Il gokaden e le scuole

Il gokaden (五箇伝), «le cinque tradizioni», raggruppa le scuole del kotō per provincia: Yamashiro, Yamato, Bizen, Sōshū e Mino. Non è una cronologia ma uno strumento di perizia: si legge l'acciaio, la linea di tempra e la sagoma, si decide la tradizione e solo dopo si scende alla scuola e al fabbro. Funziona bene per le lame dal medio Kamakura al Nanbokuchō e si sfuma appena inizia lo shintō.

Che cos'è e fino a dove serve

Quando sia stato formulato il gokaden è discusso. Kōkan Nagayama lo fa risalire al kotō stesso; la NBTHK lo colloca nel periodo Edo; Nobuo Nakahara sostiene che la forma attuale sia stata fissata dai periti della famiglia Hon’ami in epoca Taishō e rifinita dopo la guerra. Un manuale di perizia del 1793 separa già Yamato, Yamashiro, Bizen, Sōshū e Mino, con Awataguchi e le scuole di Yamato come gruppi a sé: l'impianto è dunque anteriore al Novecento.

La sua utilità ha limiti netti. A fine Muromachi le scuole si copiano e compaiono gli ibridi — Sōden-Bizen, Sue-Tegai, Sue-Aoe — così i tratti si mescolano; e dal 1596 l'acciaio smette di essere locale. Da qui la regola pratica: il gokaden descrive davvero circa 220 anni, dal medio Kamakura all'era Ōei, e per lo shintō si ragiona per centri di produzione, non per tradizioni.

Un'ultima avvertenza: i manuali esagerano i tratti perché si imparino. «Bizen mostra sempre utsuri» descrive la norma, non una legge. E il vocabolario varia: dove i più vedono itame, mokume e masame mescolati, Nagayama riserva l'itame al Sōshū.

Un'ultima precisione, questa sulla sagoma. Il sugata — profilo, curvatura, larghezza, dimensione della punta — dipende soprattutto dall'epoca in cui la lama fu forgiata, non dalla scuola: due lame dello stesso anno, una di Bizen e una del Sōshū, si somigliano nella sagoma più di quanto ciascuna somigli a una lama della propria tradizione fatta un secolo dopo. In generale, il Kamakura antico dà lame snelle con la curva marcata vicino all'impugnatura (koshizori) e una punta piccola (ko-kissaki); il Kamakura tardo e il Nanbokuchō, lame larghe e lunghe, dalla curva più dolce, con punta grande (ō-kissaki) o corta e tozza (ikubi-kissaki); e il Muromachi restringe di nuovo la lama e sposta la curva verso la punta (sakizori). Così nella tabella qui sotto il «sugata» descrive ciò che era tipico dell'epoca in cui ciascuna tradizione diede il meglio di sé, non uno stampo esclusivo della scuola.

Le cinque a colpo d'occhio

TradizioneProvincia (oggi)ApogeoSugataJihadaHamonBōshi
Yamashiro (山城)KyotoHeian – KamakuraKoshizori marcato, mihaba stretto, ko-kissakiKo-itame molto serrato, ji-nie brillante, nashijiSuguha in ko-nie, con attività fineKo-maru, kaeri corto
Yamato (大和)NaraKamakura – NanbokuchōShinogi alto, corpo spesso, sagoma arcaicaItame con masame e nagare; in Hoshō quasi solo masameSuguha in ko-nie, con hotsure e sunagashiSugu con ko-maru, a volte yakizume
Bizen (備前)OkayamaHeian – MuromachiDal koshizori snello del Ko-Bizen al mihaba largo e all'ō-kissaki dell'IchimonjiItame e mokume, poco ji-nie, con utsuriChōji-midare e gunome, fatti di nioiMidare-komi con ko-maru
Sōshū (相州)KanagawaTardo Kamakura – NanbokuchōMihaba largo, kissaki grande, curva dolceItame con chikei e nie abbondanteNotare e midare con ō-nie, kinsuji e inazumaMidare-komi a kaeri lungo, a volte ō-maru
Mino (美濃)GifuNanbokuchō – MuromachiCorpo robusto in Kaneuji, più leggero quando Seki standardizzaItame con masame sinuoso; poi biancastro, con shirake-utsuriGunome, togari-ba e il sanbon-sugi di KanemotoJizō-bōshi o sanbon-sugi proseguito

Yamashiro: l'acciaio della corte

Kyoto forgia per l'aristocrazia e si vede: lame snelle, eleganti, di attività contenuta. Molti ritengono che il miglior acciaio mai prodotto sia quello di Awataguchi, un ko-itame finissimo coperto di ji-nie e chikei, chiamato nashiji-hada (梨子地肌), «pelle di pera». L'hamon è suguha in ko-nie, luminoso, con kinsuji, inazuma e sunagashi su scala minuta. Le ultime generazioni della Rai (Kunitsugu, Kunimitsu) subiscono l'influsso Sōshū e perdono parte di quel carattere. Per il suo apogeo precoce, il sugata tipico di Yamashiro è quello del vecchio Kamakura: lama snella, mihaba stretto, koshizori marcato e un piccolo ko-kissaki.

  • Scuole: Sanjō, Gojō, Ayanokōji, Awataguchi, Rai; Ryōkai, Nobukuni e Hasebe nella sua orbita.
  • Nomi di riferimento: Sanjō Munechika, Awataguchi Kuniyoshi e Yoshimitsu, Rai Kuniyuki, Rai Kunitoshi, Hasebe Kunishige.
  • Scuole affini fuori provincia: Enju (Higo), Ukai, Aoe (Bitchū), le Rai di Echizen e di Chikuzen. In Rai ed Enju compaiono zone opache di acciaio liscio, il rai-hada e l'enju-hada.

Yamato: le lame dei templi

La tradizione più antica e la più sobria. I fabbri di Nara lavoravano per i grandi templi e armavano i loro monaci guerrieri: la maggior parte delle loro lame è austera, non firmata e di intenzione utilitaria, con shinogi alto e buon corpo. Il tratto che le tradisce è il masame: vene rette e parallele, mescolate a itame e nagare, o quasi esclusive nella scuola Hoshō. La tempra è suguha in ko-nie, sfilacciata al bordo (hotsure) e percorsa da sunagashi. Tradizione altrettanto precoce, il suo sugata segue la stessa sagoma arcaica: shinogi alto, corpo spesso e punta contenuta, coerenti con la sua intenzione utilitaria.

  • Le cinque scuole: Senjuin, Taima, Tegai, Shikkake e Hoshō.
  • Nomi di riferimento: Kanenaga (Tegai), Norinaga (Shikkake), Sadayoshi e Sadamune (Hoshō; questo Sadamune non è quello del Sōshū).
  • Diffusione: i fabbri di Yamato viaggiarono verso templi di altre province e seminarono scuole di aria Yamato: Kanabō, Mihara, Nio, Kongōbyōe e Naminohira.
  • Le lame di Yamato sono scarse e quasi tutto ciò che sopravvive viene dalla Tegai. Quando la politica di Nobunaga disarma i templi, la produzione si spegne.

Bizen: la maggiore produzione del paese

La regione di Kibi aveva sabbia ferrifera in abbondanza, portata dai suoi fiumi, e forgiò più spade di ogni altra. La maggior parte delle lame kotō che si vedono oggi è di Bizen: lo studioso Han Bing Siong calcolò che su circa 10.000 lame con certificato jūyō più del 40 % lo era.

Il suo marchio è l'utsuri (映り), un riflesso pallido fra hamon e shinogi, e un hamon fatto quasi solo di nioi, senza la brillantezza di nie di Yamashiro o Sōshū. Le Ichimonji mostrano un chōji-midare esuberante che «ribolle» verso lo shinogi; Osafune ordina il disegno in gunome e, con Kagemitsu, in kataochi-gunome. Avendo prodotto senza sosta per quattro secoli, Bizen è la tradizione che meglio mostra l'evoluzione del sugata: dal koshizori snello del Ko-Bizen al mihaba largo e all'ō-kissaki dell'Ichimonji, e da lì a un gunome più contenuto nell'Osafune tarda.

  • Scuole, in ordine: Ko-Bizen, Ko-Ichimonji, le Ichimonji (Fukuoka, Yoshioka, Katayama), Osafune, Ōei-Bizen, Sōden-Bizen e Sue-Bizen.
  • Nomi di riferimento: Tomonari e Masatsune (Ko-Bizen), Norimune e Sukezane (Ichimonji), Mitsutada, Nagamitsu, Kagemitsu e Kanemitsu (Osafune), Sukesada (Sue-Bizen).
  • Fine: la produzione crolla con la grande alluvione del fiume Yoshii nell'era Tenshō. Nello shintō i fabbri Ishidō tentarono di riprodurre il chōji delle Ichimonji, e l'utsuri solo a metà.

Sōshū: Kamakura e il nie

Lo shogunato di Kamakura non aveva una propria forgia e chiamò fabbri da fuori: Kunitsuna, della Awataguchi, e Sukezane e Kunimune, di Bizen. Da quell'innesto nasce la tradizione di Sagami. Shintōgo Kunimitsu è il primo esponente riconoscibile, benché la sua opera sappia ancora di Yamashiro; la generazione successiva cambia la storia della spada.

La chiave tecnica attribuita a Masamune è lavorare e temprare l'acciaio a temperature molto più alte, cosa che produce nie grosso e brillante nel ji e nell'hamon — e richiede un'abilità eccezionale per non rovinare la lama. Il risultato è un itame con chikei, un hamon midare sciolto e attività in ogni punto: kinsuji, inazuma, yubashiri, tobiyaki. In Hiromitsu e Akihiro quell'attività straripa in hitatsura, la tempra che copre tutta la lama. Attiva soprattutto nel Nanbokuchō, la sua sagoma è quella di quel momento: lame lunghe, mihaba generoso e kissaki grande, con una curva più dolce di quella del Kamakura antico.

  • Nomi di riferimento: Shintōgo Kunimitsu, Yukimitsu, Masamune, Sadamune, Norishige (Etchū), Hiromitsu e Akihiro.
  • Scuole affini: Hasebe, Nobukuni, Samonji e Sengo.
  • Durata breve: dopo il Nanbokuchō la scuola declina; il trasferimento dello shogunato a Kyoto e la concorrenza di Mino e Bizen la riducono al Sue-Sōshū.

Mino: l'ultima e la più influente

Mino compare a fine Kamakura e finisce per pesare più di ogni altra su ciò che venne dopo. La fondano Kaneuji, fabbro della scuola Tegai di Yamato che studiò il metodo Sōshū e si stabilì a Shizu, e Kinju (Kaneshige), venuto da Echizen. Le lame di Kaneuji si chiamano Yamato-Shizu e combinano esattamente questo: itame con masame ondulato, ricco di ji-nie e chikei, e un hamon di nie con nioi-guchi spesso, pieno di inazuma, kinsuji e sunagashi.

I suoi allievi fondano a Naoe la Naoe-Shizu, di tempra più ordinata, e più tardi il centro si sposta a Seki. Là nascono i tratti che tutti riconoscono: il gunome appuntito (togari-ba), l'acciaio biancastro con shirake-utsuri e il sanbon-sugi, «tre cedri», della linea Kanemoto. A Mino si attribuisce la costruzione kabuse in due pezzi, alla base della produzione in serie di fine kotō, e i suoi metodi viaggiarono per tutto il paese: la maggioranza delle scuole shintō discende tecnicamente da Mino. Il sugata di Mino segue la stessa deriva: corpo robusto in Kaneuji e nella Naoe-Shizu, poi lame più leggere e maneggevoli quando la produzione si standardizza a Seki.

  • Nomi di riferimento: Kaneuji, Kinju, Kanemoto (Magoroku), Kanesada (Nosada), Kanefusa, Kanenobu.

Le scuole shintō fuori dal gokaden

Dal 1596 l'acciaio è uniforme e le tradizioni non spiegano più nulla: ciò che distingue una lama shintō è il centro di produzione e la bottega. Questi sono quelli che si incontrano più spesso.

CentroEpocaTrattiNomi
Hizen (肥前)1600 – XIX sec.Konuka-hada, un ko-itame così fine che pare crusca di riso; suguha in ko-nie molto regolare; forma «Hizen-zukuri» con shinogi-ji largoTadayoshi I e la sua linea, Tadahiro
Ōsaka (大坂)XVII sec.Acciaio chiaro e ben lucidato; avvio rettilineo dell'hamon sopra il codolo (Ōsaka-yakidashi); il tōran-ba «a onde» di SukehiroSukehiro, Inoue Shinkai, i Kunisuke
Edo (江戸)XVII – XIX sec.Hamon vistosi ma controllatissimi; il juzu-ba «a rosario» di Kotetsu; copie Sōshū, con la malva dei Tokugawa in YasutsuguNagasone Kotetsu, Yasutsugu, Hankei, Kazusa no Suke Kaneshige
Kyoto (京)1596 – XVII sec.Il ponte fra kotō e shintō; incisioni (horimono) di grande qualitàUmetada Myōju, Horikawa Kunihiro, Kunimichi, la scuola Mishina
Echizen (越前)XVII sec.Stile Mino ereditato dalla linea Shimosaka; lame robuste e funzionaliShimosaka, la linea Yasutsugu
Sendai (仙台)XVII sec.Masame puro: uno Yamato-den risorto nel nordKunikane
Satsuma (薩摩)XVIII – XIX sec.Nie spesso e ruvido, hamon potente, lame da guerraMotohira, Masakiyo
Ishidō (石堂)XVII sec.Imitazione deliberata del chōji-midare delle Ichimonji di BizenKorekazu, Tsunemitsu