governare. Dal Sōshū si diffuse in tutto il paese: le botteghe ne segnalano esempi a Seki nel XV secolo e in Owari nel XVI, e Muramasa ne ha uno celebre, il Murachidori (群千鳥).

  • Nomi di riferimento: Shintōgo Kunimitsu, Yukimitsu, Masamune, Sadamune, Norishige (Etchū), Hiromitsu e Akihiro.
  • Scuole affini: Hasebe, Nobukuni, Samonji e Sengo.
  • Durata breve: dopo il Nanbokuchō la scuola declina; il trasferimento dello shogunato a Kyoto e la concorrenza di Mino e Bizen la riducono al Sue-Sōshū.
Katana nota come Ishida Masamune, XIV secolo, Bene Culturale Importante conservato al Museo Nazionale di Tokyo.
Attribuita a Masamune, mostra l'hamon sciolto e l'attività di nie che definiscono il Sōshū: la linea di tempra è irregolare, sale e scende, e al suo interno si distinguono punti e striature più brillanti. Credito: SLIMHANNYA · CC BY-SA · via Wikimedia Commons

Mino: l'ultima e la più influente

Mino compare a fine Kamakura e finisce per pesare più di ogni altra su ciò che venne dopo. La fondano Kaneuji, fabbro della scuola Tegai di Yamato che studiò il metodo Sōshū e si stabilì a Shizu, e Kinju (Kaneshige), venuto da Echizen. Le lame di Kaneuji si chiamano Yamato-Shizu e combinano esattamente questo: itame con masame ondulato, ricco di ji-nie e chikei, e un hamon di nie con nioiguchi spesso, pieno di inazuma, kinsuji e sunagashi.

I suoi allievi fondano a Naoe la Naoe-Shizu, di tempra più ordinata, e più tardi il centro si sposta a Seki. Là nascono i tratti che tutti riconoscono: il gunome appuntito (togari-ba), l'acciaio biancastro con shirake-utsuri e il sanbonsugi, «tre cedri», della linea Kanemoto. I suoi metodi viaggiarono per tutto il paese: la maggioranza delle scuole shintō discende tecnicamente da Mino. Il sugata di Mino segue la stessa deriva: corpo robusto in Kaneuji e nella Naoe-Shizu, poi lame più leggere e maneggevoli quando la produzione si standardizza a Seki. Il sanbonsugi cambia con le generazioni: nel primo Kanemoto e nel secondo, il cosiddetto Magoroku, è irregolare e basso, con nioiguchi morbido; nei Kanemoto successivi diventa regolare, quasi a sagoma, con un nioiguchi più serrato. Un sanbonsugi dal tracciato molto regolare indica quindi un Kanemoto tardo, non Magoroku.

  • Nomi di riferimento: Kaneuji, Kinju, Kanemoto (Magoroku), Kanesada (Nosada), Kanefusa, Kanenobu.
Katana forgiata da Kanemoto di Seki, il Magoroku, Muromachi, XVI secolo; Museo Nazionale di Tokyo.
Katana di Kanemoto di Seki, il Magoroku. La linea Kanemoto rese famoso il sanbonsugi: nelle prime due generazioni è ancora irregolare e basso, e diventa regolare, quasi a stampo, in quelle successive; un sanbonsugi molto ordinato indica un Kanemoto tardo. Credito: SLIMHANNYA · CC BY-SA · via Wikimedia Commons

Le scuole shintō fuori dal gokaden

Dal 1596 l'acciaio è uniforme e le tradizioni non spiegano più nulla: ciò che distingue una lama shintō è il centro di produzione e la bottega. Questi sono quelli che si incontrano più spesso.

CentroEpocaTrattiNomi
Hizen (肥前)1600 – XIX sec.Konuka-hada, un ko-itame così fine che pare crusca di riso; suguha in ko-nie molto regolare; forma «Hizen-zukuri» con shinogi-ji largoTadayoshi I e la sua linea, Tadahiro
Ōsaka (大坂)XVII sec.Acciaio chiaro e ben lucidato; avvio rettilineo dell'hamon sopra il codolo (Ōsaka-yakidashi); il tōran-ba «a onde» di SukehiroSukehiro, Inoue Shinkai, i Kunisuke
Edo (江戸)XVII – XIX sec.Hamon vistosi ma controllatissimi; il juzu-ba «a rosario» di Kotetsu; copie Sōshū, con la malva dei Tokugawa in YasutsuguNagasone Kotetsu, Yasutsugu, Hankei, Kazusa no Suke Kaneshige
Kyoto (京, Kyō)1596 – XVII sec.Il ponte fra kotō e shintō; incisioni (horimono) di grande qualitàUmetada Myōju, Horikawa Kunihiro, Kunimichi, la scuola Mishina
Echizen (越前)XVII sec.Stile Mino ereditato dalla linea Shimosaka; lame robuste e funzionaliShimosaka, la linea Yasutsugu
Sendai (仙台)XVII sec.Masame puro: uno Yamato-den risorto nel nordKunikane
Satsuma (薩摩)XVIII – XIX sec.Nie spesso e ruvido, hamon potente, lame da guerra; l’imozuru (芋蔓), «tralcio di patata dolce», un inazuma grosso e torbido, il cui nome secondo la tradizione di bottega ha un che di canzonatorio: Satsuma è terra di patate dolciMotohira, Masakiyo
Ishidō (石堂)XVII sec.Imitazione deliberata del chōji-midare delle Ichimonji di BizenKorekazu, Tsunemitsu
Katana firmata da Nagasone Kotetsu, con un'iscrizione in oro incastonato che registra una prova di taglio; periodo Edo.
L’iscrizione d’oro sul codolo registra una prova di taglio fatta nel 1665 da Yamano Kaemon Nagahisa, uno dei tagliatori al servizio dello shogunato, che attraversò quattro torsi sovrapposti: la fama di Kotetsu per il filo si basa su prove come questa. Che cos’è e come si legge un’iscrizione simile è in «Gradi, prove di taglio e titoli». Credito: Tokyo Fuji Art Museum · CC0 · via Wikimedia Commons