Anatomia della katana

Una katana è un oggetto composito: una lama forgiata che può avere secoli e una montatura quasi mai coeva. Saper nominare le sue parti è il primo passo per leggere una scheda o un certificato, perché quasi tutto il lessico del collezionismo descrive geometria: dove finisce la punta, quanto resta del codolo originale, quale pezzo trattiene quale. Ecco i trentadue termini che ricorrono di più.

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Lo schema, figura per figura

Lo schema di questa pagina è disegnato in scala a partire da una lama di 71 cm di nagasa (長さ) e 1,6 cm di sori (反り), valori ordinari per una katana di misura media. Si legge in quattro figure.

  • In alto la lama nuda completa, codolo a sinistra e punta a destra: numeri da 1 a 8.
  • Al centro due ingrandimenti. A sinistra il codolo, con firma, segni di lima e tacche: numeri da 9 a 13. A destra la punta: numeri da 14 a 17.
  • In basso la katana montata, con la lama nel fodero: numeri da 18 a 32, dall’impugnatura all’estremità del fodero.

In questo schema la lama sta sempre con il filo in basso e la punta a destra, la convenzione degli schemi delle parti; in vetrina, invece, ogni lama si orienta come si portava.

Katana forgiata da Etchū no Kami Fujiwara Takahira nel 1622, con la lama intera visibile.
Una lama reale del periodo shintō (1622), per tenere presente l’oggetto intero prima di passare al diagramma pezzo per pezzo. Credito: The Metropolitan Museum of Art (hoja de Etchū no Kami Fujiwara Takahira, 1622) · CC0 · via Wikimedia Commons

Legenda numerata

  1. nakago 茎 — Il codolo: il tratto non lucidato nascosto dentro l’impugnatura.
  2. habaki 鎺 — Collare metallico che stringe la base della lama e la blocca nel fodero.
  3. mune 棟 — Il dorso, il lato opposto al filo.
  4. ha 刃 — Il filo temperato.
  5. hamon 刃文 — Il confine visibile fra l’acciaio temperato del filo e il resto della lama.
  6. hada 肌 — La grana dell’acciaio prodotta da piegatura e forgiatura; anche jihada (地肌).
  7. hi 樋 — Scanalatura longitudinale lungo il dorso; si dice spesso che alleggerisca la lama, ma nessuna fonte antica ne spiega la funzione. La più comune è il bōhi (棒樋).
  8. kissaki 切先 — La punta, dal yokote fino all’estremità.
  9. nakago-jiri 茎尻 — L’estremità del codolo; la sua forma è un tratto di scuola.
  10. yasurime 鑢目 — I segni di lima sul codolo, un motivo voluto che accompagna la firma.
  11. mei 銘 — La firma incisa a scalpello, quasi sempre sulla faccia rivolta all’esterno quando la spada è portata.
  12. mekugi-ana 目釘穴 — Foro per il perno (mekugi, 目釘) che trattiene la lama nell’impugnatura.
  13. machi 区 — Le due tacche, ha-machi (刃区) e mune-machi (棟区), che separano lama e codolo.
  14. shinogi-ji 鎬地 — La fascia piana tra la costa e il dorso.
  15. shinogi 鎬 — La costa longitudinale, più vicina al dorso che al filo.
  16. yokote 横手 — La linea trasversale che segna l’inizio del kissaki.
  17. bōshi 帽子 — L’hamon all’interno del kissaki; si scrive anche 鋩子 (bōshi).
  18. kashira 頭 — Il pomolo che chiude l’estremità dell’impugnatura; anche tsuka-gashira (柄頭).
  19. tsuka-ito 柄糸 — La treccia di seta o cotone che avvolge l’impugnatura.
  20. same 鮫皮 — La pelle granulosa di razza che riveste il legno sotto la treccia.
  21. menuki 目貫 — La coppia di ornamenti trattenuti contro l’impugnatura dalla treccia.
  22. tsuka 柄 — L’impugnatura, di legno, di solito magnolia.
  23. fuchi 縁 — La ghiera all’estremità dell’impugnatura che appoggia contro la guardia.
  24. seppa 切羽 — Le rondelle che assestano la guardia su entrambe le facce.
  25. tsuba 鐔 — La guardia; si scrive anche 鍔 (tsuba).
  26. koiguchi 鯉口 — La bocca del fodero, quasi sempre rinforzata in corno.
  27. kozuka 小柄 — Il manico del coltellino alloggiato in una tasca sul fianco del fodero.
  28. kurigata 栗形 — Il rilievo del fodero attraverso cui passa il cordone.
  29. kōgai 笄 — Sottile stiletto alloggiato sul fianco opposto del fodero.
  30. sageo 下緒 — Il cordone che parte dal kurigata e lega la spada alla cintura.
  31. saya 鞘 — Il fodero, di legno laccato.
  32. kojiri 鐺 — Il puntale all’estremità del fodero.
Diagramma con quattro fasce che raggruppano la numerazione della legenda: lama nuda (1-8), codolo (9-13), punta (14-17) e spada montata (18-32).
Prima di leggere la tabella: così si distribuisce la numerazione tra le quattro viste del diagramma. Diagramma: Kantei

La lama, dal machi al kissaki

La sezione più comune di una katana è lo shinogi-zukuri (鎬造): una costa longitudinale (shinogi) divide la lama in due piani, lo shinogi-ji verso il dorso e il ji o hiraji (平地) verso il filo. Altre sezioni esistono ma sono eccezionali sulle lame lunghe: hira-zukuri (平造), senza costa; shōbu-zukuri (菖蒲造), con costa ma senza yokote; kiriha-zukuri (切刃造), a smusso marcato.

Anche il dorso ha forme proprie. La consueta è l’iori-mune (庵棟), a due spioventi; si incontrano pure il mitsu-mune (三つ棟), a tre facce, e il maru-mune (丸棟), arrotondato.

Su queste superfici si leggono i due tratti che identificano una lama: l’hamon, il disegno della tempra, e l’hada, la grana dell’acciaio piegato. Il tratto appena sotto il yokote, il monouchi (物打), è la parte con cui si taglia davvero, e lì si cercano per primi difetti e lucidature eccessive.

Codolo ossidato di un wakizashi di Taikei Naotane, con la firma incisa, la limatura e un mekugi-ana, che termina al machi dove comincia la lama lucidata.
Il codolo, mai lucidato, con la firma, la limatura (yasurime) e il mekugi-ana, finisce al machi; a destra comincia la lama lucidata. Wakizashi di Taikei Naotane, XIX secolo, The Metropolitan Museum of Art. Credito: The Metropolitan Museum of Art (wakizashi de Taikei Naotane) · CC0 · via Wikimedia Commons
Schema con le tre forme di dorso: iori-mune a due spioventi, mitsu-mune a tre facce e maru-mune arrotondato.
Le tre forme di dorso più comuni: iori-mune (庵棟), mitsu-mune (三つ棟) e maru-mune (丸棟). Diagramma: Kantei

La punta e la sua tempra

Il kissaki è la zona più delicata della lama e la prima che si guarda. Il yokote la stacca dal resto con una linea netta; dove yokote, shinogi e ko-shinogi (小鎬) si incontrano c’è il mitsukado (三つ角), e la sua nitidezza dice molto sulla lucidatura.

Per dimensione si distinguono ko-kissaki (小切先), chū-kissaki (中切先) e ō-kissaki (大切先), oltre al corto e largo ikubi-kissaki (猪首切先) di certe lame di Kamakura. La tempra dentro la punta è il bōshi, descritto da come rientra verso il dorso: ko-maru (小丸), piccolo giro tondo; ō-maru (大丸), ampio; yakizume (焼詰), senza rientro. Quel rientro è il kaeri (返り).

Un bōshi integro conta molto: una punta in cui le lucidature hanno consumato la tempra presenta un difetto grave, perché non si può ripristinare senza ritemprare la lama.

Punta (kissaki) di una lama lucidata, con hamon e bōshi ben visibili fino al filo.
Il kissaki da vicino: l'hamon segue la curva della punta e, al suo interno, diventa bōshi. Il diverso riflesso dello shinogi-ji, in alto, segna dove comincia lo smusso verso il dorso. Credito: Géry Parent · CC BY-SA · via Wikimedia Commons
Schema con quattro dimensioni di kissaki: ko-kissaki piccolo, chū-kissaki medio, ō-kissaki lungo e ikubi-kissaki corto e largo.
Le quattro dimensioni di kissaki più citate nel kantei: ko-kissaki (小切先), chū-kissaki (中切先), ō-kissaki (大切先) e ikubi-kissaki (猪首切先). Diagramma: Kantei

L'hamon: la tempra resa visibile

Lo hamon (刃文) è il confine visibile tra il filo temprato e il resto della lama, ed è la prima cosa che si guarda dopo il kissaki. Non è dipinto né inciso: è il bordo della zona che si è indurita nella tempra. Prima di temprare, il fabbro ricopre la lama di argilla (tsuchioki, 土置き), più sottile verso il filo e più spessa verso il dorso; immersa nell’acqua, il filo si raffredda in fretta e si indurisce in martensite, mentre il resto si raffredda più lentamente e resta più tenero. L’argilla modera la larghezza della tempra, ma il disegno non nasce solo da lei: contano anche l’acciaio, il fuoco e l’acqua, ed esistono tempre senza argilla o con argilla solo su una parte della lama. Il procedimento completo è in «Forgiatura e costruzione».

Dentro quel confine si distinguono due tessiture. Il nioi (匂) è una bruma di particelle così fini che l’occhio non le separa; il nie (沸) sono particelle più grandi, visibili una per una come brina. Sono la stessa struttura vista a scale diverse. Una lama può essere nioi-deki (匂出来), con prevalenza di nioi (tratto tipico di Bizen), o nie-deki (沸出来), con prevalenza di nie (Sōshū, Yamashiro). La linea che separa la zona temprata dal resto della lama, dal lato del dorso, si chiama habuchi (刃縁).

Dentro lo hamon e sul suo bordo si vede l’«attività» della tempra, gli hataraki (働き): gli ashi (足), linee di nioi che attraversano lo hamon verso il filo; lo yō (葉), un ashi staccato che galleggia dentro lo hamon senza toccare lo habuchi; il kinsuji (金筋), un tratto breve e brillante di nie; l’inazuma (稲妻), un kinsuji spezzato come un fulmine; e il sunagashi (砂流し), tratti di nie paralleli al bordo, come sabbia spazzata. Fuori dallo hamon, nel ji, stanno il chikei (地景), lo yubashiri (湯走り) e il tobiyaki (飛焼), isolotti di tempra sparsi.

Il tracciato orienta anche verso la scuola e l’epoca. Il suguha (直刃) è una linea retta; il gunome (互の目), una serie di semicerchi simili; il notare (湾れ), onde ampie e morbide; il chōji (丁子), elementi a testa tonda e collo stretto, come il bocciolo del chiodo di garofano, molto legati al Bizen antico (Ichimonji, Osafune). Ogni tracciato irregolare si raggruppa come midareba (乱刃). Un avvertimento: il disegno non misura la qualità; la misurano la luminosità e la regolarità di nie e nioi. Il catalogo dei tracciati, l’utsuri e il bōshi sono in «La tempra a vista».

La pratica delle botteghe ripete tre osservazioni. La prima: i grandi midare e chōji delle lame antiche li «disegnava» l’acciaio quanto la mano del fabbro, mentre i fabbri di oggi tracciano con l’argilla perfino gli ashi e gli yō; c’è anzi chi sostiene che alcune tempre antiche di Bizen si facessero scaldando solo il filo, senza argilla, ma è un’ipotesi senza prova. La seconda: la tempra non è uno strato superficiale ma un volume. Su un tantō a cui si è assottigliata una faccia di 1,5 mm, il chōji molto attivo di quella faccia si è calmato parecchio, e la lama si è curvata da quel lato perdendo la tensione della tempra. Per questo un hamon spento su una lama antica può essere l’usura di secoli di lucidature e non uno stile. La terza: le due facce possono avere hamon diversi senza che sia un difetto, per argilla o calore disuguali (più frequente nel kotō), per una sgrossatura più forte di una faccia, per una costruzione asimmetrica o, in qualche caso celebre, di proposito. Il più noto è il Konotegashiwa (児手柏) di Tegai Kanenaga, un tachi della fine di Kamakura con un midare di grande disegno su una faccia e un suguha sfilacciato sull’altra. Hosokawa Yūsai gli diede il nome da una poesia del Man’yōshū; secondo il Meibutsuchō allude a quella differenza fra le facce, e se fosse voluta o casuale si discute ancora.

Tratto di un tachi lucidato con uno hamon di chōji a grappoli lungo il filo, su fondo nero.
Chōji del Fukuoka Ichimonji su un tachi di Sukezane, Kamakura, XIII secolo: la tempra disegna teste tonde raggruppate lungo il filo. Museo Nazionale di Tokyo (ColBase). Credito: National Institutes for Cultural Heritage, Japan (ColBase) · CC BY · via Wikimedia Commons
Schema con quattro tracciati di hamon: suguha retto, gunome a semicerchi in fila, notare ondulato e chōji a grappoli.
I quattro tracciati di hamon più citati nel kantei: suguha (直刃), gunome (互の目), notare (湾れ) e chōji (丁子). Diagramma: Kantei

L'hada: la grana dell'acciaio forgiato

Prima di dare forma alla lama, l’acciaio viene ripiegato e risaldato su sé stesso molte volte. La piegatura serve a raffinarlo — espelle le scorie e distribuisce il carbonio —, e il disegno che resta visibile dopo la lucidatura ne è una conseguenza, non lo scopo: una grana appariscente non garantisce da sola un buon acciaio. Quella grana si chiama hada (肌, anche jihada, 地肌) e si legge nel ji, la fascia tra lo shinogi e il filo. Come si prepara e si piega l’acciaio è in «Forgiatura e costruzione».

La grana più comune è l'itame (板目), ondulata e irregolare, simile alla venatura di un'asse di legno; quando quelle onde si chiudono in cerchi concentrici si chiama mokume (杢目), come un nodo del legno. Il masame (柾目) è una grana diritta, a linee parallele al filo, propria dello Yamato e di alcuni fabbri di Osafune; l'ayasugi (綾杉) ondula in curve regolari e parallele, ed è quasi esclusiva della scuola Gassan, del Dewa. Un acciaio senza grana visibile a occhio nudo si dice muji (無地) o mujihada. C’è anche chi osserva che nella scuola Gassan il suguha si ondula in ko-gunome o in notare seguendo le onde stesse dell’ayasugi, senza intenzione di disegno.

Una grana che si legge bene e in modo uniforme si dice tsumu (詰む), fitta; se si apre e appare grossolana, arai (荒い); se la tempra del filo si riflette nel ji come una nebbia biancastra, quel riflesso si chiama utsuri (映り), un tratto molto apprezzato e proprio del Bizen. Il colore e la lucentezza dell'acciaio stesso — detto jigane (地鉄) o jitetsu (地鉄) in una scheda — è un altro dato che il kantei legge insieme a hada e hamon.

Dettaglio del ji di un tantō lucidato, con una grana ko-itame fine e serrata visibile sull’acciaio scuro.
Ko-itame fine nel ji del tantō «Atsushi Tōshirō» di Awataguchi Yoshimitsu, Kamakura, XIII secolo: così appare lo hada di una lama da museo ben lucidata. Museo Nazionale di Tokyo (ColBase). Credito: National Institutes for Cultural Heritage, Japan (ColBase) · CC BY · via Wikimedia Commons
Schema con quattro grane hada: itame ondulato, mokume a cerchi, masame diritto e ayasugi a onde parallele.
Le quattro grane d'acciaio più citate nel kantei: itame (板目), mokume (杢目), masame (柾目) e ayasugi (綾杉). Diagramma: Kantei

Il codolo, l’archivio della lama

Il codolo non si lucida mai. La sua ossidazione scura e stabile è prova di età, e pulirla distrugge informazioni; nello studio delle spade giapponesi non si tocca. Su di esso si leggono la firma e la storia della lama.

Un codolo intatto si dice ubu (生ぶ). Se la lama è stata accorciata alla base — pratica comune quando cambiarono la moda e il modo di portarla — il codolo diventa suriage (磨上げ) o, se il taglio è stato tale che non resta nulla del codolo originale, ō-suriage (大磨上げ), e spesso la firma va perduta. A volte la si salva: ripiegata sull’altra faccia (orikaeshi-mei, 折返銘) o ritagliata e incassata come una placca (gaku-mei, 額銘). Alzare le tacche senza tagliare il codolo si chiama machi-okuri (区送り). Come si riconosce ogni caso, e che cosa l’accorciamento fa alla silhouette, è in «La forma (sugata)»; che cosa il codolo racconta al perito, in «Kantei: come si guarda una lama». Secondo la pratica delle botteghe, il codolo rifatto si lima con uno yasurime diritto e si chiude tagliato diritto, qualunque fosse l’originale, perché il nuovo si distingua dall’antico; e la base di un ō-suriage perde l’allargamento vicino al machi (funbari, 踏ん張り), così che la lama sembra più larga al centro che in basso.

I mekugi-ana contano: un foro solo suggerisce una montatura e poca storia; tre o quattro, più rimontaggi o un accorciamento. Il yasurime è un motivo voluto — kiri (切), retto; sujikai (筋違), obliquo; ō-sujikai (大筋違), molto obliquo; higaki (檜垣), incrociato — e si confronta con quello del fabbro. Così il nakago-jiri: kurijiri (栗尻), arrotondato; iriyamagata (入山形), a picco asimmetrico; kengyō (剣形), a punta simmetrica; ichimonji (一文字), tagliato diritto.

Per convenzione la firma di un tachi e quella di una katana stanno su facce opposte del codolo, perché ciascuna si portava con il filo nel verso contrario e la firma doveva restare in vista. Senza firma la lama è mumei (無銘); con firma apocrifa, gimei (偽銘).

Codolo (nakago) di una katana antica, fronte e retro, con firma incisa (mei) e due fori (mekugi-ana).
Un codolo reale con la firma incisa e i due mekugi-ana che fissano l'impugnatura. Fotografia di studio, non lucidata: così si conserva e così si legge. Credito: J. Smith · CC BY-SA · via Wikimedia Commons
Schema con quattro forme di nakago-jiri: kurijiri arrotondato, iriyamagata a picco asimmetrico, kengyō a punta simmetrica e ichimonji tagliato diritto.
Le quattro forme di nakago-jiri più comuni: kurijiri (栗尻), iriyamagata (入山形), kengyō (剣形) e ichimonji (一文字). Diagramma: Kantei
Schema con quattro motivi di yasurime sul codolo: kiri retto, sujikai obliquo, ō-sujikai molto obliquo e higaki incrociato.
I quattro motivi di yasurime più comuni: kiri (切), sujikai (筋違), ō-sujikai (大筋違) e higaki (檜垣). Diagramma: Kantei

La montatura, pezzo per pezzo

La montatura di una katana tarda è la buke-zukuri (武家造), detta anche montatura uchigatana. Quasi mai è coeva alla lama: le lame sopravvivono a più montature, e guarnizioni del Settecento o dell’Ottocento su una lama del Cinquecento sono la norma, non un’anomalia.

L’impugnatura è un’anima di legno divisa in due metà, rivestita di same e avvolta di tsuka-ito, con i menuki fermati sotto la treccia e le estremità chiuse da fuchi e kashira. La lama è trattenuta solo dal mekugi, un perno di bambù o corno. Guardia, rondelle e collare — tsuba, seppa, habaki — formano l’assieme che assesta la lama: se il lavoro è buono, la spada non tintinna.

Il fodero porta il koiguchi, il kurigata con il suo sageo e il kojiri, e può avere alloggiamenti laterali (hitsu, 櫃) per il kozuka e il kōgai. Quando menuki, kozuka e kōgai formano un insieme della stessa bottega si chiamano mitokoromono (三所物). Le guarnizioni si studiano come metallistica a sé, sotto il nome generico di tōsōgu (刀装具). Le parti del fodero, una a una, sono in «La saya».

Fuori dalla montatura la lama si conserva in shirasaya (白鞘), fodero e impugnatura di legno grezzo non laccato che non trattengono umidità. Se la koshirae originale esiste ancora, una lama di legno, il tsunagi (繋ぎ), la tiene montata.

Wakizashi montato nella sua koshirae completa, con fodero laccato, impugnatura e cordone sageo.
Un wakizashi montato nella sua koshirae, con saya, tsuka e il sageo che lo legava alla cintura: il pezzo che si vede in vetrina, quasi mai della stessa epoca della lama che custodisce. Credito: SLIMHANNYA · CC BY-SA · via Wikimedia Commons
Guardia (tsuba) in ferro con intarsi dorati, con le due aperture laterali (hitsu-ana) per kozuka e kōgai.
Una tsuba reale, con le sue due hitsu-ana per il kozuka e il kōgai, oltre al foro centrale da cui passa la lama. Credito: The Metropolitan Museum of Art · CC0 · via Wikimedia Commons

Le misure e come si prendono

Una scheda seria dà sempre le stesse grandezze, ciascuna presa allo stesso modo. I millimetri contano: due lame di pari lunghezza e diverso kasane non pesano né si maneggiano allo stesso modo.

MisuraCome si prende
nagasa 長さIn linea retta dal mune-machi alla punta, non lungo la curva.
sori 反りDistanza massima fra il dorso e la corda che unisce mune-machi e punta.
motohaba 元幅Larghezza della lama al machi.
sakihaba 先幅Larghezza al yokote.
motokasane 元重ねSpessore del dorso al machi.
sakikasane 先重ねSpessore del dorso al yokote.
nakago-nagasa 茎長さLunghezza del codolo, dal machi al nakago-jiri.
PesoDella lama sola, con o senza habaki; la scheda dovrebbe dirlo.

Le fonti giapponesi e i certificati antichi usano misure tradizionali: 1 shaku (尺) = 30,3 cm, 1 sun (寸) = 3,03 cm, 1 bu (分) = 3,03 mm. Da lì derivano le classi di lunghezza.

TipoNagasa
katana o daitō2 shaku o più, cioè da 60,6 cm
wakizashiFra 1 e 2 shaku: da 30,3 a 60,6 cm
tantōMeno di 1 shaku: sotto i 30,3 cm
Sagoma di una lama con le linee di nagasa, sori, motohaba e sakihaba tracciate sul disegno.
Dove si prende ogni misura: il nagasa in linea retta, il sori come distanza massima dal dorso, e le larghezze al machi e allo yokote. Diagramma: Kantei