Anatomia della katana

Una katana è un oggetto composito: una lama forgiata che può avere secoli e una montatura quasi mai coeva. Saper nominare le sue parti è il primo passo per leggere una scheda o un certificato, perché quasi tutto il lessico del collezionismo descrive geometria: dove finisce la punta, quanto resta del codolo originale, quale pezzo trattiene quale. Ecco i trentadue termini che ricorrono di più.

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Lo schema, figura per figura

Lo schema di questa pagina è disegnato in scala a partire da una lama di 71 cm di nagasa (長さ) e 1,6 cm di sori (反り), valori ordinari per una katana di misura media. Si legge in quattro figure.

  • In alto la lama nuda completa, codolo a sinistra e punta a destra: numeri da 1 a 8.
  • Al centro due ingrandimenti. A sinistra il codolo, con firma, segni di lima e tacche: numeri da 9 a 13. A destra la punta: numeri da 14 a 17.
  • In basso la katana montata, con la lama nel fodero: numeri da 18 a 32, dall’impugnatura all’estremità del fodero.

In questo schema la lama sta sempre con il filo in basso e la punta a destra, la convenzione degli schemi delle parti; in vetrina, invece, ogni lama si orienta come si portava.

Legenda numerata

N.TermineChe cos’è
1nakagoIl codolo: il tratto non lucidato nascosto dentro l’impugnatura.
2habakiCollare metallico che stringe la base della lama e la blocca nel fodero.
3muneIl dorso, il lato opposto al filo.
4haIl filo temperato.
5hamon 刃文Il confine visibile fra l’acciaio temperato del filo e il resto della lama.
6hadaLa grana dell’acciaio prodotta da piegatura e forgiatura; anche jihada (地肌).
7hiScanalatura incisa accanto al dorso per alleggerire la lama; la più comune è il bō-hi (棒樋).
8kissaki 切先La punta, dal yokote fino all’estremità.
9nakago-jiri 茎尻L’estremità del codolo; la sua forma è un tratto di scuola.
10yasurime 鑢目I segni di lima sul codolo, un motivo voluto che accompagna la firma.
11meiLa firma incisa a scalpello, quasi sempre sulla faccia rivolta all’esterno quando la spada è portata.
12mekugi-ana 目釘穴Foro per il perno (mekugi, 目釘) che trattiene la lama nell’impugnatura.
13machiLe due tacche, ha-machi (刃区) e mune-machi (棟区), che separano lama e codolo.
14shinogi-ji 鎬地La fascia piana tra la costa e il dorso.
15shinogiLa costa longitudinale, più vicina al dorso che al filo.
16yokote 横手La linea trasversale che segna l’inizio del kissaki.
17bōshi 帽子L’hamon all’interno del kissaki; si scrive anche 鋩子.
18kashiraIl pomolo che chiude l’estremità dell’impugnatura; anche tsuka-gashira (柄頭).
19tsuka-ito 柄糸La treccia di seta o cotone che avvolge l’impugnatura.
20same 鮫皮La pelle granulosa di razza che riveste il legno sotto la treccia.
21menuki 目貫La coppia di ornamenti trattenuti contro l’impugnatura dalla treccia.
22tsukaL’impugnatura, di legno, di solito magnolia.
23fuchiLa ghiera all’estremità dell’impugnatura che appoggia contro la guardia.
24seppa 切羽Le rondelle che assestano la guardia su entrambe le facce.
25tsubaLa guardia; si scrive anche 鍔.
26koiguchi 鯉口La bocca del fodero, quasi sempre rinforzata in corno.
27kozuka 小柄Il manico del coltellino alloggiato in una tasca sul fianco del fodero.
28kurigata 栗形Il rilievo del fodero attraverso cui passa il cordone.
29kōgaiSottile stiletto alloggiato sul fianco opposto del fodero.
30sageo 下緒Il cordone che parte dal kurigata e lega la spada alla cintura.
31sayaIl fodero, di legno laccato.
32kojiriIl puntale all’estremità del fodero.

La lama, dal machi al kissaki

La sezione più comune di una katana è lo shinogi-zukuri (鎬造): una costa longitudinale (shinogi) divide la lama in due piani, lo shinogi-ji verso il dorso e il ji o hiraji (平地) verso il filo. Altre sezioni esistono ma sono eccezionali sulle lame lunghe: hira-zukuri (平造), senza costa; shōbu-zukuri (菖蒲造), con costa ma senza yokote; kiriha-zukuri (切刃造), a smusso marcato.

Anche il dorso ha forme proprie. La consueta è l’iori-mune (庵棟), a due spioventi; si incontrano pure il mitsu-mune (三つ棟), a tre facce, e il maru-mune (丸棟), arrotondato.

Su queste superfici si leggono i due tratti che identificano una lama: l’hamon, il disegno della tempra, e l’hada, la grana dell’acciaio piegato. Il tratto appena sotto il yokote, il monouchi (物打), è la parte con cui si taglia davvero, e lì si cercano per primi difetti e lucidature eccessive.

La punta e la sua tempra

Il kissaki è la zona più delicata della lama e la prima che si guarda. Il yokote la stacca dal resto con una linea netta; dove yokote, shinogi e ko-shinogi (小鎬) si incontrano c’è il mitsukado (三つ角), e la sua nitidezza dice molto sulla lucidatura.

Per dimensione si distinguono ko-kissaki (小切先), chū-kissaki (中切先) e ō-kissaki (大切先), oltre al corto e largo ikubi-kissaki (猪首切先) di certe lame di Kamakura. La tempra dentro la punta è il bōshi, descritto da come rientra verso il dorso: ko-maru (小丸), piccolo giro tondo; ō-maru (大丸), ampio; yakizume (焼詰), senza rientro. Quel rientro è il kaeri (返り).

Un bōshi integro conta molto: una punta in cui le lucidature hanno consumato la tempra presenta un difetto grave, perché non si può ripristinare senza ritemprare la lama.

L'hamon: la tempra resa visibile

L'hamon è la linea che separa il filo temperato dal resto della lama, ed è la prima cosa che si guarda dopo il kissaki. Non è dipinto né inciso: nasce dal rivestire la lama, prima della tempra, con uno strato di argilla più sottile verso il filo e più spesso verso il dorso (tsuchioki, 土置き), così il filo si raffredda in fretta e indurisce in martensite mentre il resto si raffredda lentamente e resta più morbido. Il confine fra i due acciai è l'hamon.

Dentro quel confine si distinguono due tessiture. Il nioi (匂) è una nebbia di cristalli così fini che l'occhio li fonde in una linea brillante e continua; il nie (沸) sono cristalli di martensite più grandi, visibili uno per uno come brina sull'acciaio. Una lama può essere nioi-deki, a prevalenza di nioi (tratto tipico di Bizen), o nie-deki, a prevalenza di nie (tratto tipico di Sōshū o Yamashiro). Il margine superiore dell'hamon, verso il filo, si chiama habuchi (刃縁); dentro il ji possono comparire anche cristalli di nie staccati da quel confine, chiamati secondo la forma kinsuji (fili d'oro), sunagashi (sabbia trascinata) o ashi (gambe che scendono dal habuchi verso il filo).

Il tracciato dell'hamon indica anche scuola ed epoca. Suguha (直刃) è una linea retta, senza ondulazioni; gunome (互の目) forma una sequenza di archi regolari, come denti di sega arrotondati; notare (のたれ) ondula in curve morbide e irregolari; chōji (丁子) si raggruppa in grappoli che ricordano il chiodo di garofano, molto legato al Bizen antico (Ichimonji, Osafune). Ogni motivo irregolare rientra nel nome generico midare (乱れ). Dentro il kissaki, la stessa tempra si chiama bōshi, vista nella sezione precedente.

L'hada: la grana dell'acciaio forgiato

L'acciaio di una katana non esce omogeneo dalla fucina: il fabbro piega e salda la barra su se stessa più volte, e ogni piega lascia una vena visibile una volta lucidata la lama. Questa grana si chiama hada (肌, anche jihada, 地肌), e si legge sul ji, la fascia fra lo shinogi e il filo.

La grana più comune è l'itame (板目), ondulata e irregolare, simile alla venatura di un'asse di legno; quando quelle onde si chiudono in cerchi concentrici si chiama mokume (杢目), come un nodo del legno. Il masame (柾目) è una grana diritta, a linee parallele al filo, propria dello Yamato e di alcuni fabbri di Osafune; l'ayasugi (綾杉) ondula in curve regolari e parallele, ed è quasi esclusiva della scuola Gassan, del Dewa. Un acciaio senza grana visibile a occhio nudo si dice muji (無地) o mujihada.

Una grana che si legge bene e in modo uniforme si dice tsumu (詰む), fitta; se si apre e appare grossolana, arai (荒い); se la tempra del filo si riflette nel ji come una nebbia biancastra, quel riflesso si chiama utsuri (映り), un tratto molto apprezzato e proprio del Bizen. Il colore e la lucentezza dell'acciaio stesso — detto jigane (地鉄) o jitetsu (地鉄) in una scheda — è un altro dato che il kantei legge insieme a hada e hamon.

Il codolo, l’archivio della lama

Il codolo non si lucida mai. La sua ossidazione scura e stabile è prova di età, e pulirla distrugge informazioni; nello studio delle spade giapponesi non si tocca. Su di esso si leggono la firma e la storia della lama.

Un codolo intatto si dice ubu (生ぶ). Se la lama è stata accorciata alla base — pratica comune quando cambiò la moda delle lunghezze — il codolo diventa suriage (磨上げ) o, se il taglio fu drastico, ō-suriage (大磨上げ), e spesso la firma va perduta. A volte si salva: la firma originale viene ripiegata (orikaeshi-mei, 折返銘) oppure ritagliata e reinserita come piastrina (gaku-mei, 額銘). Spostare le tacche senza togliere acciaio si dice machi-okuri (区送り).

I mekugi-ana contano: un foro solo suggerisce una montatura e poca storia; tre o quattro, più rimontaggi o un accorciamento. Il yasurime è un motivo voluto — kiri (切), retto; sujikai (筋違), obliquo; ō-sujikai (大筋違), molto obliquo; higaki (檜垣), incrociato — e si confronta con quello del fabbro. Così il nakago-jiri: kurijiri (栗尻), arrotondato; iriyamagata (入山形), a picco asimmetrico; kengyō (剣形), a punta simmetrica; ichimonji (一文字), tagliato diritto.

Per convenzione la firma di un tachi e quella di una katana stanno su facce opposte del codolo, perché ciascuna si portava con il filo nel verso contrario e la firma doveva restare in vista. Senza firma la lama è mumei (無銘); con firma apocrifa, gimei (偽銘).

La montatura, pezzo per pezzo

La montatura di una katana tarda è la buke-zukuri (武家造), detta anche montatura uchigatana. Quasi mai è coeva alla lama: le lame sopravvivono a più montature, e guarnizioni del Settecento o dell’Ottocento su una lama del Cinquecento sono la norma, non un’anomalia.

L’impugnatura è un’anima di legno divisa in due metà, rivestita di same e avvolta di tsuka-ito, con i menuki fermati sotto la treccia e le estremità chiuse da fuchi e kashira. La lama è trattenuta solo dal mekugi, un perno di bambù o corno. Guardia, rondelle e collare — tsuba, seppa, habaki — formano l’assieme che assesta la lama: se il lavoro è buono, la spada non tintinna.

Il fodero porta il koiguchi, il kurigata con il suo sageo e il kojiri, e può avere alloggiamenti laterali (hitsu-ana, 櫃穴) per il kozuka e il kōgai. Quando menuki, kozuka e kōgai formano un insieme della stessa bottega si chiamano mitokoromono (三所物). Le guarnizioni si studiano come metallistica a sé, sotto il nome generico di tōsōgu (刀装具).

Fuori dalla montatura la lama si conserva in shirasaya (白鞘), fodero e impugnatura di legno grezzo non laccato che non trattengono umidità. Se la koshirae originale esiste ancora, una lama di legno, il tsunagi (繋ぎ), la tiene montata.

Le misure e come si prendono

Una scheda seria dà sempre le stesse grandezze, ciascuna presa allo stesso modo. I millimetri contano: due lame di pari lunghezza e diverso kasane non pesano né si maneggiano allo stesso modo.

MisuraCome si prende
nagasa 長さIn linea retta dal mune-machi alla punta, non lungo la curva.
sori 反りDistanza massima fra il dorso e la corda che unisce mune-machi e punta.
motohaba 元幅Larghezza della lama al machi.
sakihaba 先幅Larghezza al yokote.
motokasane 元重ねSpessore del dorso al machi.
sakikasane 先重ねSpessore del dorso al yokote.
nakago-nagasa 茎長さLunghezza del codolo, dal machi al nakago-jiri.
PesoDella lama sola, con o senza habaki; la scheda dovrebbe dirlo.

Le fonti giapponesi e i certificati antichi usano misure tradizionali: 1 shaku (尺) = 30,3 cm, 1 sun (寸) = 3,03 cm, 1 bu (分) = 3,03 mm. Da lì derivano le classi di lunghezza.

TipoNagasa
katana o daitō2 shaku o più, cioè da 60,6 cm
wakizashiFra 1 e 2 shaku: da 30,3 a 60,6 cm
tantōMeno di 1 shaku: sotto i 30,3 cm