La saya
La saya (鞘) è il fodero della spada: un pezzo di legno scavato all’interno sulla misura di una sola lama, che la custodisce, la protegge e, nella montatura, la porta alla cintura. Questo tema la percorre per intero: le sue parti, come la fa il sayashi, le sue lacche, lo shirasaya e la sua iscrizione, come si conserva e che cosa conviene sapere per usarla e per commissionarla. Il resto della montatura è in «Stili di montatura (koshirae)» e in «La montatura nel dettaglio».
Che cos’è la saya
La saya (鞘) è l’astuccio in cui entra la lama. La protegge dall’umidità e dalla polvere, e protegge dal suo filo chi la porta. Non è un pezzo di serie: il sayashi la scava all’interno seguendo la forma di una sola lama, con la sua curva, il suo spessore e il suo habaki, e quel fodero non va bene per nessun’altra. La scheda del mestiere dell’Agenzia per gli affari culturali, Bunkachō (文化庁), lo dice così: in questo lavoro non si ammette il minimo scarto.
Ci sono due tipi di saya. Quella del koshirae (拵), la montatura, ha la lacca o un rivestimento, rinforzi di corno e guarnizioni, ed è quella che si portava alla cintura. Lo shirasaya (白鞘) è di legno nudo e serve a custodire la lama; il NBTHK paragona il koshirae all’abito buono e lo shirasaya a quello di tutti i giorni o, nella sua scheda illustrata, a un pigiama. Per la sezione si distinguono inoltre la hira-zaya (平鞘), piatta, quella dei tachi antichi d’uso, e la maru-zaya (丸鞘), di sezione a uovo, più piena dal lato del dorso che da quello del filo, che fu dapprima di cerimonia e dal Muromachi si impose anche sulle spade d’uso.
La fa il sayashi (鞘師). Intaglia lo shirasaya e, per la montatura, il fodero di legno che poi riceverà la lacca, il koshirae-shitaji (拵下地); prepara anche le sedi degli altri pezzi e, secondo quella stessa scheda, è lui a coordinare la fattura e la riparazione di tutta la montatura. Nel 2018 quell’agenzia ha incluso la fattura e la riparazione del fodero tra le tecniche di conservazione del patrimonio che tutela, le sentei hozon gijutsu (選定保存技術). Chi fa ciascuno degli altri pezzi è spiegato in «La montatura nel dettaglio».
Le parti della saya
Dalla bocca alla punta, il fodero di una montatura ha queste parti; il diagramma le numera nello stesso ordine:
- koiguchi (鯉口): la bocca, chiamata così perché ricorda la bocca aperta di una carpa. In uno shirasaya è di solito lo stesso legno, anche se quelli di qualità hanno una bocca di corno; nella montatura è un pezzo di corno di bufalo d’acqua. Vi si incastra lo habaki, che trattiene la lama: spingere la tsuba col pollice per liberarlo si dice koiguchi wo kiru (鯉口を切る), «tagliare la bocca».
- hitsu (櫃): le scanalature intagliate nelle facce del fodero per il kōgai, sulla faccia sashi-omote, quella che resta rivolta all’esterno quando si porta la spada, e per il kozuka, sull’altra. Le loro estremità affiorano dalla bocca e passano nei fori della tsuba, gli hitsu-ana, così che si estraggono senza sguainare. Intagliarle è difficile, e non tutti i foderi le hanno.
- kurigata (栗形): la sporgenza con occhiello della faccia sashi-omote, a forma di castagna. Si appoggia all’obi perché il fodero non scivoli verso il basso, e vi passa il sageo.
- shitodome (鵐目): il rinforzo di metallo dell’occhiello del kurigata.
- sageo (下緒): il cordone che passa nel kurigata e lega il fodero all’obi.
- kaerizuno (返角): un gancio, più in basso e sulla stessa faccia, che si aggancia all’obi perché il fodero non esca con la lama allo sguainare. Non tutte le montature ce l’hanno.
- kojiri (鐺): il puntale, che si consuma facilmente e per questo si rinforza con corno o con metallo.
La storia e gli usi del sageo, del kurigata e del kaerizuno, e come si adatta lo habaki alla lama, sono in «La montatura nel dettaglio».
Come si fa
Il legno è lo hō (朴), la magnolia giapponese. La scheda del NBTHK sullo shirasaya ne dà le ragioni: ha poco grasso, si deforma appena, è tenero il giusto e assorbe e cede l’umidità con equilibrio. Il Museo della spada di Bizen Osafune aggiunge che non è troppo duro e non contiene sostanze che ossidano la lama, e una pagina giapponese di studio della spada, che, a differenza del pino o del cedro, ha pochissima resina. In passato si usarono altri legni, come lo hinoki (檜). Lo hō si lascia stagionare all’aria, in modo naturale, dieci anni o più: il legno si dilata e si contrae col tempo, e un lavoro così esatto non ammette che si muova dopo.
Il lavoro, come lo descrive il museo di Bizen Osafune:
- kidori (木取り): si sceglie un blocco spesso, guardando gli anelli e la venatura, e lo si taglia con la sega sulla misura della lama.
- Il blocco si divide per il lungo in due metà, una per ciascuna faccia della lama.
- kakiire (掻入れ): in ogni metà si disegna la sagoma della lama e la si scava con scalpelli, nomi (鑿), di varie misure; le tracce dello scalpello si pareggiano poi con un coltellino, il kiridashi kogatana (切り出し小刀).
- Le due metà si incollano con il sokui (続飯), una pasta di chicchi di riso impastati, e si legano con cordino e cunei di legno finché asciuga. Il sokui non danneggia la lama e permette di riaprire il fodero per pulirlo o ripararlo; una colla chimica farebbe il contrario.
- Si lavora l’esterno. Uno shirasaya si pialla, se ne aggiusta la bocca, si apre nell’impugnatura il foro del piolo, il mekugi-ana (目釘穴), all’altezza di quello del codolo, si smussano gli spigoli e si leviga con foglie di muku (椋) e con tokusa (木賊), la coda cavallina.
- Il fodero di una montatura si lascia più sottile di uno shirasaya, perché la lacca gli aggiungerà spessore, e vi si incastrano i pezzi di corno di bufalo d’acqua, suigyū no tsuno (水牛の角): il koiguchi, il kurigata, il kaerizuno e il kojiri. Poi passa al laccatore, il nurishi (塗師), e a chi riveste e intreccia l’impugnatura.
Ciò che conta dell’aggiustaggio si vede nella sezione. All’interno, la lama non poggia sul legno: la trattiene lo habaki, stretto nella bocca, e il resto della lama resta sospeso nell’aria. Ogni habaki è fatto sulla misura della sua lama, e la bocca del fodero sulla misura di quello habaki. Se qualcosa arriva a sfregare all’interno, che sia il dorso e mai il filo.
Lacche e finiture
Il fodero di una montatura si lacca con l’urushi (漆), la lacca giapponese, che lo protegge dall’acqua e dall’umidità. La lacca si dà a strati: prima urushi crudo, ki-urushi (生漆), che fissa il legno; poi una base, lo shitaji (下地); quindi strati di lacca, nera o di un altro colore, e uno strato finale, l’uwanuri (上塗り). Tra uno strato e l’altro si lascia asciugare e si pareggia levigando, e il ciclo si ripete molte volte; il numero di strati e la ricetta della base cambiano da un nurishi all’altro. Già i foderi dello Shōsōin (正倉院), dell’VIII secolo, hanno la lacca nera. In epoca Edo compaiono laccatori dedicati solo al fodero, e dalla metà del periodo si moltiplicano le finiture di fantasia.
Le finiture più comuni:
| Finitura | Che cos’è |
|---|---|
| roiro (呂色) | lacca nera levigata a specchio; quella del daishō di cerimonia dei samurai a Edo |
| ishime-nuri (石目塗) | lacca con una grana come di pietra, che non scivola in mano |
| samezaya (鮫鞘) | fodero rivestito di pelle di razza, il same, coperto di lacca fino a nascondere la grana e poi levigato finché la grana affiora a filo; con la pelle detta kairagi (梅花皮), i granuli disegnano fiori di susino |
| kizami-zaya (刻鞘) | fodero intagliato a rilievo prima di essere laccato: ad anelli che imitano una pila di scatoline, la inrō-kizami (印籠刻), o con tagli obliqui; dà presa e decora |
| kawari-nuri (変塗) | il nome di tutte le finiture di fantasia, come il rankaku-nuri (卵殻塗), con gusci d’uovo incastonati nella lacca |
| maki-e (蒔絵) | disegno tracciato con la lacca e cosparso d’oro o d’argento; frequente nei foderi della fine di Edo |
| raden (螺鈿) | madreperla incastonata nella lacca; l’aogai (青貝) è la madreperla dal riflesso azzurrato, in lamelle o in polvere |
Oltre a quelli laccati, ci sono foderi rivestiti di pelle di razza con la grana a vista, o di cuoio.
Né il NBTHK né Tōken Collection Kuwana ordinano le finiture per resistenza. Il NBTHK e la Wikipedia in giapponese dicono invece che quelle a rilievo o a texture, come la kizami-zaya e l’ishime-nuri, furono fatte anche perché il fodero non scivoli in mano. E una pagina giapponese di studio della spada dice che la lacca chiude il legno e non lo lascia respirare: una lama custodita per anni in un fodero laccato può ossidarsi all’interno. Per questo la lama si custodisce nello shirasaya.
Shirasaya e sayagaki
Che cos’è lo shirasaya, perché la lama vi riposa e che cosa succede allora alla montatura è spiegato in «Stili di montatura (koshirae)». Qui, ciò che lo distingue come pezzo. Si fa come il fodero di una montatura, ma non è pensato per essere portato addosso: secondo Tōken Collection Kuwana, non lo si fa robusto. La sua bocca è di solito lo stesso legno; in quelli di qualità, di corno. È più spesso del fodero laccato, e non per capriccio: così se ne può pareggiare la superficie se si sporca. Secondo la scheda del NBTHK, all’interno può avere un vuoto, il chiri-otoshi (塵落とし), dove si raccolgono la polvere e l’olio che cadono, perché non tocchino la lama. E poiché si chiude con il sokui, si apre dal giunto per pulirlo all’interno. È consuetudine che una lama appena lucidata inauguri uno shirasaya: quello vecchio può conservare sporco che righerebbe la lucidatura nuova.
Sullo shirasaya si scrive a volte il sayagaki (鞘書): un’iscrizione in cui un esperto lascia il suo giudizio sulla lama. Secondo il dizionario Nihon Kokugo Daijiten (日本国語大辞典), la scrive lo stimatore al posto di un certificato, e l’usanza nasce a metà Edo. La sua origine è pratica: nelle case dei daimyō, con molte lame custodite in shirasaya tutti uguali, si annotava sul fodero che cosa conteneva ciascuno, per non doverli sguainare. Col tempo, l’annotazione fu trattata come una garanzia, al modo degli origami degli Hon'ami (本阿弥).
Un sayagaki di solito dice il nome del fabbro o l’attribuzione, la lunghezza della lama (hachō, 刃長), a volte i suoi tratti o la sua provenienza, la data e la firma di chi lo scrive. Non c’è un formato fisso: ce ne sono di una riga e di un paragrafo. Vale quanto vale chi lo firma, e non è un certificato d’esame (vedi «Certificati del NBTHK»).
Conservazione e riparazione
Come e dove si conserva la spada è in «La lucidatura e la cura». Qui, ciò che accade al fodero con gli anni.
Lo sfregamento. Se la lama tocca il legno all’interno, il saya-atari (鞘当り), si ossida in quel punto, per quanta cura si abbia di lei. Il NBTHK lo dice senza giri di parole: la colpa è del fodero, e bisogna parlarne con il sayashi. Un vecchio fodero con ruggine o sporco all’interno può macchiare di nuovo la lama pulita, e allora quel che si deve fare è un fodero nuovo.
Lento o stretto. Il legno si muove con l’umidità e con la secchezza, e il koiguchi può allentarsi o stringersi anche se il fodero era stato fatto giusto. Se è lento, la lama esce da sola quando l’impugnatura è rivolta verso il basso. Se è stretto, non bisogna infilare la lama a forza fino in fondo, perché poi potrebbe non uscire, né estrarla di strappo, perché si rompe la bocca. L’aggiustamento lo corregge il sayashi.
La bocca consumata. Estrarre e rimettere la lama consuma con gli anni la zona del koiguchi, spiegano le norme di iaidō della Federazione giapponese di kendo, la Zen Nihon Kendō Renmei (全日本剣道連盟). Una crepa vicino alla bocca è pericolosa, avverte la Federazione: un koiguchi consumato, di corno di bufalo o dello stesso legno, non la contiene più.
Riparare o farne uno nuovo. Lo shirasaya, incollato con il sokui, si apre dal giunto per pulirlo o ripararlo. Un fodero laccato o con le sue guarnizioni è un’altra cosa: il NBTHK avverte che aprirlo per togliere la ruggine all’interno è difficile e può danneggiare la lama, e che per questo si ideò lo shirasaya. La lacca è mestiere del nurishi, e la riparazione di tutta la montatura la coordina il sayashi. In una montatura antica, la riparazione cerca di conservare ciò che c’è, con la conoscenza dei materiali e delle tecniche della sua epoca, e non di lasciarla come nuova.
Uso e commissione
Per chi pratica iaidō con una lama vera valgono le regole che il NBTHK dà per estrarre e rimettere qualsiasi spada. Si sguaina con il filo verso l’alto, reggendo il fodero da sotto con la mano sinistra: prima si taglia la bocca con dolcezza e poi si estrae la lama lentamente, senza che ballonzoli. Si rinfodera allo stesso modo, con il filo verso l’alto, appoggiando la punta sulla bocca e lasciando che la lama segua il suo vuoto senza ballonzolare, finché lo habaki si assesta nella bocca. Il blog di studio Studying Japanese Swords aggiunge che il dorso deve appoggiare sul legno e che il filo non deve toccare il fodero all’interno, per non rigarlo.
La lama non si estrae di colpo: così si rompe la bocca e, avverte il NBTHK, con lo slancio ci si può ferire. Uno shirasaya non serve per esercitarsi: non è fatto robusto neppure per questo.
La Zen Nihon Kendō Renmei lo dettaglia nelle sue norme del 2003 sul maneggio della spada e del mogitō (模擬刀), l’imitazione da allenamento, nell’iaidō: Iaidō ni okeru nihontō oyobi mogitō no toriatsukai yōryō (居合道における日本刀及び模擬刀の取扱要領). Per il mogitō chiedono di controllare il fodero prima e dopo ogni uso, con lo stesso sguardo con cui si guarda il mekugi: all’esterno, che non abbia spaccature, usura né crepe; all’interno, che il koiguchi non sia consumato e che il legno non sia graffiato né spaccato. Se la bocca non contiene la crepa, avvertono quelle norme, la punta può uscirne quando si sguaina o trapassare il fodero quando si rinfodera.
Quando si commissiona una saya conviene chiedere:
- che la faccia un sayashi per quella lama, con la lama e il suo habaki davanti;
- hō stagionato all’aria dieci anni o più;
- le due metà incollate con il sokui, non con la colla: non danneggia la lama e permette di aprire lo shirasaya dal giunto;
- la lama nell’aria: lo habaki assestato nella bocca e nessuno sfregamento del filo all’interno;
- in un fodero di montatura, il koiguchi, il kurigata, il kojiri e, se ce l’ha, il kaerizuno, di corno;
- al ritiro, ciò che il NBTHK guarda in uno shirasaya: una curva naturale che segua quella della lama, i giunti ben chiusi, e il colore, la texture e la venatura del legno;
- la finitura, pensando all’uso: quelle a rilievo o a texture danno più presa in mano;
- se la lama ha una montatura, uno shirasaya per custodirla e uno tsunagi per la montatura.
Una montatura nuova per una lama, con la sua saya, si commissiona in «Koshirae su misura».
Per approfondire
- NBTHK · lo habaki e lo shirasaya (PDF) La scheda illustrata del Museo della spada giapponese: perché il legno di hō, il sokui e che cosa guardare in uno shirasaya. In giapponese.
- Museo della spada di Bizen Osafune · il sayashi Il mestiere passo per passo: il legno, lo scavo, il sokui, lo shirasaya e i pezzi di corno della montatura. In giapponese.
- Bunka Isan Online · la fattura e la riparazione del fodero La scheda della tecnica tutelata dall’Agenzia per gli affari culturali: i mestieri della montatura e il ruolo del sayashi. In giapponese.
- Il koshirae e lo shirasaya, in uno schema Pagina di studio giapponese: le parti della montatura e del fodero, il sokui e il gioco del koiguchi. In giapponese.
- Tōken Collection Kuwana · la saya Forme, lacche, foderi rivestiti e intagliati, e l’origine del sayagaki. In giapponese.
- Zen Nihon Kendō Renmei · la spada e il mogitō nell’iaidō (PDF) Le norme del 2003 della Federazione giapponese di kendo per controllare la spada e la sua imitazione da allenamento: il fodero, il koiguchi e il mekugi. In giapponese.