La firma (mei)

La firma (mei, 銘) è la prima cosa che molti cercano su una spada e l’ultima che conviene guardare. Questo tema la ordina come una lettura: che cosa dice, dove si trova, chi l’ha incisa e che cosa vale. Ciò che altri temi della guida spiegano già è riassunto qui con un rimando, perché ogni cosa sia spiegata una volta sola.

Che cos’è e da quando

Il mei (銘) è l’iscrizione che il fabbro incide con lo scalpello (tagane, 鏨) sul codolo (nakago, 茎): come minimo il suo nome, e spesso anche dove lavorava, il suo titolo e la data. È l’ultima cosa che si fa sul codolo, sopra una limatura (yasurime, 鑢目) già finita; per questo i tratti della firma tagliano la limatura, e non il contrario.

L’obbligo di firmare è molto antico. Il codice Taihō (大宝律令, Taihō ritsuryō), del 701, comprendeva un regolamento su opere e manifatture, l’Eizen-ryō (営繕令), il cui articolo sulla fabbricazione delle armi ordinava di incidervi l’anno, il mese e il nome dell’artigiano: 鐫題年月及工匠姓名 (nengetsu oyobi kōshō no seimei o sendai seshimu, «si incidano l’anno, il mese e il nome dell’artigiano»). Ciò che non poteva ricevere l’iscrizione, come una freccia, ne era esentato. Il testo del Taihō è perduto; l’articolo si conosce dal codice Yōrō (養老律令, Yōrō ritsuryō), in vigore dal 757, che per questo regolamento si ritiene quasi identico.

Eppure le firme di fabbro più antiche che si conservano sono molto più tarde, della metà del periodo Heian: quelle di Yasutsuna (安綱), Sanjō Munechika (三条宗近) e Ko-Bizen Tomonari (古備前友成), i fabbri più antichi di cui resti un’opera firmata. Di solito si dice che l’uso di firmare il codolo si diffonda solo alla fine del periodo Heian. Molte firme antiche sono il solo nome, in due caratteri, come 宗近 (Munechika) o 正宗 (Masamune); col tempo diventa comune la firma lunga, che aggiunge la provincia, il titolo e la data.

Dove si trova: omote e ura

La firma va sulla faccia del codolo rivolta verso l’esterno quando si porta la spada, l’omote (表); la data, quando c’è, va di solito sull’altra faccia, l’ura (裏). Il tachi (太刀) pendeva dalla cintura con il filo in basso, mentre la katana (刀) vi si infila con il filo in alto: le loro firme cadono quindi su facce opposte del codolo. Sono il tachi-mei (太刀銘) e il katana-mei (刀銘).

Alcuni fabbri e alcune scuole firmavano al contrario: il lato della firma orienta, ma non decide da solo che tipo di lama si ha davanti. Le due facce, le loro eccezioni più citate e il motivo per cui i musei espongono il tachi e la katana con il filo in direzioni opposte si trovano in «Kantei: come si guarda una lama».

Le parti di una firma lunga

La firma corta, il niji-mei (二字銘), è solo il nome in due caratteri. La firma lunga, il naga-mei (長銘), segue quasi sempre lo stesso ordine, e ogni parte è facoltativa tranne il nome:

ParteCome si scriveChe cosa dice
1. Provincia肥前国 (Hizen no Kuni), 備州 (Bishū)la provincia in cui lavorava, per intero o abbreviata: Bishū è Bizen
2. Luogo長船 (Osafune)la città, il villaggio o il quartiere della bottega
3. «Residente a»住 (jū)chiude il luogo: «residente a…»
4. Titolo武蔵大掾 (Musashi Daijō), 越前守 (Echizen no Kami)il titolo onorifico, se l’aveva; spiegato nella sezione seguente
5. Lignaggio藤原 (Fujiwara), 源 (Minamoto), 平 (Taira)il nome di lignaggio (uji, 氏) che usava il fabbro
6. Nome忠広 (Tadahiro), 国広 (Kunihiro)il nome di fabbro, spesso trasmesso da una generazione all’altra
7. «L’ha fatta»作 (saku), 造 (tsukuru), 作之 (kore o tsukuru)chiude la firma: «opera di…», «l’ha fatta»
8. Sigla花押 (kaō)una sigla incisa a scalpello, che usano solo alcuni fabbri

Un esempio: 肥前国住武蔵大掾藤原忠広 (Hizen no Kuni-jū Musashi Daijō Fujiwara Tadahiro) si legge «Fujiwara Tadahiro, Musashi Daijō, residente nella provincia di Hizen». È una delle firme del primo Tadayoshi di Hizen, uno dei grandi dello shintō, e ha cinque delle otto parti: provincia, 住 (jū), titolo, lignaggio e nome. Tra la firma di due caratteri e la più lunga ci sono tutte le combinazioni: provincia e nome, nome e 作 (saku), nome e data.

Codolo schematico con la firma 肥前国住武蔵大掾藤原忠広 (Hizen no Kuni-jū Musashi Daijō Fujiwara Tadahiro), divisa in cinque tratti numerati.
Le parti di una firma lunga: provincia (肥前国, Hizen no Kuni), «residente a» (住, jū), titolo (武蔵大掾, Musashi Daijō), lignaggio (藤原, Fujiwara) e nome (忠広, Tadahiro). Diagramma: Kantei

I titoli: kami, suke e daijō

Molti fabbri dell’Edo aggiungevano alla firma un titolo onorifico di provincia, lo zuryō-mei (受領銘). Sono i gradi dell’antica amministrazione provinciale —kami (守), il governatore; suke (介), il suo vice; e jō (掾), con il suo grado maggiore, daijō (大掾)—, ormai senza incarico né terre: la corte li concedeva, dietro pagamento, ad artigiani, mercanti e artisti che lavoravano per essa o per i templi, come lustro per la casa e per il mestiere. La provincia del titolo non è per forza quella della bottega: un fabbro di Hizen poteva essere Musashi Daijō.

Il titolo poteva salire di grado, e questo aiuta a datare. Il terzo Tadayoshi di Hizen ricevette quello di Mutsu Daijō (陸奥大掾) nel 1660 e quello di Mutsu no Kami (陸奥守) nel 1661: una sua lama firmata Mutsu no Kami è del 1661 o successiva. Alcuni titoli furono rari all’interno di un lignaggio: tra i Kanesada, solo quello detto Nosada e l’undicesimo Kanesada di Aizu, nel 1863, furono Izumi no Kami (和泉守), secondo lo stesso articolo di Markus Sesko citato più avanti. In ogni caso, il titolo dice che il fabbro lo ottenne, non com’è una lama precisa.

La data, e i mesi 2 e 8

La data va quasi sempre sull’ura e si legge era, anno e mese. Come convertirla nel calendario occidentale, che cosa sono il primo anno di un’era (gannen, 元年), il «giorno fausto» (kichijitsu, 吉日) e il segno del ciclo sessagesimale (eto, 干支) è spiegato in «Periodi: dal jōkotō allo shinsakutō». I numeri possono comparire nella forma solenne, quella dei documenti: 弐 (ni) per 二 (ni), 参 (san) per 三 (san).

La cosa più curiosa è il mese. Gran parte delle date dice soltanto 二月日 (nigatsu hi, «un giorno del secondo mese») o 八月日 (hachigatsu hi, «un giorno dell’ottavo mese»). Un conteggio di 57 lame firmate di Horikawa Kunihiro, riportato da Hara Fumihiko, conservatore del Museo d’Arte Tokugawa (2020), ne trova 18 con il secondo mese e 23 con l’ottavo: 41 su 57 in soli due mesi. La spiegazione che accompagna quel conteggio viene dallo studioso della spada Fukunaga Suiken (1975): a quell’epoca, i fabbri scrivevano «secondo mese» su ciò che forgiavano nella metà dell’anno che va dal solstizio d’inverno a quello d’estate, e «ottavo mese» su ciò che forgiavano nell’altra metà. Nelle botteghe si racconta anche che fossero mesi buoni per la tempra. Qualunque sia il motivo, un 二月 (nigatsu) o un 八月 (hachigatsu) non basta a datare una lama al mese. E fino al 1873 i mesi sono lunari: il secondo mese non è febbraio.

Chi l’ha incisa: daimei e daisaku

Non ogni firma autentica è stata incisa dal fabbro di cui porta il nome. In una bottega con un maestro e degli allievi si distinguono due casi, entrambi con il permesso del maestro:

  • daimei (代銘), «firma al suo posto»: la lama è del maestro, e un allievo o un figlio vi incide il nome del maestro;
  • daisaku (代作), «opera al suo posto»: l’allievo fa la lama, nello stile del maestro, e questa porta il nome del maestro.

Spesso vanno insieme, e si parla di daisaku-daimei: l’allievo fa la lama e la firma con il nome del maestro. Markus Sesko racconta nel suo articolo «The last of the Kanesada» che l’undicesimo Kanesada di Aizu, entrato come apprendista presso il padre a 14 anni, negli anni seguenti fece per lui molte lame così. Poiché il maestro lo autorizzava, non sono falsi: sono opere della bottega, anche se la mano non è quella del nome.

Altra cosa è ciò che aggiunge un estraneo: il kiritsuke-mei (切付銘), un’attribuzione incisa a scalpello più tardi da un’altra persona; il kaisan (改鏨), una firma ritoccata o cambiata con lo scalpello; e il gimei (偽銘), la firma falsa, messa per ingannare.

Ciò che si incide oltre al nome

Il codolo può dire molto più di chi ha fatto la lama. Queste sono le iscrizioni più frequenti, in sintesi; i loro dettagli sono in «Kantei: come si guarda una lama», e la prova di taglio in «Gradi, prove di taglio e titoli».

IscrizioneChe cosa dice
nenki (年紀)la data
shoji-mei (所持銘)il proprietario della lama
chūmon-mei (注文銘)chi l’ha commissionata
gyōnen-mei (行年銘)l’età del fabbro, contata alla maniera tradizionale
saidan-mei (截断銘) o tameshi-mei (試し銘)il risultato di una prova di taglio, con il collaudatore e la sua sigla
kaō (花押)una sigla, del fabbro o di chi firma la prova

Lo stato della firma

Prima di leggere una firma bisogna sapere in che stato è, e se è del fabbro. Ogni caso è spiegato più in dettaglio nel tema indicato:

StatoChe cos’èDove si spiega
zaimei (在銘)la lama conserva la sua firma«Fabbri celebri, periodo per periodo»
ubu-mumei (生ぶ無銘)codolo intatto che non è mai stato firmato«Kantei: come si guarda una lama»
mumei per ō-suriage (大磨上げ)la firma è andata persa accorciando molto la lama«Anatomia della katana»
orikaeshi-mei (折返銘)la firma, ripiegata sull’altra faccia durante l’accorciamento«Anatomia della katana»
gaku-mei (額銘) o tanzaku-mei (短冊銘)la firma, ritagliata e incassata nel nuovo codolo«Anatomia della katana»
kinzōgan-mei (金象嵌銘)un’attribuzione, un proprietario o una prova intarsiati in oro«Kantei: come si guarda una lama»
shu-mei (朱銘)un’attribuzione in lacca rossa«Kantei: come si guarda una lama»
kinpun-mei (金粉銘)un’attribuzione in lacca con polvere d’oro«Kantei: come si guarda una lama»
kiritsuke-mei (切付銘) e kaisan (改鏨)un’attribuzione incisa da un altro; una firma ritoccata«Glossario della spada giapponese»
gimei (偽銘)una firma falsapiù sotto, «Firme false: che cosa sono e che cosa non sono»

Le iscrizioni in oro e in lacca sono il parere di un perito, non firme, e si giudicano come tali.

Sei codoli schematici: firma originale, firma ripiegata, firma incassata, attribuzione in oro, attribuzione in lacca rossa e codolo senza firma tagliato dritto.
Lo stato della firma: zaimei (在銘), orikaeshi-mei (折返銘), gaku-mei (額銘), kinzōgan-mei (金象嵌銘), shu-mei (朱銘) e mumei (無銘) per ō-suriage (大磨上げ). Diagramma: Kantei

Come si legge una firma, passo per passo

Un esempio celebre fa da guida: lo Yamanbagiri Kunihiro (山姥切国広), una katana di Horikawa Kunihiro dichiarata bene culturale importante. Il suo omote dice 九州日向住国広作 (Kyūshū Hyūga-jū Kunihiro saku) e il suo ura 天正十八年庚刁弐月吉日平顕長 (Tenshō jūhachi-nen kanoe-tora nigatsu kichijitsu Taira no Akinaga).

  1. Prima la lama. La firma si giudica dopo la forma, l’acciaio e la tempra, mai prima: se la lama non è dell’epoca e della scuola che dice la firma, la firma non la salva. Lo spiega «Fabbri celebri, periodo per periodo».
  2. Le facce. Si cerca quale sia l’omote: qui la firma è sull’omote e la data sull’ura, come in una katana.
  3. Il luogo. 九州 (Kyūshū), l’isola; 日向 (Hyūga), la provincia; 住 (jū), «residente a».
  4. Il nome e la chiusa. 国広 (Kunihiro) e 作 (saku), «l’ha fatta». Questa firma non ha né titolo né lignaggio.
  5. La data. 天正十八年 (Tenshō jūhachi-nen) è l’anno 18 dell’era Tenshō, iniziata nel 1573: 1573 + 18 − 1 = 1590. 庚刁 (kanoe-tora) è il segno del ciclo, che conferma l’anno; 弐月 (nigatsu), il secondo mese, con la cifra solenne; 吉日 (kichijitsu), «giorno fausto».
  6. Ciò che segue la data. 平顕長 (Taira no Akinaga) è chi commissionò la lama: Nagao Akinaga, signore del castello di Ashikaga.
  7. Come è incisa. Con la lente e la luce radente si guardano la direzione e la profondità dello scalpello in ogni tratto, che ogni fabbro ripeteva a modo suo; la patina dentro i tratti, che deve accordarsi con quella del resto del codolo; e la limatura, che sta sotto.
  8. Il confronto. Si confronta con gli oshigata (押形) e le foto di firme sicure dello stesso fabbro e della stessa epoca, in un repertorio di fabbri (meikan, 銘鑑). La firma di un fabbro cambia con gli anni, e le generazioni che ereditano un nome firmano ciascuna a modo suo.
  9. Il certificato. Un certificato del NBTHK trascrive la firma così com’è; su una lama senza firma dà l’attribuzione, a volte con den (伝, «si dice»); e una lama con firma falsa non riceve il certificato come firmata. Come leggere tutto ciò è spiegato in «Certificati del NBTHK».
Le due facce del codolo dello Yamanbagiri Kunihiro, con la firma e la data divise in otto tratti numerati.
La firma dello Yamanbagiri Kunihiro (山姥切国広): sull’omote, luogo, 住 (jū), nome e 作 (saku); sull’ura, l’anno dell’era, il segno del ciclo, il mese con il giorno fausto e chi la commissionò. Diagramma: Kantei

Firme false: che cosa sono e che cosa non sono

Un gimei (偽銘) è una firma con il nome di qualcuno che non ha fatto la lama. È vecchio quanto il prestigio dei nomi, e i più falsificati sono, com'è prevedibile, i più ricercati. Ciò che non è un gimei è già in questo tema: il daimei e il daisaku, autorizzati dal maestro; il kiritsuke-mei, che è un'attribuzione; e la firma ritagliata o ripiegata quando si accorcia una lama, che resta del fabbro.

Nelle lame antiche il gimei si dà soprattutto tra scuole imparentate dal mestiere, per trasferimento, apprendistato o discendenza, le cui lame si somigliano; un kotō travestito da opera di un'altra epoca, invece, lo tradiscono l'acciaio e lo hamon. Nelle lame shintō e shinshintō, i cui acciai si somigliano molto da una provincia all'altra, abbonda l'opera di un allievo firmata con il nome del maestro, e i nomi più presi di mira sono quelli di Kotetsu (虎徹), Tsuda Sukehiro (津田助広), Inoue Shinkai (井上真改) e Minamoto Kiyomaro (源清麿). Gli stessi fabbri si difendevano cambiando la calligrafia della firma, aggiungendo segni di scalpello nascosti o complicando la limatura del codolo, e oggi, con lo studio dei codoli e delle firme così avanzato, molti di quei gimei si riconoscono guardando soltanto il codolo.

Il falsario più famoso è Hosoda Heijirō Naomitsu (細田平次郎直光), noto come Kajihei (鍛冶平), allievo di Naokatsu, genero e successore di Taikei Naotane. Secondo lo studio che gli ha dedicato Markus Sesko, nella bottega dei Naotane era l'incisore delle firme, e secondo la spiegazione più accettata si diede alla falsificazione dopo il 1876, quando il divieto di portare la spada lasciò i fabbri senza lavoro. Falsificò di tutto: firme aggiunte a lame senza firma, lame nuove firmate con nomi antichi di kotō, shintō e shinshintō, iscrizioni di prova di taglio e attribuzioni degli Hon'ami intarsiate in oro, e perfino tsuba. La sua ossessione fu Kotetsu: raccolse un libro di 65 oshigata di codoli di Kotetsu e, secondo Sesko, fece anche oshigata delle proprie falsificazioni. Il suo tratto ha abitudini che permettono ai periti di riconoscerne la mano. Non fu l'unico: in quegli stessi anni difficili, Gassan Sadakazu (月山貞一), che sarebbe diventato artista della Casa imperiale, fece anch'egli lame con firme di maestri antichi.

Due conseguenze pratiche. Un gimei non si sistema in casa: cancellare una firma falsa cambia i dati con cui la lama è registrata in Giappone, e il NBTHK ricorda, nelle domande frequenti del suo sito (touken.or.jp), che prima bisogna avvisare l'assessorato all'istruzione che ha rilasciato la registrazione e registrarla di nuovo. E ciò che non supera un esame non è per questo dichiarato falso: se la firma o l'attribuzione sono dubbie, il NBTHK lascia la lama in sospeso, horyū, e una lama senza certificato può semplicemente non essere mai stata presentata (vedi «Certificati del NBTHK»).

Senza firma non è peggio

Una lama mumei (無銘) non è per questo una lama minore. Alcune non furono mai firmate, altre persero la firma quando vennero accorciate e ad altre fu tolta; quasi tutta l’opera attribuita a Masamune è mumei. Senza firma, l’attribuzione poggia interamente sulla lama, ed è proprio di questo che si occupa il kantei. I casi, le ipotesi e le firme cancellate di proposito sono in «Kantei: come si guarda una lama»; il lessico completo del codolo, in «Glossario della spada giapponese».