Sugata
Fece alcuni tachi classici e slanciati con chū-kissaki piccolo, ma la maggior parte ha un chū-kissaki allungato e una larghezza che si restringe poco: sono più larghi e vistosi di quelli di Kunitoshi e annunciano il gusto del Nanbokuchō. Sesko vede nel sugata la chiave per distinguerlo dal padre. Le lame firmate tendono al classico: le più larghe e maestose erano più lunghe, furono accorciate (磨上, suriage) e persero la firma. Il tachi del 1327 è ubu, con toriizori profondo, funbari e chū-kissaki; per il Museo Nazionale di Tokyo, di curva forte e una delle migliori opere di Kunimitsu.
Jihada
Ko-itame molto fitto con molto ji-nie e riflesso di nie (沸映り, nie-utsuri). Sesko associa d’acchito a Kunimitsu il Rai-hada (来肌, Rai-hada): zone di ferro più tenero e meno curato su una o su entrambe le facce, dal monouchi allo yokote nelle lame lunghe e, nei tantō, dove finiscono le scanalature. Il tachi del Kyūshū, invece, non ha zone deboli: un ko-itame molto fitto con masame e molto ji-nie.
Hamon
Sesko distingue tre maniere nelle lame lunghe: un suguha misto a ko-chōji e ko-gunome; un suguha quasi puro, con ashi e un po’ di nijūba o kuichigai-ba, e un suguha ondulato con hataraki a strati, alla maniera di Yamato, che ricorda Rai Kuniyuki. Rispetto a Kunitoshi, il suo bordo di tempra è un po’ più serrato e definito, con tratti sciolti di nijūba e kuichigai-ba. Wikipedia in giapponese aggiunge che, già verso il Nanbokuchō, ci sono midare di nie forte per influenza della tradizione Sōshū di Masamune, soprattutto nei tantō. Il tachi del 1327 porta un hiro-suguha di ko-nie misto a ko-chōji, ko-gunome, ashi, yō e un po’ di kinsuji. Il Museo Nazionale di Tokyo lo trova sereno e fedele allo stile di Rai Kunitoshi, e ricorda che Kunimitsu ebbe anche hamon molto più ondulati. Secondo la tradizione, Kunitoshi era suo padre.
Bōshi
Nelle lame lunghe il bōshi è diritto con ko-maru-kaeri, a volte con kuichigai-ba; nel tantō «Uraku», un midare-komi marcato con un ritorno lungo e appuntito che tende alla fiamma. Per Sesko, il bōshi è ciò che Kunimitsu accentua di più, e ciò che lo separa da Rai Kunitsugu, il cui bōshi è di solito tranquillo anche quando l’hamon è molto midare.
Nakago, mei e horimono
Firma 来国光 (Rai Kunimitsu), e nel tachi datato scrive la data di seguito, sulla stessa riga, come il padre. Le lame che alcuni attribuiscono a un secondo Kunimitsu portano una firma più piccola e sottile. Il bōhi è quasi d’obbligo nei suoi tachi e katana; nelle lame molto accorciate attraversa il codolo. Nel tachi del 1327 finisce ad angolo retto al machi; in quello del Kyūshū, arrotondato dentro il codolo, per via dell’accorciamento. I tantō sono di grande varietà, quasi tutti hira-zukuri con mitsu-mune, con scanalature o incisioni e, i più conservatori, con il codolo curvo di tipo furisode (振袖, furisode).
Con chi si confonde
Sesko avverte che può confondersi con Rai Kunitsugu, per il midare vistoso, e il bōshi lo tradisce; e, nei tantō con nijūba, con Awataguchi Kuniyoshi o Yoshimitsu.
Dettagli
La punta e il bōshi del tachi del 1327. Museo Nazionale di Tokyo, via ColBase · Condizioni d’uso di ColBase · provenienza
Il codolo del tachi del 1327, con la firma e la data su una sola riga. Museo Nazionale di Tokyo, via ColBase · Condizioni d’uso di ColBase · provenienza
Il codolo del tachi del 1327, dall’altra faccia. Museo Nazionale di Tokyo, via ColBase · Condizioni d’uso di ColBase · provenienza
La parte alta e la punta del tachi del Kyūshū. Museo Nazionale del Kyūshū, via ColBase · Condizioni d’uso di ColBase · provenienza
Il codolo accorciato del tachi del Kyūshū. Museo Nazionale del Kyūshū, via ColBase · Condizioni d’uso di ColBase · provenienza