La forma (sugata)
La silhouette di una lama è la prima cosa che si guarda e quella che per prima la data: dove cade la curvatura, quanto si restringe verso la punta, quanto è grande il kissaki e come sta in mano. Questo tema insegna a leggere questi tratti uno per uno, ne segue l’evoluzione periodo per periodo e spiega perché la forma che vediamo oggi in una lama antica non è sempre quella uscita dalla forgia: quasi tutte le grandi lame kotō sono state accorciate, e secoli di lucidature cambiano la punta, lo spessore e persino la curvatura.
Come si guarda una lama
Il sugata (姿), chiamato anche taihai (体配), è la silhouette della lama e l’insieme delle sue proporzioni. Insieme alla grana dell’acciaio (jihada) e alla linea di tempra (hamon), è uno dei tre tratti che si osservano per primi, e quello che dice di più sull’epoca: anche una copia fedele della grana o dello hamon lascia quasi sempre qualche indizio nella forma. Serve prima di tutto a datare; poi, a volte, ad avvicinarsi a una scuola o a un forgiatore.
La posizione
La lama si tiene in verticale, a braccio teso, con il codolo o l’impugnatura in basso. Il codolo deve restare perfettamente verticale: se si inclina, il punto di massima curvatura sembra sempre trovarsi verso il centro, e un koshizori si scambia per un toriizori. Lo stesso vale per le foto dei libri, che conviene ruotare finché il nakago non è verticale prima di giudicare la curvatura. Per vedere se la curvatura cresce verso la punta (sakizori) aiuta tenere la lama in orizzontale, con l’estremità del codolo vicino al viso, e seguire il dorso con lo sguardo.
Un ordine per non dimenticare nulla
Non esiste un ordine ufficiale. Questo è quello che Markus Sesko propone come lista di lavoro negli esercizi di kantei, dal basso verso l’alto:
- la lunghezza (nagasa);
- la curvatura: quanta e dove (sori);
- la larghezza e come si restringe verso la punta, con il funbari;
- la punta (kissaki) e la curva del suo filo (fukura);
- lo spigolo (shinogi) e la fascia tra lo spigolo e il dorso (shinogi-ji);
- il dorso (mune), lo spessore (kasane) e la bombatura delle facce (niku);
- scanalature e incisioni (hi e horimono);
- il codolo, per ultimo.
Il peso in mano
Alcuni esperti dicono kotō, shintō o shinshintō solo sollevando la lama. La regola che circola — «leggera, kotō; pesante e sbilanciata in punta, shinshintō» — è una semplificazione utile e niente di più: ci sono tachi Kamakura molto sani che pesano, e lame shintō o shinshintō leggere. Il peso orienta; non data.
Gli elementi della forma
Ogni tratto, da solo, data poco; ciò che data è la combinazione. Ecco l’elenco di ciò che si osserva, con quello che ciascun tratto di solito indica.
La lunghezza
La nagasa (長さ) si misura in linea retta dal machi alla punta. Una lama decisamente lunga fa pensare a un tachi Kamakura o Nanbokuchō non accorciato, o a un’opera shinshintō; un daitō che supera appena la lunghezza di un grande wakizashi fa pensare al Muromachi.
La curvatura: quanta e dove
Il sori (反り) è la freccia massima tra il dorso e la corda che va dal machi alla punta. Dove cade conta quanto la sua misura: con i secoli il punto di massima curvatura sale dalla base verso la punta.
| Tipo | Dove cade la curvatura | Quando |
|---|---|---|
| koshizori (腰反り) | sotto la metà, spesso all’altezza dello habaki; nei tachi antichi prosegue nel codolo | Heian e primo Kamakura; revival |
| koshizori che «si piega in avanti», utsumuku (俯く) | la curvatura non riprende verso la punta: il tratto alto resta quasi dritto | tardo Heian e primo Kamakura |
| toriizori (鳥居反り), anche nakazori (中反り) o kyōzori (京反り) | verso la metà, come la traversa di un torii | dalla metà del Kamakura; domina nel tardo Kamakura e nel Nanbokuchō; ritorna nello shintō |
| sakizori (先反り) | cresce dal monouchi alla punta | katana del Muromachi, più marcata quanto più tarda; un lieve accenno indica la fine del Nanbokuchō o il primo Muromachi |
| uchizori (内反り) | verso il filo | tantō Kamakura; può essere anche effetto dell’usura |
| takenokozori (筍反り) | uchizori con fukura scarsa, «come un germoglio di bambù» | tardo Kamakura, in particolare Norishige |
| muzori (無反り) | senza curvatura | tantō di varie epoche |
La curvatura nasce dalla tempra stessa: indurendosi, il filo si dilata e incurva la lama verso il dorso. Ma in una lama pienamente sviluppata il forgiatore aggiunge curvatura di proposito, oltre a quella data dalla tempra, ed è questa curvatura voluta a distinguere gli stili.
La larghezza, il restringimento e il funbari
La larghezza al machi (mihaba, 身幅) si giudica sempre insieme alla larghezza allo yokote (sakihaba, 先幅): ciò che data è quanto la lama si restringe.
- Lunga, molto rastremata e molto curva: tachi anteriore al Nanbokuchō, o una sua copia.
- Lunga, larga, poco curva e poco rastremata: medio Nanbokuchō, Keichō-shintō o shinshintō.
- Forte restringimento con sori molto basso e punta raccolta: Kanbun-shintō.
Il funbari (踏ん張り), «piantarsi a gambe larghe», è l’allargamento della lama nei primi centimetri sopra il machi — Sesko parla di 4 o 5 cm —, sul lato del filo e su quello del dorso. Non è larghezza: una lama larga che si restringe in modo uniforme non ha funbari; ciò che conta è il ritmo del restringimento alla base. Esiste solo nei codoli non accorciati (ubu) e si perde con il machi-okuri, con il suriage e con le lucidature ripetute, soprattutto dal lato del dorso. Per questo una lama che lo conserva si può considerare non accorciata e nella sua forma originale. Si spiega in parte con lo yaki-otoshi (焼き落とし): la tempra cominciava a una certa distanza dal machi, e il forgiatore allargava la base per compensare quel tratto non temprato.
La punta e la fukura
| Kissaki | Com’è | Che cosa indica di solito |
|---|---|---|
| ko-kissaki (小切先) | piccola | più è piccola, più è antica; Heian e primo Kamakura |
| chū-kissaki (中切先) | media | la più comune in tutte le epoche |
| ō-kissaki (大切先) | lunga | Nanbokuchō, Keichō-shintō, shinshintō |
| ikubi-kissaki (猪首切先) | corta e larga, «collo di cinghiale» | metà del Kamakura, nella linea dei tachi larghi e robusti |
| kamasu-kissaki (魳切先) | quasi senza fukura, «testa di barracuda» | jōkotō e kotō molto antico, o loro riproduzioni |
Attenzione all’etichetta «ō-kissaki»: molte lame Nanbokuchō descritte così hanno punte appena più grandi di un chū-kissaki allungato, in parte per le lucidature. Nelle botteghe si dice che non esiste una regola ufficiale per misurare il kissaki: il tipo si decide a occhio, in rapporto alla larghezza della lama. Le stesse botteghe usano una regola pratica che confronta la lunghezza della punta con la larghezza della lama allo yokote: sotto 1,5 volte quella larghezza la punta è corta, del tipo ikubi; tra 1,5 e 2 volte è un chū-kissaki; oltre 2 volte, un ō-kissaki. Serve per orientarsi, non per chiudere una discussione.
La fukura (ふくら) è la curva del filo dentro la punta. Piena si dice fukura tsuku (ふくら付く); scarsa, fukura kareru (ふくら枯れる). È scarsa nei tantō di Samonji e del Sue-Sōshū, nelle katana del tardo Muromachi, nell’Ōei-Bizen e nella scuola di Kiyomaro, e aiuta a non confondere un Ōei-Bizen con un Bizen Kamakura. Ma la fukura si ritocca facilmente in lucidatura: una fukura scarsa può essere originale o di riparazione. Il punto in cui si incrociano yokote, shinogi e ko-shinogi è il mitsukado (三つ角).
Lo shinogi e lo shinogi-ji
Uno shinogi alto, con una sezione romboidale marcata, è proprio dello Yamato e delle scuole affini (Uda, Mihara, Niō, Naminohira), del Sue-Bizen e del Sue-Seki, e di tutte le naginata e nagamaki e delle loro riconversioni. Uno shinogi basso è proprio del Bizen e del Sōshū (Ichimonji, Osafune della metà del Kamakura, Kozori) e di Tsuda Sukehiro. Lo shinogi-ji largo è Yamato; quello stretto, Sōshū e Yamashiro.
Il dorso, lo spessore e il niku
- Il dorso piatto, kaku-mune (角棟), compare quasi solo in lame antiche; quello arrotondato, maru-mune, in lame antiche e in alcune scuole (Ko-Bizen, Aoe); lo iori-mune, a due falde, è alto nello Yamato e basso nel Bizen; il mitsu-mune, a tre facce, nel Sōshū e nei tantō dello Yamashiro.
- Il kasane (重ね) è, a rigore, lo spessore misurato sul dorso. Con uno shinogi alto la lama sembra spessa anche se il suo kasane è sottile. È una chiave di datazione: il medio Nanbokuchō ha un kasane molto sottile per le sue dimensioni, e le sue copie Keichō-shintō e shinshintō riproducono bene la silhouette ma con il kasane un po’ più spesso. Un calo brusco dello spessore verso la punta, invece di un assottigliamento uniforme, tradisce lucidature intense nel monouchi.
- Il niku (肉) è la bombatura delle facce: hira-niku (平肉) quella dell’intera faccia, ha-niku (刃肉) quella della zona del filo. Un niku pieno è tipico del Kamakura, e la sua variante piena fin quasi al filo è lo hamaguri-ba (蛤刃), il «filo a conchiglia». Il niku cala con il medio Nanbokuchō e con le sue imitazioni. Un niku pieno regge meglio contro bersagli duri; una faccia piatta taglia bene nel morbido, ma con un filo più delicato. Togliere niku a una lama Kamakura senza necessità è un errore del lucidatore. Eppure ci sono lucidatori che appiattiscono le facce di lame sane solo perché così brillano di più in vetrina: la lama fa più figura, ma perde la resistenza che le dava il niku.
- L’ubu-ha (生ぶ刃) è un tratto non affilato accanto al machi. Indica una lama non accorciata e poco lucidata; in un «Kamakura» troppo perfetto, deve far sospettare una copia.
Una punta a parte: il kissaki-moroha-zukuri
Nel kissaki-moroha-zukuri (鋒両刃造) il tratto della punta è a doppio filo: il dorso della punta è affilato e temprato, a differenza del kanmuri-otoshi, che si limita ad assottigliare il dorso. Si chiama anche kogarasu-zukuri (小烏造) dal Kogarasumaru (小烏丸), la lama che meglio rappresenta il passaggio dalla spada dritta da stocco a quella curva da taglio: 62,8 cm di nagasa e 1,2 cm di sori, curvatura forte alla base e quasi nulla in alto, codolo ubu e senza firma. La tradizione la attribuisce ad Amakuni e ne fa un tesoro dei Taira; ricomparve nel 1785, passò ai Sō di Tsushima, che la donarono all’imperatore Meiji nel 1882, e oggi è proprietà imperiale (gyobutsu, 御物). La sua data va, secondo la fonte, dal tardo Nara alla metà dello Heian. Tra le spade dritte dello Shōsōin (正倉院) ci sono già esempi di questa punta, e nel Bakumatsu e nel primo Meiji fu copiata per nostalgia. Secondo la tradizione delle botteghe, su quelle spade dello Shōsōin il doppio filo occupa circa 10 cm della punta, su una lama kiriha-zukuri; dal XII secolo la forma divenne rara in mano ai guerrieri, sopravvisse come spada cerimoniale di corte e si evolse verso il kanmuri-otoshi. Le botteghe spiegano anche perché una lama lunga a due fili simmetrici in Giappone quasi non esista: la tempra curva la lama verso il dorso, e con due fili temprati quella tensione non ha dove sfogarsi.
La forma periodo per periodo
Le tabelle seguono le tappe stilistiche della serie di kantei di Markus Sesko, confrontate con la Wikipedia giapponese e con il Museo di storia della prefettura di Hyōgo. Le loro date sono quelle della forma, non della politica, e non coincidono del tutto con quelle del tema «Periodi: dal jōkotō allo shinsakutō». La tendenza è solida; i forgiatori di ogni riga sono solo due o tre esempi, e le misure sono indicative.
Tachi e katana
| Tappa ed etichetta | La forma | Esempi |
|---|---|---|
| Tardo Heian (XI–XII sec.) · yūbi (優美), «aggraziata» | snella, molto rastremata, koshizori profondo che si piega verso la punta e prosegue nel codolo, funbari, ko-kissaki; circa 80 cm | Sanjō Munechika, Ko-Bizen Tomonari, Hōki Yasutsuna |
| Primo Kamakura (1185–1232) · yūsō (優壮), «elegante e forte» | un po’ più larga e con più punta, meno rastremata; koshizori ancora marcato | Awataguchi Kunitomo, Ko-Ichimonji Norimune, Ko-Aoe Sadatsugu |
| Medio Kamakura (1232–1288) · gōsō (豪壮), «magnifica» | più lunga e larga, poco rastremata, dal koshizori al toriizori, niku abbondante, chū-kissaki pieno; in parallelo, una linea più robusta con ikubi-kissaki | Awataguchi Kuniyoshi, Fukuoka-Ichimonji Yoshifusa, Osafune Mitsutada |
| Tardo Kamakura – primo Nanbokuchō (1288–1336) | ancora più lunga, punta maggiore, toriizori, kasane più sottile e meno niku | Rai Kunimitsu, Osafune Kagemitsu, Enju Kunisuke |
| Medio Nanbokuchō (1336–1375) · Enbun-Jōji-sugata (延文・貞治姿) | tachi fino a 90 cm e ōdachi di oltre 120; poco restringimento, niku scarso, kasane sottile, toriizori bassa, ō-kissaki con fukura scarsa; quasi tutte accorciate oggi | Hasebe Kunishige, Kanemitsu, Ōmiya Morikage |
| Tardo Nanbokuchō – primo Muromachi (1375–1428) · Ōei-Bizen (応永備前) | un passo indietro: toriizori bassa, kasane maggiore, restringimento e chū-kissaki; alla fine, tachi «alla Kamakura» con un lieve sakizori | Sanjō Yoshinori, Osafune Morimitsu, Kozori Tsuguyuki |
| Medio Muromachi (1428–1467) | più corta, più rastremata, kasane maggiore, sakizori crescente: il passaggio dal tachi alla katana | Osafune Norimitsu, Sukemitsu, Toshimitsu |
| Tardo Muromachi (1467–1555) · katate-uchi (片手打ち), a una mano | katana corta, da 60 a 65 cm, chū-kissaki un po’ allungato, larga e poco rastremata, kasane spesso, sakizori profondo | Osafune Sukesada, Muramasa |
| Fine del Muromachi (1555–1572) | si allunga di nuovo (73–75 cm); larga, kasane spesso, sakizori ancora netto | Osafune Sukesada, Kanetsune |
| Momoyama – primo Edo (1572–1624) · Keichō-shintō (慶長新刀) | revival del Nanbokuchō già accorciato: 70–75 cm, larga, poco restringimento e poco niku, sori basso, ō-kissaki o chū-kissaki allungato, kasane un po’ più spesso di quello degli originali | Horikawa Kunihiro, Echizen Yasutsugu, Hizen Tadayoshi |
| Primo Edo (1624–1652) · Kan'ei-shintō (寛永新刀) | circa 70 cm, sori moderato, restringimento, chū-kissaki | Kunisada, Kunisuke |
| Edo avanzato (1652–1688) · Kanbun-shintō (寛文新刀) | circa 70 cm, restringimento forte, sori basso, chū-kissaki raccolto che tende al ko-kissaki; una delle forme più facili da riconoscere | Inoue Shinkai, Nagasone Kotetsu, Nagasone Okimasa |
| Medio Edo (1688–1781) · Genroku-shintō (元禄新刀) | si abbandona il Kanbun: più sori, restringimento armonioso, chū-kissaki; la katana «tipica» | Ikkanshi Tadatsuna, Yasukuni |
| Tardo Edo (1781–1844) · fukkotō (復古刀) | 70–75 cm, un po’ più larga, restringimento dolce, sori profondo, chū-kissaki: ritorno al Kamakura | Suishinshi Masahide, Taikei Naotane, Hosokawa Masayoshi |
| Bakumatsu – primo Meiji (1844–1876) | nuovo revival del medio Nanbokuchō: larga, poco restringimento e poco niku, sori basso, ō-kissaki o chū-kissaki allungato, kasane più spesso di quello degli originali | Minamoto Kiyomaro, Masao, Sa Yukihide |
| Bakumatsu, variante · kinnōtō (勤王刀) | lama lunga, di circa 85 cm, quasi senza sori, chū-kissaki | Sa Yukihide, Saitō Kiyondo |
Il Kanbun-shintō ha due spiegazioni, e nessuna è provata: Sesko lo attribuisce a una scherma che preferiva la stoccata al fendente, la Wikipedia giapponese a un allenamento che ormai si faceva soprattutto con spade di bambù (shinai, 竹刀), quasi dritte.
Tantō e ko-wakizashi
| Tappa | La forma | Esempi |
|---|---|---|
| Primo Kamakura | hira-zukuri, lieve uchizori, fukura piena; quasi sempre sotto i 24 cm | Awataguchi Kunitomo, Awataguchi Hisakuni |
| Medio Kamakura | la lunghezza standard, jōsun (常寸), di 25–26 cm, senza sori o con uchizori; le proporzioni più equilibrate | Awataguchi Norikuni, Rai Kunitoshi, Shintōgo Kunimitsu |
| Tardo Kamakura | il jōsun convive con tantō di 27–32 cm, più larghi e quasi senza sori; lo hōchō-tantō (包丁), larghissimo per la sua lunghezza | Rai Kunimitsu, Masamune, Sadamune |
| Medio Nanbokuchō | la forma Enbun-Jōji in piccolo: 30–40 cm, larga, fukura piena, kasane sottile, sakizori netto (sunnobi-tantō, 寸延短刀) | Hiromitsu, Kanemitsu, Aoe Tsugunao |
| Tardo Nanbokuchō – primo Muromachi | il tantō classico si fa raro; lunghi hira-zukuri ko-wakizashi con sakizori | Osafune Morimitsu, Nobukuni |
| Medio e tardo Muromachi | ko-wakizashi larghi con sakizori profondo; revival del tantō Kamakura (23–26 cm, uchizori) e moroha-zukuri di 20–23 cm | Kanefusa, Muramasa, Shimada Yoshisuke |
| Momoyama | revival dell’Enbun-Jōji con sakizori, fukura più piena e kasane più spesso; katakiriha-zukuri larghi | Umetada Myōju, Horikawa Kunihiro |
| Edo | la produzione di tantō cala; soprattutto copie di pezzi kotō, più lunghe | Nagasone Kotetsu, Mino no Kami Masatsune |
| Shinshintō | revival Enbun-Jōji di 39–43 cm e del tantō Kamakura, quasi sempre con il kasane più spesso | Minamoto Kiyomaro, Saitō Kiyondo |
Il wakizashi
Il wakizashi in shinogi-zukuri, «come una piccola katana», non compare prima del Muromachi ed è raro fino alla metà del periodo. Molte lame di poco meno di due shaku anteriori all’Edo furono forgiate come uchigatana o katate-uchi, e oggi si classificano come wakizashi solo per la lunghezza: l’etichetta di una scheda non dice per che cosa fu fatta la lama.
Lame accorciate: machi-okuri, suriage e ō-suriage
L’acciaio era caro, e accorciare una lama utilizzabile costava meno che forgiarne un’altra: l’accorciamento è antico quasi quanto la forgia. Si accorciava per adattare la lama a chi l’avrebbe portata, ai cambiamenti del combattimento — dal cavaliere al fante — e alle norme dell’Edo. La conseguenza per chi guarda oggi è chiara: la maggior parte dei tachi Kamakura e Nanbokuchō sopravvissuti è accorciata, e uno di lunghezza originale è raro.
Tre gradi di accorciamento
- Machi-okuri (区送り): si alzano le tacche del machi senza tagliare il codolo. La lama si accorcia un poco, il codolo si allunga e resta ubu (生ぶ), ma il funbari si perde.
- Suriage (磨上げ): si taglia l’estremità del codolo e se ne ricava uno nuovo dalla parte bassa della lama, conservando parte del codolo originale e, spesso, la firma.
- Ō-suriage (大磨上げ): l’accorciamento è tale che non resta nulla del codolo originale né della firma.
In bottega, per rifare il codolo si abbassano il filo e il dorso e si assottiglia una sola faccia, quella posteriore, per darle la rastremazione; per questo una scanalatura (hi) che corre nel codolo finisce prima su quella faccia. A volte bisogna stemprare con il calore la parte dello hamon che diventa codolo, e lo hamon svanisce accanto al nuovo machi. Secondo la pratica delle botteghe, la nuova limatura si fa dritta (kiri) e l’estremità si taglia dritta, qualunque fosse l’originale, e questo aiuta a separare ciò che è stato rifatto da ciò che è uscito dalla forgia; prima del XVI secolo non è una regola fissa. Nel gergo delle botteghe, inoltre, «ō-suriage» si dice a volte di qualsiasi codolo rifatto senza firma, anche se il taglio è stato breve.
Salvare la firma
In un ō-suriage la firma si può salvare in due modi: l’orikaeshi-mei (折返銘), in cui la firma viene ripiegata sull’altra faccia e resta capovolta, e il gaku-mei (額銘), anche tanzaku-mei (短冊銘), in cui la si ritaglia come una placca e la si incassa nel nuovo codolo. Sui codoli accorciati è frequente anche un’attribuzione intarsiata in oro (kinzōgan-mei, 金象嵌銘).
Tenshō-suriage e Keichō-suriage
Sono etichette moderne per gli ō-suriage di quelle due ere, quando, secondo Sesko, la classe dirigente — da Oda Nobunaga a Hideyoshi — cercava opere Sōshū e Sōden-Bizen del Nanbokuchō per portarle accorciate come uchigatana. Le fonti non concordano sul dettaglio; ciò che hanno in comune è questo: nel Tenshō-suriage l’estremità del codolo veniva rifinita con cura perché sembrasse originale, e nel Keichō-suriage il codolo, poco rastremato, veniva tagliato dritto.
Come si riconosce un ō-suriage
- La forma. Secondo la pratica delle botteghe, un vero ō-suriage ha almeno 10 cm tagliati, e un accorciamento così si porta via il funbari: la base resta senza allargamento, e la lama sembra più larga a metà che accanto al machi. Un «ō-suriage» che conserva un funbari forte probabilmente è stato tagliato poco, o per niente.
- Lo hamon accanto al machi. Secondo le botteghe, in un ō-suriage la tempra originale entra nel nuovo codolo o svanisce per il calore del taglio. Ma uno hamon che svanisce accanto al machi, da solo, non prova nulla: il forgiatore riscaldava anche il codolo dopo la tempra.
- L’utsuri. Per le botteghe, se comincia vicino al machi, la lama è stata accorciata poco.
- La firma limata. Nelle botteghe si parla di lame intere la cui firma è stata limata per farle passare per l’ō-suriage di un forgiatore più famoso: si sono viste opere di Sekido presentate come Ichimonji, di Echizen Yasutsugu come Masamune e di Mihara come Rai. Ci sono casi documentati di firme e attribuzioni ritirate in seguito.
Altri modi di rifare una lama
Una lama con la punta rotta si può rifare abbassando molto il dorso: ne esce una punta secca e acuta, a volte con una forma shōbu-zukuri acquisita e con il bōshi diventato yakizume, e siccome il machi si sposta appena molte conservano la firma. Gli specialisti la chiamano satsuma-age (さつまあげ), un termine recente. Le riconversioni di armi in asta, naginata-naoshi (薙刀直し) e nagamaki-naoshi (長巻直し), hanno un aspetto proprio: sakizori o nakazori e forme unokubi, kanmuri-otoshi o shōbu; i nagamaki-naoshi di solito hanno yokote e bōshi rifatti, i naginata-naoshi spesso né l’uno né l’altro. Vedi «Tipi di lama».
Quando la forma cambia da sola: lucidature, usura e riparazioni
La forma che vediamo in una lama antica comprende secoli di uso e di lucidature. Ogni lucidatura toglie acciaio, e lo toglie in modo disuguale: la punta, sottile ed esposta, perde più della base. Alcune conseguenze sono ben documentate; altre sono ipotesi di bottega da trattare come tali.
- L’uchizori dei tantō. Le lucidature ripetute consumano prima la punta sottile di un tantō e possono produrre o accentuare l’uchizori: un tantō senza uchizori di solito è più sano.
- La punta. Con l’uso e le lucidature il filo della punta si arrotonda e lo yokote scende verso il codolo. Nelle botteghe si sostiene che molte punte piccole dello Heian e del primo Kamakura fossero in origine più secche, del tipo kamasu, e che la forma che vediamo sia in parte usura. Ma il rapporto funziona anche al contrario: una punta molto secca può essere la conseguenza di un restauro che ha tolto molto materiale. Le due cose possono essere vere. Secondo le stesse botteghe, i kamasu originali si vedono soprattutto su lame che furono usate appena, quelle offerte a templi e santuari prima di portarle, come un tachi Ichimonji appartenuto agli Uesugi.
- La curvatura. Riparare una punta rotta abbassando il dorso riduce la curvatura vicino alla punta. Nelle botteghe si è osservato inoltre che l’usura fa il contrario della tempra: la curvatura nasce dalla tensione del filo temprato, e quando la zona temprata si riduce con le lucidature il sori cala, soprattutto in alto, dove la lama si consuma di più. Il risultato, secondo quelle botteghe, è un koshizori più marcato: la curvatura che oggi vediamo in un tachi Heian è reale, ma comprende un po’ di usura.
- Lo spessore e la larghezza. Le botteghe lo spiegano così: in una lama nuova il punto più spesso è il machi. Le lucidature assottigliano e restringono la lama ma non il codolo, così il punto più spesso scende verso il codolo, il machi perde profondità e la zona dello habaki sembra affondare; se il machi arriva a scomparire, bisogna rifarlo a lima. Un calo brusco dello spessore nel monouchi cambia inoltre l’equilibrio della lama.
- Le facce. Ogni lucidatura abbassa il niku. Un buon lucidatore cerca di conservare la geometria originale; uno cattivo appiattisce le facce. Una bottega lo ha verificato con due lame sorelle, dello stesso forgiatore, forgiate allo stesso modo e lucidate dalla stessa persona: quella lucidata con misura ha perso 138 g e appena 0,2 mm di spessore allo yokote; quella lucidata troppo ha perso 270 g, e il suo spessore allo yokote è sceso da 6,0 a 3,8 mm.
I lucidatori sanno che una rilucidatura a fondo può cancellare la storia della forma — un dorso ondulato dall’uso che viene raddrizzato, una punta rotta che viene rifatta —, e la lucidatura cambia l’aspetto dello hamon e della grana, anche se non la tempra reale.
Che cosa data la forma e che cosa no
La forma è il miglior strumento per datare, ma ha limiti che conviene conoscere prima di fidarsene.
Un corpus distorto
Del Kamakura sopravvivono non accorciate quasi solo le lame di forgiatori famosi fatte per clienti di alto rango. Bisogna poi distinguere tra tachi da guerra (hyōjō no tachi, 兵仗太刀) e cerimoniali (gijō no tachi, 儀仗太刀), e tra quelli di cortigiani, guerrieri, tesori di tempio e soldati comuni: ciò che vediamo è la punta dell’iceberg. L’Ō-Kanehira, un tachi Heian insolitamente largo, ricorda che nemmeno un’epoca ebbe una sola forma.
Forgiatori con due forme
Fino alla metà del Nanbokuchō alcuni forgiatori — Rai Kunitoshi, Osafune Nagamitsu, Kagemitsu, Kanemitsu, la scuola Enju — realizzarono sia la forma della loro epoca sia una classica, alla maniera dello Heian o del primo Kamakura. Una forma «antica» non garantisce una lama antica.
Copie e revival
Il Keichō-shintō e lo shinshintō imitano bene la silhouette del Nanbokuchō, ma con il kasane più spesso: è il primo posto dove guardare. I forgiatori shinshintō della scuola di Masahide e Naotane copiarono anche lo Yamashiro, con funbari, e il Bizen, con koshizori.
Date antiche che la forma smentisce
Molti forgiatori furono datati, in documenti anteriori all’Edo, a ere troppo precoci: Munechika verso Eien (987–989), Yasutsuna verso Daidō (806–810). Le lame conservate non lo sostengono. La lama pienamente sviluppata — shinogi-zukuri con curvatura voluta — risale al passaggio tra X e XI secolo, e conviene collocare quei forgiatori nel tardo Heian.
Spiegazioni d’epoca: ipotesi, non cause
È allettante leggere ogni forma come un ritratto del suo tempo: l’ikubi-kissaki come spirito guerriero, l’ō-kissaki come ostentazione del Nanbokuchō, la snellezza Heian come eleganza di corte. Sono interpretazioni. La data dell’ikubi-kissaki — metà del Kamakura, in una linea di tachi robusti che conviveva con un’altra più snella — è ben stabilita; la sua causa no: alcuni la collegano alla guerra Jōkyū del 1221; altri vi leggono il riflesso del gusto sobrio e robusto della classe guerriera di Kamakura. Allo stesso modo, Sesko vede l’impronta delle invasioni mongole in un niku e un kasane minori e in una punta più lunga, ma come un rapporto indiretto che si nota solo tre o quattro decenni dopo.
Per approfondire
- Markus Sesko · Kantei 1, sugata Il punto di partenza della serie di kantei: come si guarda la forma e che cosa data ogni tratto. In inglese.
- Markus Sesko · la forma del tachi, dallo Heian al Muromachi Le tappe della forma con le loro lame di riferimento e le loro misure. In inglese.
- Markus Sesko · Tenshō-suriage e Keichō-suriage Che cosa distingue le due finiture del codolo e perché le lame Nanbokuchō si accorciavano così. In inglese.
- Wikipedia · Nihontō (日本刀) La storia della forma epoca per epoca e i tipi di sori, con bibliografia giapponese. In giapponese.
- Museo di storia di Hyōgo · la forma della spada Un’introduzione museale alla silhouette e alla sua evoluzione. In giapponese.
- Wikipedia · Glossary of Japanese swords Brevi definizioni dei termini della forma: sori, funbari, kissaki, fukura. In inglese.